Scoperto il millesimo pianeta extrasolare dalla sonda Kepler

La scoperta del millesimo pianeta estrasolare accertato è stata annunciata dal team della sonda Kepler della NASA. A questi si aggiungono oltre 4000 candidati pianeti in corso di verifica e di conferma. Le scoperte sono tutte riferite a un campione di 150.000 stelle che la sonda ha monitorato per circa 4 anni. Tre dei nuovi pianeti confermati sono nella zona abitabile, cioè alla distanza dalla stella madre compatibile con temperature di 15°C, come la Terra. Di questi tre, due sono rocciosi, di tipo terrestre. Si chiamano Kepler-438b (distante 475 anni luce) e Kepler-442b (distante 1.100 anni luce).

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Entrambi sono poco più grandi della Terra, 1,5 volte il primo e 1,33 volte il secondo. Per saperne di più: NASA’s Kepler Marks 1,000th Exoplanet Discovery, Uncovers More Small Worlds in Habitable Zones

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Metano su Marte

Metano su Marte, lo comunica la sonda Curiosity al lavoro sul pianeta rosso da oltre due anni. Non è una novità, altre sonde avevano dato la stessa notizia. Esclusa l’origine vulcanica (il sito dove si trova la sonda non presenta segni di passata attività vulcanica), restano due soli colpevoli: geofisica o biologia? Pur essendo molto bassa la concentrazione di metano osservata, la sua origine resta per ora ignota, anche se, considerate le condizioni ambientali di Marte, gli addetti ai lavori ritengono possibile una origine geologica.

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Per saperne di più: Metano su Marte, non c’è da stupirsi.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

Giovani stelle blu in M47

Verrebbe quasi voglia di metterle sull’albero di Natale: è il giovane ammasso aperto di stelle blu brillanti noto come M47. L’immagine è stata ottenuta con la camera WFI (Wide Field Imager) installata sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla in Cile, nell’ambito del programma Gemme Cosmiche. Messier 47 si trova a circa 1600 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Poppa (quella della nave mitologica Argo). È stato notato per la prima volta poco prima del 1664 dall’astronomo italiano Giovanni Battista Hodierna e successivamente scoperto indipendetemente da Charles Messier, che sembra non fosse a conoscenza delle osservazioni precedenti di Hodierna.  Anche se è brillante e facile da vedere, Messier 47 è uno degli ammassi aperti meno densamente popolato.

L'ammasso aperto M47. Crediti: ESO

L’ammasso aperto M47. Crediti: ESO

Sono visibili solo una cinquantina di stelle in una regione di circa 12 anni luce, a confronto con altri oggetti simili che possono contenere migliaia di stelle. Per saperne di più: Le stelle calde e blu di Messier 47.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Quale è l’origine dell’acqua dei nostri oceani? I risultati di Rosetta sulla cometa 67/p Churyumov-Gerasimenko riaccendono la discussione su questo interrogativo. Proviene dagli asteroidi, dalle comete? Come si fa a capirlo?. In certo qual modo l’acqua ha una sua “firma”, il rapporto tra il Deuterio, isotopo dell’Idrogeno, e l’Idrogeno stesso (rapporto D/H). Questo rapporto, molto piccolo, sulla Terra è 1.56 ×10–4,  tradotto in parole semplici 1,56 atomi di Deuterio ogni 10.000 atomi di Idrogeno. Lo stesso rapporto misurato dalla missione Rosetta sulla cometa 67/P è 5,3 ogni 10.000, dunque significativamente maggiore, più del triplo. Al contrario, guardando attentamente il grafico, si vede come il rapporto D/H degli asteroidi è molto vicino al valore terrestre (si osservi anche come su Giove e Saturno il rapporto è molto basso). Dunque si rafforza la tesi che l’acqua terrestre si provenuta dall’intenso bombardamento primordiale di asteroidi che ha compito il nostri pianeta soprattutto nei primi due miliardi di anni della sua lunga esistenza.

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il risultato di Rosetta mostra anche come anche nelle comete questo rapporto sia variabile, ad indicare che l’acqua primordiale della nebulosa da cui è nato il nostro sistema solare aveva caratteristiche differenti a distanze differenti dal Sole. Per saperne di più: ROSETTA FUELS DEBATE ON ORIGIN OF EARTH’S OCEANS

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dalla missione Rosetta.

Parte la costruzione di E-ELT

Via libera definitivo alla costruzione del più grande telescopio del mondo. Si chiama E-ELT, acronimo di European Extremely Large Telescope, letteralmente Telescopio Europeo Estremamente Grande. L’E-ELT sarà un telescopio ottico e infrarosso di 39 metri di apertura sito sul Cerro Armazones nel deserto cileno di Atacama, a 20 chilometri dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO sul Cerro Paranal. Sarà il più grande “occhio del mondo rivolto al cielo”.

Rendering del grande telescopio. L'apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Rendering del grande telescopio. L’apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Questo telescopio permetterà di effettuare straordinarie scoperte scientifiche nel campo degli esopianeti, della composizione stellare delle galassie vicine e dell’Universo profondo.  Per saperne di più: Semaforo Verde per la costruzione dell’E-ELT

 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal mondo della scienza.

Il DNA sopravvive ai voli spaziali

Molecole di DNA, disposte sulla superficie esterna di un razzo, sono sopravvisute ad un volo spaziale. Un gruppo di scienziati dell’Università di Zurigo, dopo aver realizzato una sorta di vernice contenente molecole di DNA, ha “verniciato” la superficie esterna di un razzo che è stato lanciato nello spazio fino a una altezza di 270 km. Al rientro in atmosfera, il razzo si è scaldato fino a 1000°C, ma i controlli successivi hanno mostrato che il DNA è sopravvissuto in diversi punti della sua superficie.

Il lancio del razzo usato per il test.

Il lancio del razzo TEXUS-49, usato per il test.

Se il risultato può essere emozionante per i fan della panspermia, la teoria secondo la quale la vita sulla Terra è stata seminata da microbi provenienti dallo spazio, pone invece un serio problema sul rischio opposto, cioè che andando a cercare la vita su altri pianeti, siamo proprio noi a contaminarli con forme di vita terrestri, quali microbi, batteri e molecole essenziali per la vita. Per saperne di più:  Finding aliens harder now we know DNA survives space

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Rosetta aiuta a decifrare i geroglifici

l’Obelisco Philae acquista nuova fama grazie alla missione Rosetta. L’obelisco riporta una iscrizione, in greco antico e con geroglifici, per cui 200 anni fa fu di aiuto a Champollion per decifrare la misteriosa scrittura egizia, grazie anche alla più nota stele di Rosetta. Sull’obelisco è riportata una implorazione al faraone per ottenere una riduzione delle tasse (altro motivo di attualità). Ebbene, la tecnologia fotografica della missione si è resa utile anche per leggere con facilità le iscrizioni dell’obelisco erose da tempo.

Ecco la differenza di leggibilità delle iscrizioni con la fotografia tradizionale e con la tecnologia di Rosetta. Crediti: Ben Altshuler, Oxford University

Ecco la differenza di leggibilità delle iscrizioni con la fotografia tradizionale e con la tecnologia di Rosetta. Crediti: Ben Altshuler, Oxford University

Per saperne di più: Philae Lander, Like Philae Obelisk, Is a Window to the Past

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sulla missione Rosetta.

I buchi neri plasmano l’universo?

Sorprendente scoperta al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile: una equipe di ricercatori europei ha osservato un allineamento tra le strutture a grande scala dell’universo e gli assi di rotazione dei buchi neri supermassicci dei nuclei delle galassie lontane attive, chiamate quasar. L’equipe ha anche scoperto che l’asse di rotazione di questi quasar tende ad essere allineato con le vaste strutture della rete cosmica in cui essi risiedono.   I buchi neri dei quasar sono circondati da dischi in rotazione di materiale molto caldo, in genere associato a potenti getti allineati lungo l’asse di rotazione. La luce emessa dal quasar spesso supera quella di tutte le stelle della galassia messe insieme.  È  noto da tempo che la distribuzione delle galassie su scale di miliardi di anni luce non sia uniforme. Formano una rete cosmica di filamenti e grumi intorno a enormi vuoti dove le galassie sono rare. Questa disposizione bella e affascinante è nota come struttura a grande scala.

Simulazione che mostra l'orientamento degli assi dei quasar con le strutture a grande scala dell'universo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

Simulazione che mostra l’orientamento degli assi dei quasar con le strutture a grande scala dell’universo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

I nuovi risultati del VLT indicano che l’asse di rotazione dei quasar tende a essere parallelo alle strutture a grande scala a cui appartengono. E perciò, se i quasar si trovano in un lungo filamento, allora lo spin (asse di rotazione) del buco nero centrale punta lungo il filamento. I ricercatori stimano che la probabilità che questi allineamenti siano casuali è meno dell’1%.  Per saperne di più: Bizzarro allineamento dei quasar su distanze di miliardi di anni luce.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

Il rimbalzo di Philae

Incredibile ma vero, dalle fotografie riprese da Rosetta, i tecnici dell’ESA sono riusciti a ricostruire gli ultimi minuti del volo di Philae e il suo primo rimbalzo. Nell’immagine, ottenuta con un mosaico di foto riprese da Rosetta, dal box in basso a sinistra, delle 15.14, fino al terzo box, delle 15.23, vediamo Philae che scende verso il punto prestabilito, quello del quarto box delle 15.43 dove ha toccato la superficie della cometa rimbalzando. Nel quinto box si vede Philae in volo verso il secondo punto di rimbalzo, ancora non individuato. Il team di Rosetta è ancora al lavoro per individuare il secondo punto di rimbalzo e infine il punto dove si trova Philae. Intanto è incorso  l’elaborazione dei dati inviati da Philae nelle circa 60 ore di lavoro che le batterie di bordo gli hanno concesso.

La sequenza che mostra la discesa di Philae e, in alto a destra, il lander in volo dopo il suo primo rimbalzo. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

La sequenza che mostra la discesa di Philae e, in alto a destra, il lander in volo dopo il suo primo rimbalzo. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/ DASP/IDA

Intanto è incorso  l’elaborazione dei dati inviati da Philae nelle circa 60 ore di lavoro che le batterie di bordo gli hanno concesso. Sotto questo profilo, la spettacolare missione Rosetta non mancherà di stupirci con i suoi risultati. Per saperne di più: OSIRIS SPOTS PHILAE DRIFTING ACROSS THE COMET.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Rosetta.

Il lander Philae sta scendendo sulla cometa

In queste ore, il lander Philae, lasciata la sonda madre Rosetta, sta percorrendo i pochi chilometri che la separano dal nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Secondo i dati altimetrici tutto procede bene, ma non è una avventura facile, tutt’altro. Infatti, mentre Philae si avvicina, la cometa ruota e il suo nucleo, come potete vedere dall’immagine, è molto irregolare. Se tutto sarà andato alla perfezione,  toccherà il suolo in una zona pianeggiante. La probabilità di successo è stimata al 70-75%, quindi incrociamo le dita.

Il nucleo della cometa 67/P comparato al centro di Roma. La sua forma irregolare rende più difficile la missione. Crediti: ESA/Rosetta/Navcam; Map data ©2014 Google, Bluesky

Il nucleo della cometa 67/P comparato al centro di Roma. La sua forma irregolare rende più difficile la missione. Crediti: ESA/Rosetta/Navcam; Map data ©2014 Google, Bluesky

L’atterraggio dovrebbe concludersi alle 17.02 di oggi, ma avremo conferma dopo mezzora, tanto è il tempo che il segnale impiega a percorrere il mezzo miliardo di km di distanza dalla Terra. Per saperne di più: Rosetta mission livestream.

Ma soprattutto venite al Planetario questa sera per seguire lo speciale dedicato alla missione Rosetta.