Una esplosione davvero esagerata

La più potente esplosione cosmica mai osservata è stata ieri comunicata dagli astronomi dell’ESO. È stata osservata con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, in un lontano quasar. I quasar sono oggetti straordinariamente luminosi e lontanissimi (miliardi di anni luce), non a caso il loro nome deriva dalla compressione dell’espressione “radio sorgenti quasi stellari”. Si tratta in realtà di galassie dotate di buchi neri centrali supermassicci e molto attivi. Eiettano grandi quantità di materia con dei potenti getti contrapposti, ben osservabili, tanto potenti che talvolta condizionano l’evoluzione di galassie vicine che ne vengono investite. L’esplosione osservata questa volta è risultata essere almeno cinque volte più potente di tutte quelle osservate finora.

Rappresentazione artistica dell’esplosione nel quasar SDSS J1106+1939, la più potente mai osservata. Crediti: ESO/L. Calçada

Il quasar in questione è noto come SDSS J1106+1939. L’intensa forza gravitazionale di questi buchi neri attira e divora grandi quantità di materia che, precipitando emette moltissima energia. La complessa dinamica attorno al buco nero può anche dare luogo a violente emissioni di materia.
L’esplosione osservata in quest’ultimo caso risulta aver erogato una potenza pari a cento volte l’emissione totale della nostra Via Lattea.
Il flusso di materia appena scoperto si trova a circa mille anni luce dal buco nero supermassiccio al centro del quasar SDSS J1106+1939. Risulta dalle osservazioni che una massa di circa 400 volte quella del Sole si allontana da questo quasar ogni anno, a una velocità di circa 8000 chilometri al secondo.

Per saperne di più: Scoperta la più grande esplosione da un buco nero

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Lost in space: scoperto un pianeta solitario

Un pianeta solitario isolato, non orbitante attorno ad una stella madre, lontano da noi 100 anni luce, è stato scoperto da due team di astronomi usando il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e il telescopio CFH (Canada-France-Hawaii Telescope).  Se il pianeta non orbita vicino ad una stella che lo illumina, come è possibile scoprirlo ? E’ possibile perché emette un minimo di calore e ciò lo rende visibile nell’infrarosso. Per questo non soltanto è stato osservato, ma è stato possibile anche studiarne l’atmosfera, grazie al fatto che, non trovandosi vicino a stelle brillanti, si è potuto analizzare la sua debole luce infrarossa.

Rappresentazione artistica del pianeta interstellare CFBDSIR J214947.2-040308.9, il più vicino di questi oggetti al Sistema Solare. Crediti: ESO/L. Calçada/P. Delorme/Nick Risinger (skysurvey.org)/R. Saito/VVV Consortium

Dunque questo oggetto, chiamato CFBDSIR2149, appartiene alla classe dei pianeti interstellari che vagano nello spazio senza legami gravitazionali con una stella. Può essersi formato in un sistema multiplo, con due o più stelle e poi essere stato scagliato via per effetto della complessa e instabile meccanica celeste dei sistemi multipli, oppure può aver avuto una origine “indipendente”, all’interno di una densa nube di materia interstellare. Ci sono fondate ragioni per ritenere che il pianeta sia associato ad un gruppo di stelle noto come Associazione AB Doradus. Si tratta di un gruppo di stelle che si sono formate contemporaneamente e che si muovono insieme nello spazio. Provare l’appartenenza dell’oggetto a questo gruppo è importante perché consente di determinarne l’età, la temperatura e la massa, discriminandolo da altri oggetti simili, quali le nane brune, stelle “mancate” che non hanno raggiunto la massa sufficiente per innescare le reazioni termonucleari. Per saperne di più: Perso nello spazio: scoperto un pianeta solitario?

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