Un pianeta gigante in fasce ?

Arriva fresca la notizia che agli astronomi europei hanno ottenuto, con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, quella che è probabilmente la prima osservazione diretta di un pianeta in formazione, ancora avvolto nel suo spesso disco di gas e polvere. Se confermata, la scoperta migliorerà notevolmente la nostra comprensione del meccanismo di formazione dei pianeti e permetterà agli astronomi di verificare le attuali teorie con degli oggetti osservabili. Si tratta della giovane stella HD100546, distante circa 335 anni luce dalla Terra nella costellazione australe della Mosca. Dall’analisi delle immagini si vede quello che apparentemente è un pianeta in via di formazione, ancora avvolto nel disco di materiale che circonda la stella giovane. Il candidato pianeta sarebbe un gigante gassoso simile a Giove.

Immagine artistica che mostra il nuovo pianeta gigante sulla stella HD100546. Crediti: ESO/L. Calçada

Immagine artistica che mostra il nuovo pianeta gigante sulla stella HD100546. Crediti: ESO/L. Calçada

Se la scoperta verrà confermata da ulteriori analisi, allora, per la prima volta, gli scienziati saranno in grado di studiare in modo pratico il processo di formazione dei pianeti e l’interazione di un pianeta in formazione con il suo ambiente natale in uno stadio molto precoce.   Si sapeva che HD 100546 possiede un pianeta gigante orbitante intorno alla stella ad una distanza pari a circa sei volte quella della Terra dal Sole, un po’ più vicino del nostro Giove dunque. Il nuovo pianeta si trova nella regione esterna del sistema, circa dieci volte più lontano, una distanza corrispondente a quella dei nostri pianeti transplutoniani come Eris e Makemake.  Per saperne di più: La nascita di un pianeta gigante?

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Spolverare un’aragosta cosmica

Nella costellazione dello Scorpione, a circa 8000 anni luce di distanza da noi c’è una nebulosa, classificata come NGC6357 e denominata, per la sua particolare forma, Nebulosa Aragosta. Nei giorni scorsi il telescopio europeo VISTA dell’ESO, nelle Ande Cilene, ne ha ripreso una nuova e spettacolare immagine. VISTA sta scansionando tutta la Via Lattea per costruire una mappa dettagliata della sua struttura per spiegarne la formazione. Allo scopo il telescopio lavora nell’infrarosso, per penetrare le dense nubi di polvere della nostra galassia. La nuova immagine mostra un paesaggio celeste di nubi di gas caldissimo e tentacoli di polvere che circondano giovani stelle calde.

Una immagine precedente (a destra) e la nuova immagine della Nebulosa Aragosta.Crediti: ESO/VVV Survey/Digitized Sky Survey 2/D. Minniti. Acknowledgement: Ignacio Toledo

Una immagine precedente (a destra) e la nuova immagine della Nebulosa Aragosta.Crediti: ESO/VVV Survey/Digitized Sky Survey 2/D. Minniti, Ignacio Toledo

Si pensava che una delle stelle giovani e brillanti in NGC 6357, nota come Pismis 24-1, fosse la stella più massiccia conosciuta, finchè non si scoprì che in realtà era composta da almeno tre enormi stelle brillanti, ciascuna con una massa poco meno di 100 volte quella del nostro Sole. Anche così queste stelle sono dei pesi massimi – tra le stelle più massicce della nostra Via Lattea. Nell’immagine si può vedere a destra una foto precedente e, a sinistra, la nuova immagine che rivela una quantità incredibile di stelle oltre la coltre di gas e polvere. Per saperne di più: Togliere la polvere a un’aragosta cosmica

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Attenti all’asteroide !

Sfiorerà la Terra, passando appena 28 000 km dal nostro pianeta alle 20.40 di oggi, venerdì 15 febbraio. Il piccolo corpo celeste, di appena 50 m di diametro, è stato scoperto lo scorso anno da astronomi dilettanti spagnoli sponsorizzati dall’ESA.  I dettagli dell’asteroide, denominato  2012 DA14, sono molto scarsi e non esistono misure dirette delle sue dimensioni. Dalla sua luminosità, gli scienziati stimano il diametro in 50-80 m. La sua composizione è sconosciuta e la massa è valutata essere dell’ordine di 130 000 tonnellate.  Quello che si sa è che non avrà un impatto la Terra, anche se passerà molto vicino, più vicino dei satelliti geostazionari che si trovano a 36000 km dalla superficie terrestre. L’orbita è però nota con accuratezza, tanto da poter affermare che non impatterà con la Terra per i prossimi 100 anni almeno. L’asteroide farà il suo passaggio più vicino al nostro pianeta, sorvolandolo a 7.8 km/s ad una distanza non molto superiore a due volte il diametro della Terra. Sarà alla minima distanza alle 20:40 di oggi. Benché sia molto piccolo rispetto alla vastità del nostro Sistema Solare, dovrebbe essere visibile in Europa, purché ci si doti di un buon binocolo e si sappia dove andare a cercare.  L’asteroide è stato scoperto da La Sagra La Sky Survey, un progetto supportato dall’ESA, il 22 febbraio 2012. L’osservatorio è nel sud-est Spagna, vicino a Granada, ad un’altitudine di 1700m, uno dei siti più bui meno esposti all’inquinamento luminoso nel continente europeo.  Date le piccole dimensioni e l’orbita precedentemente sconosciuta,  l’oggetto 2012 DA14 è stato avvistato quando si trovava a circa sette volte la distanza della Luna.  Se l’asteroide fosse ferroso e dovesse colpire il nostro pianeta, si creerebbe un cratere paragonabile al Meteor Crater di 1,5 km vicino a Flagstaff, in Arizona, ma siamo certi che non lo farà.

Questa carta stellare mostra il percorso che l'asteroida farà nel cielo. Crediti: ESA.

Questa carta stellare mostra il percorso che l’asteroide farà nel cielo. Crediti: ESA.

Un monitoraggio efficace degli asteroidi pericolosi è importante, anche se le probabilità di un impatto disastroso sono estremamente basse. Per fare un esempio, c’era una certa preoccupazione che  l’asteroide Apophis, di 325  metri di lunghezza, potesse impattare sulla Terra nel 2036, ma recenti osservazioni hanno ridotto la probabilità di questo evento potenzialmente catastrofico a meno di una su 10 milioni. Malgrado ciò, sappiamo che impatti catastrofici si sono verificati, l’ultimo nel 1908 in Siberia, in prossimità del fiume Tunguska 600 km a nord del lago Baikal. Non ci sono state vittime, ma se fosse caduto su una qualsia si città? Per questo si stanno studiando delle soluzioni per deviare questi asteroidi, più per ridurre la preoccupazione di un impatto devastante che per una applicazione concreta, data la bassissima probabilità di un simile evento si ripeta nel medio periodo.  La soluzione più insolita si basa sull’effetto Yarkowski, dal nome dell’ingegnere russo che la scoprì nel 1902. Il principio è il seguente: il Sole riscalda la superfice dell’asteroide che raggiunge la temperatura massima nel lato “pomeridiano”. Questo lato emette più calore delle altre parti dell’asteroide. L’emissione della radiazione infrarossa (il calore) genera una debolissima spinta in direzione opposta che, molto lentamente, ne modifica l’orbita. Un recente studio, di cui ha dato notizia il sito (http://www.wired.com/wiredscience/2013/02/painting-asteroids/), propone di verniciare l’asteroide in modo da  aumentare l’assorbimento della luce e rendere più efficiente l’effetto Yarowski. Gli studiosi si propongono di sperimentare questo metodo proprio sull’asteroide Apophys, che sfiorerà la Terra nel 2036. Per saperne di più:

Un monitoraggio efficace degli asteroidi pericolosi è importante, anche se le probabilità di un impatto disastroso sono estremamente basse. Per fare un esempio, c’era una certa preoccupazione che  l’asteroide Apophis, di 325  metri di lunghezza, potesse impattare sulla Terra nel 2036, ma recenti osservazioni hanno ridotto la probabilità di questo evento potenzialmente catastrofico a meno di una su 10 milioni. Malgrado ciò, sappiamo che impatti catastrofici si sono verificati, l’ultimo nel 1908 in Siberia, in prossimità del fiume Tunguska 600 km a nord del lago Baikal. Non ci sono state vittime, ma se fosse caduto su una qualsia si città? Per questo si stanno studiando delle soluzioni per deviare questi asteroidi, più per ridurre la preoccupazione di un impatto devastante che per una applicazione concreta, data la bassissima probabilità di un simile evento si ripeta nel medio periodo.  La soluzione più insolita si basa sull’effetto Yarkowski, dal nome dell’ingegnere russo che la scoprì nel 1902. Il principio è il seguente: il Sole riscalda la superfice dell’asteroide che raggiunge la temperatura massima nel lato “pomeridiano”. Questo lato emette più calore delle altre parti dell’asteroide. L’emissione della radiazione infrarossa (il calore) genera una debolissima spinta in direzione opposta che, molto lentamente, ne modifica l’orbita. Un recente studio, suggerisce di verniciare l’asteroide in modo da  aumentare l’assorbimento della luce e rendere più efficiente l’effetto Yarowski. Gli studiosi si propongono di sperimentare questo metodo proprio sull’asteroide Apophys, che sfiorerà la Terra nel 2036. Per saperne di più: Painting Asteroids

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Un geco nel cosmo

è stato fotografato dagli astronomi dell’ESO, presso l’Osservatorio di La Silla, in Cile. L’immagine mostra il luminoso ammasso stellare NGC 6520 e il suo curioso vicino, la strana nube oscura, a forma di geco, nota come Barnard 86. La scena si svolge su uno sfondo di milioni di stelle incandescenti della zona più luminosa della Via Lattea: nella foto le stelle  sono talmente fitte da riempire uniformemente il cielo.  Questa parte della costellazione del Sagittario è uno dei campi stellari più ricchi dell’intero cielo – la Grande Nube Stellare del Sagittario. L’enorme numero di stelle che illuminano questa regione enfatizza l’oscurità di nubi oscure come Barnard 86, che si vede al centro di questa nuova immagine ottenuta dal WFI (Wide Field Imager), uno strumento montato sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla, in Cile.

L'ammasso NGC6520 e, alla sua destra, il "geco". Crediti: ESO

L’ammasso NGC6520 e, alla sua destra, il “geco”. Crediti: ESO

Questo oggetto, una piccola e isolata nebulosa oscura nota come un “globulo di Bok”, è stato descritto come “una goccia d’inchiostro nel cielo luminoso” dal suo scopritore, Edward Emerson Barnard, un astronomo americano che ha scoperto e fotografato numerose comete e nebulose oscure. Osservatore eccezionale e appassionato astro-fotografo, Barnard è stato il primo a utilizzare lunghe pose fotografiche per esplorare le nebulose oscure.   I globuli di Bok sono stati osservati per la prima volta nel 1940 dall’astronomo Bart Bok. Sono nubi molto fredde e scure di gas e polvere che spesso contengono nuove stelle in formazione. Questi globuli sono ricchi di polveri che disperdono e assorbono la luce di fondo, diventando così quasi opachi alla radiazione visibile. Per saperne di più: Una goccia d’inchiostro nel cielo luminoso

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Neve nera sui pianeti alieni

La natura dei nuovi pianeti extrasolari si sta mostrando molto più varia ed estrema di quanto ci è stato descritto nella letteratura fantascientifica. Per noi la neve è molto familiare e c’è qualcosa di magico nello svegliarsi e scoprire che ha nevicato durante la notte. Ma non c’è il bianco quando nevica sul pianeta HD 209458b. La neve c’è ma è nera, fumosa e calda, simile ad un incendio infernale. Mettiamola così: non ci sarà bisogno di guanti.  HD 209458b appartiene ad una famiglia chiamata pianeti gioviani caldi, pianeti gassosi giganti che vengono fortemente riscaldati a causa della loro vicinanza alla stella madre. Per contro, i giganti gassosi nelle nostre immediate vicinanze, tra cui Giove, sono gelidi, perché situati troppo lontani dal Sole.  HD 209458b è anche degno di nota perché è in rotazione sincrona, per cui da un lato è sempre rivolto verso la sua stella, mentre l’altro è in una notte perpetua. Le condizioni termiche del pianeta certo non richiamano l’idea della neve: la temperatura sul lato diurno si avvicina a 2000 ° C, mentre il lato notturno è “relativamente freddo”, con circa 500 ° C.

Una simulazione dell'aspetto del pianeta HD 2009458. Crediti: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI)

Una simulazione dell’aspetto del pianeta HD 2009458. Crediti: NASA, ESA, and G. Bacon (STScI)

Naturalmente non pariamo della nostra neve, fatta di acqua, che non può esistere in un mondo dove l’alta temperatura distrugge la molecola stessa dell’acqua. Ma la drastica variazione di temperatura tra la faccia calda del pianeta e quella fredda causa delle correnti atmosferiche che possono portare la materia che si trova nello stato gassoso sul lato diurno a condensare quando giunge nel lato notturno e cadere come precipitazione: in questo caso neve di ossido di titanio. Una vera nevicata aliena su HD 209458b.  Ma non è finita, perché biossido di titanio è bianco, ma i fiocchi di neve contengono molto ossido di silicio, che li rende scurissimi e la stessa atmosfera si presenta molto scura. Il pianeta sembra avvolto da nubi oscure di silicati. Per saperne di più: A scorched world with snow black and smoky

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Spettacolari lampi stroboscopici da una giovane stella

Il telescopio spaziale Hubble (NASA/ESA) ha prodotto un filmato time-lapse di una protostella misteriosa che lampeggia. Ogni 25,34 giorni, l’oggetto, designato LRLL 54361, scatena un’esplosione di luce che si propaga attraverso la polvere e il gas circostante. Questa è solo la terza volta questo fenomeno è stato osservato, ed è il faro più potente osservato fino ad oggi. È anche associato ad un’eco luce (la luce che giunge direttamente all’osservatore arriva prima della stessa luce che, emessa in una direzione diversa, viene riflessa da una nube di materia interstellare per poi giungere all’osservatore, esattamente come l’eco del suono).

L'oggetto, localizzato nella foto del telescopio Spitzer e il modello esplicativo. Crediti:NASA, ESA, J. Muzerolle (STScI), E. Furlan (NOAO, Caltech), and R. Hurt (Caltec).

L’oggetto, localizzato nella foto del telescopio Spitzer e il modello esplicativo. Crediti:NASA, ESA, J. Muzerolle (STScI), E. Furlan (NOAO, Caltech), and R. Hurt (Caltec).

La causa dei fuochi d’artificio osservati nel video del telescopio Hubble è nascosta dietro un denso inviluppo di polvere. Ma gli astronomi ritengono che l’effetto stroboscopico sia dovuto all’interazione tra due stelle neonate orbitanti strettamente una intorno all’altra. Queste due stelle attraggono la materia circostante che, cadendo sull’una o sull’altra emettono il lampo di radiazione osservato.  Lo spettacolare moto della luce verso l’esterno è dovuto al fenomeno dell’eco di luce, che arriva tanto più in ritardo quanto più lontana è la materia che la riflette.  Potete osservare il filmato qui. Per saperne di più: Hubble captures strobe flashes from a young star.

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Scoperta la gallina dalle uova d’oro ?

Tra gli organismi più peculiari che popolano la Terra esiste un batterio che trasforma l’oro disciolto nell’acqua in pepite microscopiche d’oro massiccio.  Il batterio, dal nome Delftia acidovorans,  era stato osservato spesso sulla superficie di piccole pepite d’oro, e la sua presenza ha portato gli scienziati a speculare sulla possibilità che ciò fosse in relazione col suo metabolismo e coinvolgesse il prezioso metallo.  Ma il problema era come D. acidovorans potesse sopravvivere agli ioni d’oro disciolti perché l’oro solubile è tossico, come tutti i metalli pesanti.

Saranno i batteri a fare questo lavoro ? Crediti: Associazione biellese cercatori d’oro

Saranno i batteri a fare questo lavoro in futuro ? Crediti: Associazione biellese cercatori d’oro

La risposta, suggeriscono i ricercatori, si trova nel particolare processo che utilizza questo microorganismo, basato sulla molecola  delftibactin A  che consente al batterio di mineralizzare l’oro disciolto a temperatura ambiente e in condizioni di normali di acidità (pH neutro).  L’oro disciolto si trova normalmente, in quantità infinitesime e non nocive, nell’acqua e negli oceani, mentre l’oro metallico si trova nel sottosuolo ed è prodotto da lunghi processi geologici. Alla luce di questo nuovo studio si ritiene possibile utilizzare questo batterio per la produzione di oro. Per saperne di più: The bug that lays the golden egg

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