Luna e Giove, due corpi celesti che ci regalano ancora tante emozioni.

La Luna fù il primo corpo celeste osservato da Galileo Galilei con il suo piccolo telescopio e a distanza di più di 400 anni, ci regala sempre molte emozioni. Infatti si mostrano al telescopio tutte le caratteristiche che lo dipingono come un piccolo mondo: montagne, vallate, pianure. Oggi con uno smartphone è possibile riprenderne tutti i suoi particolari.

Quando Galileo puntò Giove, vide che attorno a lui si muovevano quattro piccole stelle, che di giorno in giorno cambiavano la loro posizione senza mai allontanarsi dal pianeta, capì che Giove aveva quattro lune (oggi ne conosciamo 63) e comprese che Giove e Terra dovevano essere simili.

Foto realizzate con il telescopio del Planetario de l'Unione Sarda

Foto realizzate con il telescopio del Planetario de l’Unione Sarda

Il Planetario de l’Unione Sarda sabato 6 maggio 2017, metterà a disposizione degli ospiti, un potente telescopio con cui osservare ad occhio nudo la Luna con i suoi crateri e Giove con le sue grandi tempeste e le sue lune. Alla fine dell’osservazione sarà possibile fotografare la Luna con uno smartphone.

La luna ripresa con uno smartphone al telescopio del Planetario

La luna ripresa con uno smartphone al telescopio del Planetario

Il Cielo in Sardo – Sa Die de Sa Sardigna 2017

Venerdi 28 aprile alle ore 19:00 al Planetario

stellariumL’immaginario dei sardi è popolato da tanti miti e leggende. Alcuni di questi hanno trovato una raffigurazione nel cielo notturno. Si è così dato forma a un firmamento di costellazioni diverse da quelle più conosciute dell’astronomia classica. Un viaggio alla scoperta di Sos Istentales, Sos Sete Frades, Su Tronu, Su Ballu de Sas Viudas, S’Isteddu de Arbèschida. Venerdi 28 aprile, festa de Sa Die de Sa Sardigna, al Planetario, il cielo dei sardi verrà illustrato in lingua sarda.

Evento a cura di Manuel Floris e Fabrizio Pedes.

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Chenàbura 28 de abrile a sas 7 de sero in su Planetàriu

stellariumSa fantasia de sos sardos est populada dae tantos mitos e paristòrias. Unos cantos ant agatadu logu in su chelu de note. De gasi at pigadu forma un’isteddaghe diferente dae cuddu prus nòdidu de s’astronomia clàssica. Un’andera a s’iscoberta de Sos Istentales, Sos Sete Frades, Su Tronu, Su Ballu de Sas Viudas, S’Isteddu de Arbèschida. Chenàbura 28 de abrile, festa de Sa Die de Sa Sardigna, in su Planetàriu, su chelu de sos sardos at a èssere contadu in limba sarda.

Eventu a incuru de Manuel Floris e Fabrizio Pedes.

 

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Il grande finale della sonda Cassini

In primo piano

40_CGF_STILL_00022_1600La sonda spaziale Cassini, partita dalla Terra nel 1997 ed in orbita attorno a Saturno dal 2005, ha ricevuto l’11 aprile la sequenza conclusiva di istruzioni che la porterà a tuffarsi nell’atmosfera di Saturno il 15 settembre prossimo. Prima di arrivare al termine definitivo della missione, andata ben oltre la durata programmata (doveva concludersi il 1° luglio 2008), alla sonda è stato chiesto di continuare a dare spettacolo, uno spettacolo a cui la NASA ha anche voluto dare un nome: il «Grand Finale» di Cassini.

Si tratterà davvero di un gran finale, infatti la sonda passerà per l’ultima volta in prossimità del satellite Titano il 22 aprile, con il flyby numero 126, per entrare, il giorno successivo, nella prima orbita del Grand Finale. Da quel momento Cassini eseguirà una serie di ben ventidue passaggi ravvicinati al pianeta, durante i quali attraverserà il piano degli anelli trovandosi sempre fra Saturno e l’anello più interno del sistema: uno spazio di appena 2400 chilometri. Il primo di questi passaggi fra pianeta e anelli è previsto per il 26 aprile ed avverrà con la sonda orientata in modo da usare la sua grande antenna parabolica di 4 metri di diametro (costruita in Italia per conto dell’Agenzia spaziale italiana ASI) come scudo protettivo dai detriti che potrebbe incontrare nell’attraversamento del piano degli anelli. La successiva valutazione degli eventuali danni all’antenna usata dalla sonda per le comunicazioni con la Terra, permetterà di capire quanti e quali strumenti rendere operativi nei passaggi seguenti.

Gli scienziati si aspettano importanti informazioni dallo studio ravvicinato del sistema di anelli, compresa la possibilità di indagare sulla loro origine e su come vengano continuamente riforniti di vari frammenti.

 

 

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Il mistero della Materia Oscura

Venerdi 21 aprile alle ore 19:00 al Planetario

Il mistero della Materia OscuraDa decenni gli astronomi ed i fisici si interrogano sulla natura di una materia diversa da quella che conosciamo, che non fa parte della tavola periodica, non interagisce con la luce e che permea il nostro Universo, questa è stata chiamata “Materia Oscura” e rappresenta l’86% di tutta la materia presente.

Che cosa è la Materia Oscura? Come influenza la nostra galassia e l’Universo? Venerdi al Planetario si andrà ad indagare su questa materia, grazie ad un film a tutta cupola che il Planetario de l’Unione Sarda mostrerà in anteprima in Sardegna. Evento a cura di Manuel Floris

 

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Van Gogh tra le stelle

Incredibilmente, l’immagine ottenuta dai dati della sonda Planck richiama da vicino il grande pittore e i suoi cieli spettacolari e carichi di mistero. La sonda europea Planck ha il compito di effettuare una sofisticata mappatura della radiazione cosmica di fondo e di tutti i parametri connessi (polarizzazione, campo magnetico ecc.).

Le intricate linee del campo magnetico galattico in Orione. Copyright ESA and the Planck Collaboration

Le intricate linee del campo magnetico galattico in Orione. Copyright ESA and the Planck Collaboration

 

La fotografia divulgata dall’ESA riprende un campo centrato sulla Nebulosa di Orione, mostrandone l’emissione dovuta alle polveri interstellari (il rosso corrisponde ad alta densità, il blu a bassa densità), e l’orientamento del campo magnetico, rappresentato dalle intricate volute di linee. Il risultato è sorprendente. Per saperne di più: STAR FORMATION AND MAGNETIC TURBULENCE IN THE ORION MOLECULAR CLOUD.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Fotografato l’esopianeta più vicino

E’ stato fotografato l’espianeta più vicino. Si tratta di VHS 1256b, lontano da noi 40 anni luce e orbitante attorno a una stella nana rossa molto giovane. Del pianeta è stata ottenuta l’immagine e lo spettro dal quale, malgrado la temperatura ancora molto alta, è stata rilevata la presenza di vapore acqueo e di metalli leggeri.

L'immagine del pianeta e lo spettro registrato. Crediti: Gabriel Pérez, SMM (IAC)

L’immagine del pianeta e lo spettro registrato. Crediti: Gabriel Pérez, SMM (IAC)

L’osservazione è stata fatta al GTC-Gran Telescopio Canarias, collocato a 2400 metri a Las Palmas. Per saperne di più: L’esopianeta più vicino fotografato.

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

In vacanza su pianeti alieni

Volete una vacanza davvero diversa dal solito? Andate sull’esopianeta Kepler 16B, anche se sarete soli, la vostra ombra sarà sempre in buona compagnia, infatti sarete illuminati da due soli. Oppure andate su Kepler 186F, dove l’erba del vicino è sempre più rossa, perché orbita attorno a una stella nana rossa e tale potrebbe essere il colore della vegetazione dominante.

Il poster promozionale di Kepler 16B. Crediti: JPL / NASA.

Il poster promozionale di Kepler 16B. Crediti: JPL / NASA.

La NASA ha lanciato questa insolita campagna con tanto di poster pubblicitari a fini  promozionali. Per saperne di più: Esopianeti: la tua prossima vacanza inizia qui.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo sulle opportunità del turismo spaziale!

Nasce la chioma della cometa di Rosetta.

La chioma e la coda della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko stanno pian piano prendendo forma. Lo documenta bene questa fotografia ripresa dalla sonda Rosetta da 124 km di distanza. La cometa raggiungerà la minima distanza dal Sole (perielio) il prossimo 13 agosto, seguita come un segugio da Rosetta e dal fido Philae che, allora, riscaldato dal Sole si sveglierà dalla sua ibernazione.

La cometa 67/P ripresa dalla sonda Rosetta dalla distanza di 124 km. L'esposizione è stata di 6 secondi. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

La cometa 67/P ripresa dalla sonda Rosetta dalla distanza di 124 km. L’esposizione è stata di 6 secondi. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

Seguiteci perché le sorprese non mancheranno. Per saperne di più: NEW PERSPECTIVES – COMETWATCH 6 FEBRUARY.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte la novità dalla sonda Rosetta.

Il sorriso di Einstein nel cosmo.

Due occhi e un largo sorriso. Potremmo dire che è Einstein che sorride, infatti si tratta di una spettacolare conseguenza della Relatività Generale: l’effetto lente gravitazionale. I due occhi sono due galassie massicce lontane,  il sorriso e gli altri archi sono immagini distorte e allungate di una galassia ancora più lontana, collocata posteriormente ai “due occhi” lungo la linea di vista, la grande massa dei “due occhi” agisce come una lente che ingrandisce e deforma la galassia retrostante.

La curiosa lente gravitazionale osservata dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: NASA & ESA

La curiosa lente gravitazionale osservata dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: NASA & ESA

L’ammasso di galassie si chiama SDSS J1038+4849 e la spettacolare ripresa è stata fatta dal NASA/ESA Hubble Space Telescope. Per saperne di più: A smiling lens.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dallo spazio profondo.

 

Le due facce di Marte.

Perché Marte presente due facce, cioè un evidente dimorfismo tra l’emisfero nord e quello sud? Si può vedere dall’immagine, una elaborazione altimetrica del pianeta fatta dalla NASA, che la parte nord è dominata da pianure, in blu, mentre la parte sud, in marrone e rosso, da altopiani piuttosto accidentati. Un team di geofisici dell’Università di Zurigo, guidati dall’italiano Giovanni Leone, propone una soluzione: Marte ha subito nei primi milioni di anni della sua esistenza, un violento impatto che ha colpito il polo sud. Questo evento traumatico avrebbe generato un oceano di magma estesosi poi per tutto l’emisfero meridionale. La massa dell’asteroide, stimata superiore a un decimo di quella di Marte, ha generato energia sufficiente a innescare un processo di cui gli altopiani rocciosi, oggi ben visibili sulla superficie del Pianeta Rosso, sono il risultato finale.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

L’evento avrebbe azzerato il campo magnetico marziano, privando il pianeta di protezione rispetto al vento solare, rendendo il pianeta sterile e inospitale per la vita. Il modello spiega bene l’evoluzione dei due emisferi e la scomparsa di quasi tutta l’acqua marziana. Per saperne di più: Perché Marte ha due facce.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.