Tre stelle zombies per la notte di Halloween.

Tre zombies cosmici per la notte di Halloween sono stati fotografati dal telescopio orbitante Spitzer, della NASA. Si tratta di tre stelle morenti che hanno generato altrettante nebulose planetarie.  La prima da sinistra è la “Nebulosa cranio esposto” si trova a 5000 anni luce da noi nella costellazione della Vela. La sua stella centrale morente sta rapidamente perdendo massa.  La seconda, nota come “Nebulosa fantasma di Giove” si trova nella costellazione dell’Hydra, a 1400 anni luce di distanza. La sua stella centrale, in una lunga agonia, ha avuto ripetuti sussulti, generando la sequenza di gusci concentrici.  La terza, nota come nebulosa Little Dumbell, si trova a 2500 anni luce dalla Terra nella costellazione di Perseo.

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese  dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

I forti venti prodotti dagli eventi cataclismici della morte della stella centrale hanno plasmato il gas e la polvere espulsi che osserviamo nella intricata nebulosa planetaria. Per saperne di più: A ghostly trio from Spitzer Space Telescope

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Il luogo più freddo dell’Universo è un fantasma.

Il luogo più freddo dell’Universo ha l’aspetto di un fantasma. Dovrebbe essere ovvio perché i fantasmi sono agghiaccianti, ma, scherzi a parte, non è affatto ovvio. Si chiama Boomerang Nebula e rappresenta il breve stadio evolutivo finale di una stella di tipo solare che sta per diventare una nana bianca ed ha già espulso parte della propria massa generando una nebulosa pre-planetaria. Le recenti osservazioni del grande radiotelescopio ALMA hanno mostrato che l’emissione di gas ad alta velocità verso lo spazio cosmico da parte di questo oggetto ha portato il gas stesso ad una rapida rarefazione provocandone la diminuzione di temperatura al di sotto del valore di fondo (è esattamente ciò che accade nel frigorifero).

Il fantasma, ovvero la nebulosa Boomerang i cui gas più rarefatti sono il luogo più freddo conosciuto. Crediti: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai

Il fantasma, ovvero la nebulosa Boomerang i cui gas più rarefatti sono il luogo più freddo conosciuto. Crediti: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai

La temperatura raggiungerebbe -272°, due gradi sotto la temperatura media dello spazio cosmico. L’oggetto si trova a 5000 anni luce da noi, nella costellazione meridionale del Centauro. Per saperne di più: ALMA reveals ghostly shape of ‘coldest place in the universe’.

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La galassia più lontana

È stata scoperta, da un gruppo internazionale di scienziati tra cui anche italiani, la galassia più lontana mai osservata. La sua debole luce è arrivata dal passato, ed è partita ben 13,1 miliardi di anni fa. A causa dell’espansione dello spazio-tempo, la sua distanza si aggira intorno ai 30 miliardi di anni luce da noi. La sua scoperta è stata fatta utilizzando le nuove camere infrarosse del telescopio Keck delle Hawaii.

La lontanissima galassia, in una immagine del Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: V. Tilvi, Texas A&M University; S.L. Finkelstein, University of Texas at Austin; C. Papovich, Texas A&M University; CANDELS Team and Hubble Space Telescope/NASA

La lontanissima galassia, in una immagine del Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: V. Tilvi, Texas A&M University; S.L. Finkelstein, University of Texas at Austin; C. Papovich, Texas A&M University; CANDELS Team and Hubble Space Telescope/NASA

L’universo aveva appena 700 milioni di anni quando la luce della remota galassia, dall’esotico nome z8_GND_5296, è partita.  Per saperne di più: Galassia da record, è la più lontana tra quelle scoperte

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La più lontana lente gravitazionale

È stata osservata la più lontana lente gravitazionale. La sua luce ha viaggiato 9,5 miliardi di anni prima di raggiungere il Telescopio Spaziale Hubble che la ha fotografata. L’effetto lente gravitazionale, prodotto dalla massa di una grande galassia, ha ingrandito la luce di un ammasso compatto, ancora più lontano, di stelle giovani e molto attive, si stima non più vecchie di qualche decina di milioni di anni (il Sole ha la veneranda età di oltre 4,5 miliardi di anni).

L’immagine dell’effetto lente gravitazionale ripreso dal telescopio Hubble. Credit: NASA/ESA/A. van der Wel

L’immagine dell’effetto lente gravitazionale ripreso dal telescopio Hubble. Credit: NASA/ESA/A. van der Wel

La scoperta, che aiuta a stimare la massa delle galassie lontane, pone però un interrogativo: per produrre l’effetto lente con un ammasso tanto compatto, i due oggetti devono essere perfettamente allineati (in questo caso l’allineamento è più accurato di un millimetro su 20 km) lungo la linea di vista e, poiché si tratta del secondo caso che si osserva, o si è stati particolarmente fortunati o l’Universo lontano nello spazio e nel tempo pullula di giovani ammassi di stelle. Per saperne di più: Most distant gravitational lens helps weigh galaxies

 

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Come crescono i buchi neri supermassicci?

Come ingrassano i buchi neri massicci ? È la domanda cui risponde uno studio comparato di un team di astronomi americani pubblicato oggi. Sappiamo che numerose galassie ospitano giganteschi buchi neri di massa molti milioni di volte superiore a quella di una stella. Il più massiccio conosciuto ha 17 miliardi di masse solari. Lo studio ha preso in esame decine di milioni di galassie, cercando una relazione tra la massa del buco nero centrale e la distribuzione delle galassie. È risultato che i buchi neri più massicci si trovano in galassie collocate in ambiti del cosmo dove la densità di galassie stesse è più alta, cosa che ragionevolmente ha reso più probabile la fusione tra galassie e dei rispettivi buchi neri nei lenti processi di interazione avvenuto nel passato.

Una illustrazione artistica che mostra una galassia con un nucleo attivo (AGN) contenete un super buco nero.

Una illustrazione artistica che mostra una galassia con un nucleo attivo (AGN) contenete un super buco nero.

Analogamente è emerso dallo studio che nella galassie con il rigonfiamento centrale più denso il buco nero contenuto è più massiccio. Insomma, in certo qual modo la dieta del buco nero è analoga a quella della galassia ospite. Per saperne di più: Fat black holes grown up in cities: ‘Observational’ result using Virtual Observatory

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Vetri di origine cometaria nei gioielli di Tutankamon

Pietre di origine cosmica nei gioielli di Tutankamon ? Sembra proprio di sì. Pare che una cometa sia precipitata nel lembo orientale del Sahara 28,5 milioni di anni fa. Nell’impatto col suolo le alte temperature hanno generato dei vetri, noti fin dall’antichità come “vetri del deserto libico”, che venivano finemente lavorati per produrre gioielli, come lo scarabeo che compare nella foto, appartenete ad un pendente trovato nella tomba di Tutankamon. Un frammento del nucleo della cometa è stato trovato da alcuni studiosi e opportunamente analizzato. La sua composizione esclude che possa trattarsi di un meteorite e lo associa alle caratteristiche note dei materiali di origine cometaria.

Il pendente con lo scarabeo di origine cometaria trovato nella tomba di Tutankamon. Crediti: John Bodswort

Il pendente con lo scarabeo di origine cometaria trovato nella tomba di Tutankamon. Crediti: John Bodswort

Il frammento è stato denominato Ipazia, in onore della celebre e sfortunata scienziata uccisa da integralisti cristiani nel marzo del 415 dopo Cristo. PeIr saperne di più: Ipazia, il frammento di cometa che diventa gioiello.

 

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Erano donne i primi artisti del paleolitico

Contrariamente a quanto finora sostenuto, gli artisti del paleolitico erano soprattutto donne. Le pitture rupestri ritrovate in numerose grotte e pareti rocciose, di cui sono molto famose quelle ritrovate in Francia e Spagna sono state studiate in dettaglio con particolare attenzione alle impronte delle mani. Queste impronte sono state ottenute poggiando la mano sulla roccia e spruzzando con la bocca acqua contenente ocra rossa. Dall’analisi delle impronte delle mani, la grandezza complessiva dell’impronta e i rapporti di lunghezza tra le dita è risultato che al 75% si tratta di impronte femminili.

Impronte delle mani in una pittura paleolitica. Crediti: Dean Snow

Impronte delle mani in una pittura paleolitica. Crediti: Dean Snow

Lo studio è stato fatto per National Geographic da archeologi della Pennsylvania State University. Per saperne di più: Archeologist suggests much of Paleolithic cave art was done by women

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Che strana galassia!

È davvero strano l’aspetto di questa galassia. Appare composta da più gusci soffici e nebbiosi, simili ai petali di un fiore. Inoltre è popolata da una percentuale insolitamente elevata di giovani stelle, anche nei suoi ammassi globulari che normalmente sono composti da stelle molto vecchie. Ma non ci sono misteri: la galassia PGC 6240 (questo è il suo nome) è il risultato di una pregressa fusione tra due galassie.  I gusci sono stati formati dagli effetti gravitazionali e dalle forze di marea che hanno governato il processo. La fusione tra le due galassie ha comportato un aumento della densità delle nubi di gas interstellare favorendo la nascita di molte nuove stelle. Tutto questo si osserva bene nelle galassie in cui è tuttora in corso il processo di fusione.

La galassia PGC 6240 ripresa dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: ESA/Hubble & NASA; Judy Schmidt

La galassia PGC 6240 ripresa dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: ESA/Hubble & NASA; Judy Schmidt

PGC 6240 si trova nella costellazione dell’Hydrus (l’Idra o serpente d’acqua) la più estesa delle 88 costellazioni, visibile bassa sull’orizzonte sud nel cielo primaverile. Per saperne di più: Soft shells and strange star clusters

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Il dolmen equinoziale di Trigueros

Introducetevi nel lungo corridoio di questa tomba neolitica prima dell’alba dell’equinozio e vedrete il Sole sorgere davanti ai vostri occhi. È il tumulo sepolcrale del dolmen Soto di Trigueros, in Spagna, che è stato completamente restaurato dopo nove anni di lavoro. Il tumulo ha un diametro di 60 metri ed è alto 3,5 metri ed è datato 4200 anni aC. Sitratta della più grande di oltre 200 tombe megalitiche disseminate nella provincia di Huelva.

Il tumulo del Soto Dolmen. Crediti: (Image: Getty/AFP/Cristina Quicler/Gogo Lobato)

Il tumulo del Soto Dolmen. Crediti: (Image: Getty/AFP/Cristina Quicler/Gogo Lobato)

Quando Armando de Soto la scoprì nel 1022, conteneva otto corpi circondati da corredi di utensili di pietra, ceramiche ad altri oggetti decorativi. Per saperne di più: Soto Dolmen.

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Ritrovata la luna perduta di Nettuno.

La luna perduta di Nettuno è ricomparsa. Si chiama Naiade e, dopo 24 anni, è stata ritrovata dal Telescopio spaziale Hubble. Scoperta nel 1989 dalla sonda Voyager 2, ha un diametro di soli 100 km e un’orbita di 7 ore. Il ritrovamento è stato difficoltoso perché questa luna ha un moto orbitale insolito, con delle oscillazioni che non erano prevedibili, tali da far pensare che la sua orbita sia instabile.  “C’è probabilmente qualche tipo di una perturbazione che fa oscillare la sua orbita” dicono gli astronomi cha hanno lavorato al ritrovamento ” nel corso di periodi di una decina di anni, accelera e rallenta in modo non del tutto prevedibile .”

La luna Naiade, evidenziata a sinistra in questa immagine di Hubble. Crediti: M. Showalter/SETI Institute

La luna Naiade, evidenziata a sinistra in questa immagine del telescopio Hubble. Crediti: M. Showalter/SETI Institute

Queste oscillazioni potrebbero essere le prime indicazioni che tutto il sistema delle lune di Nettuno sia instabile.  Per saperne di più: Lost moon Naiad swims back into view

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