La prima mappa interattiva dei pianeti abitabili della Via Lattea

Quanti pianeti abitabili ci sono nella Via Lattea ? Oggi è possibile dare una risposta grazie al lavoro fatto dalla sonda Kepler, che ha accertato l’esistenza di 151 pianeti extrasolari, di cui meno di una decina abitabili, e identificato più di altri 3500 candidati fortemente probabili. Sono cifre modeste, ma Kepler ha studiato un numero ristrettissimo di stelle entro 3000 anni luce di distanza.

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all'interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all’interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Se soltanto ogni altro ambito equivalente della galassia contiene tanti pianeti abitabili quanto quelli trovati da Kepler in uno spazio ristretto, il numero di pianeti abitabili della Via Lattea sale fino a 15-30 miliardi. In proposito la rivista New Scientist ha realizzato una mappa interattiva che potete trovare qui.

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Lo spettacolo cosmico visto dall’homo erectus 2 milioni di anni fa.

Pare che il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia abbia avuto una violenta emissione circa 2 milioni di anni fa, quando i nostri antenati impararono a camminare in posizione eretta. Apparve una luce nel cielo notturno, rivaleggiando con la luna piena per la luminosità e dimensioni: proveniva dal buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia che improvvisamente si risvegliò. È quanto viene comunicato da un lavoro, annunciato questa settimana in una conferenza a Sydney, in Australia, che ingegnosamente propone una soluzione a due enigmi galattici apparentemente non correlati. Può sembrare strano parlare di buchi neri supermassicci come la fonte delle luci più luminose dell’universo. Ma questo è il motivo per cui i centri di alcune galassie, noti come nuclei galattici attivi o AGN, brillano così intensamente. L’idea è che, come il buco nero supermassiccio attira materia, questa precipita in un disco circostante, si riscalda e diventa incandescente. Quando grandi quantità di materia cadono nel disco, l’energia viene rilasciata attraverso potenti e luminosi getti di particelle perpendicolari alla rotazione del buco nero. Il buco nero centrale della Via Lattea, chiamato Sagittarius A*, è attualmente quieto, ma non si sa esattamente che cosa faccia un buco nero di un AGN. Un indizio che la nostra galassia non sia stata sempre tranquilla si è avuto nel 2010, quando gli astronomi che utilizzano il satellite Fermi gamma-ray della NASA ha avvistato un paio di strutture spettacolari ma misteriose ora chiamate bolle di Fermi, torreggianti 25 mila anni luce sopra e sotto il piano galattico. Recentemente numerosi ricercatori hanno sostenuto che le bolle sono state causate da una esplosione in Sagittarius A*.

Le due “bolle di Fermi” torreggianti ai due lati della Via Lattea. Crediti: NASA/Goddard

Le due “bolle di Fermi” torreggianti ai due lati della Via Lattea. Crediti: NASA/Goddard

Le simulazioni mostrano che due intensi getti di particelle ad alta energia, come quelli prodotti da un AGN, eiettati dal buco nero possono aver creato le bolle . Si è calcolato che l’evento sarebbe successo tra 1 e 3 milioni di anni fa e durò poche centinaia di migliaia anni. Ciò può anche risolvere un altro mistero: l’anomala luminosità della parte più vicina della “corrente di Magellano”, un flusso di idrogeno fuoriuscente dalla Via Lattea e collegato con le due nubi di Magellano, piccole galassie satelliti della nostra. Una seconda ricerca ha dimostrato che anche questo fenomeno è pienamente compatibile con l’eruzione di due milioni di anni fa, spettacolo cui ha assistito l’Homo erectus. Per saperne di più: Early humans saw black hole light in the night sky

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La velocità di fuga dalla Via Lattea

C’è un modo per uscire dalla Via Lattea ? Quale velocità di fuga si deve raggiungere ? Un gruppo di astrofisici del Leibniz Institute for Astrophysics (Potsdam) ha utilizzato uno dei telescopi dell’osservatorio anglo-australiano di Siding Spring (Australia) per studiare posizioni e velocità di 426.000 stelle della Via Lattea al fine di determinare la massa totale e la forma in modo più accurato possibile. È risultato che la nostra galassia “pesa” quanto 1.600 miliardi di soli come il nostro, un po’ più “leggera” di quanto finora stimato. In base ai risultati ottenuti si è potuto calcolare che per poter mandare un’astronave dal sistema solare  fuori dalla Via Lattea occorre una velocità di 537 km/s, ben di più della velocità di fuga dalla Terra (che è 11,2 km/s).

L'Enterprise di Star Trek ha il motore ad antimateria.

L’Enterprise di Star Trek ha il motore ad antimateria.

Non c’è modo di raggiungere una simile velocità con gli attuali sistemi di propulsione. Potrebbe riuscirci un motore ad antimateria, ne basterebbero pochi grammi. C’è un piccolo problema però: Il CERN di Ginevra, uno dei massimi produttori di antimateria, impiegherebbe diverse decine di milioni di anni per produrre la quantità sufficiente. Per ora dobbiamo rimandare i viaggi intergalattici. Per saperne di più: Stars’ escape velocity shows how to exit the Milky Way

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La vita sulla Terra finirà prima del previsto.

La Terra ha i giorni contati ma, per ora, rilassatevi, abbiamo ancora un po’ di tempo. Un team di astronomi inglesi ha pubblicato una ricerca che rivela che la “zona abitabile” attorno al Sole, l’intervallo di distanze dalla nostra stella entro le quali la temperatura di un pianeta è compatibile con l’acqua allo stato liquido, si sta spostando verso l’esterno alla velocità di un metro all’anno. Di questo passo, tra 1,75 miliardi di anni la Terra si troverà fuori dal limite interno della zona abitabile e sarà troppo calda. Per una certa fase sarà Marte a rendersi abitabile ma, per coloro che volessero togliersi ogni pensiero,

Ebbene sì, questo splendido pianeta ha i giorni contati.

Ebbene sì, questo splendido pianeta ha i giorni contati.

la situazione migliore è quella dei pianeti che orbitano nella fascia della vita di piccole stelle. Il candidato più interessante è il pianeta Gliese 581d che si stima abbia un tempo di vita abitabile superiore a 42 miliardi di anni. Direi che possiamo accontentarci. Per saperne di più: Earth’s days are numbered

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La Via Lattea che emerge da un faro

Un’altra straordinaria fotografia della Via Lattea, che appare emergere dal faro di Capo Palliser in Nuova Zelanda. È l’immagine vincente del concorso di Fotografia Astronomica 2013  bandito dal Royal Observatory di Greenwich ed è stata realizzata da Mark Gee.  Potete ammirare nella foto il nucleo centrale della Via Lattea, brillante al centro, seminascosto da nubi di polvere cosmica, e sulla sinistra le due nubi di Magellano, piccole galassie satelliti della nostra.

La splendida immagine di Mark Gee premiata al concorso.

La splendida immagine di Mark Gee premiata al concorso.

Marek Kukula, della giuria del concorso, ha commentato “questa vista della Via Lattea sui mari del sud mi porta alla mente l’avventura dei primi Maori che si accingevano a conquistare il grande oceano guidati dalle stelle. Siamo oggi nella stessa situazione nella conquista dello spazio cosmico”. Congratulazioni a Mark Gee e un saluto a tutti i neozelandesi. Per saperne di più: Milky Way emerges from a lighthouse in prize-winning photo

Ma soprattutto venite al Planetario, potrete anche ammirare il cielo del sud che ha guidato i Maori.

 

Prima immagine 3D dell’interno della torre di Pisa

La prima immagine 3D dell’interno della torre di Pisa è stata effettuata con un laser scanner “tascabile”. Il Dott. Jonathan Roberts ha utilizzato un piccolo laser scanner portatile e manuale sviluppato dal CSIRO, L’agenzia per la Scienza dell’Australia, in una collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna. L’uso dello strumento è straordinariamente semplice, basta portarselo dietro come una piccola telecamera mentre si visita l’interno del monumento. Così in soli 20 minuti è stata effettuata la scansione dell’interno della torre.

Il risultato della scansione in 3D.

Il risultato della scansione in 3D.

Il Dott.Jonathan Roberts col laser scanner della Zebedee technology.

Il Dott.Jonathan Roberts col laser scanner della Zebedee technology.

Si tratta di una nuova e straordinaria potenzialità nello studio e catalogazione dei beni culturali. Per saperne di più: Researchers create first-ever interior 3-D map of Leaning Tower of Pisa using breakthrough mobile laser mapping system

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Un fantasma si aggira per la galassia

Il fantasma di una galassia nana si aggira per la Via Lattea. Alcune anomalie nella distribuzione delle stelle nella nostra galassia suggeriscono che sia in fase conclusiva la collisione di una galassia nana con la Via Lattea iniziata diverse centinaia di milioni di anni fa. Analizzando i dati relativi al programma Sloan Digital Sky Survey dello scorso anno, col tracciamento delle posizioni di 300.000 stelle entro 3000 anni luce dal Sole, un gruppo di astronomi dell’Università del Kentuky è arrivato alla conclusione che le asimmetrie nella distribuzione delle stelle sono dovute alla collisione cosmica con una piccola galassia. Di questo evento resta una perturbazione che si è tradotta in una oscillazione simile ad un’onda nella distribuzione delle stelle su un lato della Via Lattea.

Una splendida immagine della Via Lattea ripresa dal Sud Africa. A sinistra sono visibili le due nubi di Magellano, piccole galassie satelliti della nostra. Crediti: Florian Breuer

Una splendida immagine della Via Lattea ripresa dal Sud Africa. A sinistra sono visibili le due nubi di Magellano, piccole galassie satelliti della nostra. Crediti: Florian Breuer

Si ritiene che il processo si smorzerà ripristinando la simmetria tra le due metà, settentrionale e meridionale, della nostra galassia entro il “breve” lasso di tempo di 100 milioni di anni. Per saperne di più: Cosmic poltergeist messed up Milky Way

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La sonda Voyager 1 lascia il sistema solare

La sonda Voyager 1 è il primo prodotto dell’uomo al lasciare il sistema solare, si trova già oltre la sfera di influenza del Sole. In volo fin da 36 anni fa, ha percorso 19 miliardi di km dalla Terra. Durante tutto il suo lungo viaggio ha continuato ad inviare informazioni scientifiche, contribuendo ad una migliore conoscenza della materia interstellare. Gli scienziati della NASA ritengono di poter seguire la sonda ancora fino al 2020.

La posizione attuale delle sonde Voyager 1 e 2. Crediti:  NASA/JPL-Caltech

La posizione attuale delle sonde Voyager 1 e 2. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Lanciate nel 1977, le Voyager 1 e 2, trasmettono i propri dati con l’esigua potenza di 23 watt al ritmo di 160 bit al secondo. I segnali vengono ricevuti a terra da due grandi antenne paraboliche rispettivamente di 34 e 70 metri di diametro. Auguri Voyager, grazie di tutto. Per saperne di più: NASA Spacecraft Embarks on Historic Journey Into Interstellar Space

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La “Ferrari dello spazio” cadrà sulla Terra

La “Ferrari dello spazio” così soprannominata per il suo look elegante, sarà presto a corto di carburante e cadrà sulla Terra dopo aver concluso la sua missione con successo, lo comunica l’Agenzia spaziale europea ( ESA).  Lanciato nel 2009, il satellite progettato per monitorare la gravità e la circolazione oceanica potrebbe precipitare a metà ottobre. Il Gravity Ocean Circulation Explorer (GOCE) orbita a una bassissima quota di soli 260 chilometri, dove ci sono tracce rarefatte di atmosfera. Per ridurre la resistenza, ha una forma a freccia a sezione ottagonale e due alette per fornire stabilità aerodinamica.  Rimane in quota grazie ad un motore a ioni, il cui propellente si è ridotto dai 41 chilogrammi iniziali a circa due chili.

La particolare linea della sonda GOCE, che cadrà il prossimo mese di ottobre. Crediti: ESA

La particolare linea della sonda GOCE, che cadrà il prossimo mese di ottobre. Crediti: ESA

Tra poco più di un mese, la navicella di 5,3 metri e una tonnellata di massa si distruggerà quando scenderà sotto gli 80 km di quota. Si stima che giungeranno al suolo circa 250 kg di frammenti ma, al momento, non è possibile prevedere dove cadranno. Per saperne di più: GOCE

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Una nocciolina al centro della Via Lattea

Molto più grande però. Gli astronomi dell’ESO, studiando la posizione delle oltre 10 miliardi di stelle che si addensano nel rigonfiamento centrale della Via Lattea, hanno scoperto che questa regione centrale della nostra galassia ha la forma di un’arachide. Queste notti, se guardate nella direzione del Sagittario potete vedere parzialmente il rigonfiamento centrale della Via Lattea, che in larga parte ci è precluso dalle dense nubi di gas e polvere interposte. Ma questo non è un problema per il telescopio VISTA dell’ESO che opera nell’infrarosso.

La Via Lattea fa da sfondo ad uno dei telescopi dell'ESO, in Cile. Crediti: ESO/S. Brunier

La Via Lattea fa da sfondo ad uno dei telescopi dell’ESO, in Cile. Crediti: ESO/S. Brunier

“La profondità del catalogo stellare di VISTA è di gran lunga maggiore dei lavori precedenti e può rivelare l’intera popolazione di queste stelle in tutte le regioni tranne le più oscurate”, spiega Christophe Wegg, primo autore di uno dei due articoli. “Da questa distribuzione delle stelle possiamo costruire una mappa tridimensionale del rigonfiamento galattico. È la prima volta che viene fatta una tale mappa senza assumere un modello per la forma del rigonfiamento”.  Per saperne di più: Un’arachide nel centro della Galassia

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