La cometa ISON è sopravvissuta ?

Come l’araba fenice sembra che, almeno in parte, la cometa ISON sia sopravvissuta all’incontro ravvicinato col Sole. Mentre numerosi osservatori hanno perso di vista la cometa dopo il suo passaggio al perielio, la sonda europea SOHO ha ripreso questa sequenza che mostra come una parte del nucleo sia riemersa dallo schermo del coronografo della sonda.

Il resto della cometa ISON sopravvissuto al passaggio al perielio. Crediti: ESA/NASA/SOHO/GSFC

Il resto della cometa ISON sopravvissuto al passaggio al perielio. Crediti: ESA/NASA/SOHO/GSFC

C’è discussione sul fatto che si tratti di una parte del nucleo o di un insieme di frammenti. Attendiamo le prossime ore per capire cosa realmente sia accaduto. Per saperne di più: Comet ISON May Have Survived.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sulla cometa ISON.

Un piccolo buco nero più luminoso del previsto

Un buco nero di massa stellare emette più radiazione x del previsto. Quale sarà la ragione? Si chiama ULX-1 e si trova nella galassia M101, a 21 milioni di anni luce da noi nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Ha una massa stimata di 20-30 masse solari e, rubando continuamente materia ad una stella compagna vicina, comprime questa materia nel suo disco di accrescimento riscaldandola fino alla emissione di raggi x. Il problema è che ULX-1 emette troppa radiazione, peraltro con caratteristiche simili alle emissioni da parte di buchi neri di massa molto maggiore.

Il buco nero ULX-1 è ubicato in un braccio della galassia M101. L'immagine è il risultato delle riprese di ben quattro differenti telescopi. CreditiChandra X-ray Observatory, Spitzer Satellite, Hubble Space Telescope, and GALEX Satellite.

Il buco nero ULX-1 è ubicato in un braccio della galassia M101. L’immagine è il risultato delle riprese di ben quattro differenti telescopi. CreditiChandra X-ray Observatory, Spitzer Satellite, Hubble Space Telescope, and GALEX Satellite.

Gli astronomi sono al lavoro per decifrare questo puzzle che appare cruciale per comprendere l’evoluzione dei buchi neri. Per saperne di più: Downsized black hole is much brighter than it should be

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui buchi neri.

Vita e morte delle stelle nella Grande Nube di Magellano.

Nascita e morte delle stelle plasmano questa nebulosa che si trova nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, a “soli” 160.000 anni luce da noi. È una galassia nana ma piuttosto attiva e contiene una delle più grandi regioni di formazione stellare conosciute, nota come Nebulosa Tarantola, visibile anche ad occhio nudo.

Il dettaglio della Grande Nube di Magellano ripresa dal telescopio VLT dell'ESO.

Il dettaglio della Grande Nube di Magellano ripresa dal telescopio VLT dell’ESO.

L’immagine ripresa dal grande telescopio europeo VLT, mostra un’area bianco bluastra a destra, sede di un intenso processo di formazione stellare, e, sulla sinistra, una zona rossastra caratterizzata da ampie cavità e striature prodotte da violente esplosioni di supernovae, stelle massicce che hanno concluso il proprio ciclo vitale. Per saperne di più: Un dramma ardente di nascita e morte tra le stelle.

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La migliore immagine del quasar 3C 273

È uno degli oggetti più luminosi dell’universo, si chiama 3C 273 ed è un quasar che si trova a 2,5 miliardi di anni luce di distanza, nella costellazione della Vergine. Questa splendida immagine ripresa dal Telescopio Spaziale spiega bene l’origine del nome quasar, abbreviazione di “quasi-stellar radio source”, ovvero radiosorgente quasi stellare. Si tratta di una galassia ellittica con un buco nero centrale talmente attivo da offuscare la luce dell’intera galassia.

Il quasar 3C 273 e il suo getto di materia. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il quasar 3C 273 e il suo getto di materia. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il buco nero emette dei getti di materia e di particelle cariche e uno di questi può essere osservato sulla sinistra del nucleo brillante, esteso circa 200.000 anni luce. Malgrado la grande distanza, può essere visto facilmente come una stellina all’oculare di un telescopio da 250 mm di diametro. Per saperne di più: Best image of bright quasar 3C 273

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Una esplosione cosmica da record

Una esplosione mostruosa ha annunciato la morte di una stella massiccia e la nascita di un buco nero. L’evento ha generato una violenta emissione di raggi gamma energetici durata oltre 20 ore,  così lunga da sfidare qualsiasi spiegazione standard sui lampi gamma, un nuovo record. I lampi gamma, noti come GRB, sono tra le esplosioni più luminose dell’universo. Alcune sono così luminose da poter essere viste con un binocolo, se i nostri occhi fossero sensibili ai raggi gamma, anche se hanno origine in galassie a miliardi di anni luce di distanza. Impulsi di durata di più di 2 secondi sono attribuiti alle esplosioni di stelle molto massicce, tra 20 e 100 volte la massa del sole. Le teorie standard suggeriscono che i nuclei di queste stelle morenti collassano in buchi neri, e nel processo espellono getti di materia che viaggia a velocità prossime a quella della luce. Le onde d’urto prodotte questi getti generano raggi gamma a bassa energia. L’interazione dei getti col gas interstellare produce un brillante mix di radiazioni: gamma ad alta energia, raggi X, onde radio e la luce visibile. Questo modello fa previsioni specifiche per la quantità di raggi gamma ad alta energia e in quale fase devono essere prodotti. Ma l’emissione registrata nel mese di aprile, chiamata GRB 130427A, ha posto un problema nuovo. Il Large Area Telescope sul satellite Fermi della NASA ha rilevato 500 impulsi di raggi gamma, di cui 15 avevano energie superiori a 10 gigaelectronvolts . Quando esplose il precedente detentore del record, sono stati registrati solo tre impulsi con energie superiori ai 10 GeV.

L'animazione mostra l'impulso gamma emergere dal fondo di radiazione. Crediti: NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration

L’animazione mostra l’impulso gamma emergere dal fondo di radiazione. Crediti: NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration

L’esplosione si è verificata a circa 3,6 miliardi di anni luce di distanza, il che rende il GRB il più vicino finora rilevato. Inoltre l’esplosione era intrinsecamente molto luminosa, tanto da eclissare una galassia tipica di un fattore di circa 10 milioni. La combinazione fortuita di luminosità, vicinanza e la longevità ha permesso agli astronomi di osservare l’evento in diverse lunghezze d’onda della luce, utilizzando di più telescopi nello spazio e sulla Terra. La concomitanza di queste osservazioni dovrebbe consentire di risolvere il mistero di questa esplosione cosmica, Per saperne di più: NASA’s Fermi, Swift See ‘Shockingly Bright’ Burst.

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Himiko, un trio di galassie promordiali

Un trio di primitive galassie in procinto di fondersi e immerse una enorme bolla di gas. Lo spettacolo si colloca a ben 13 miliardi di anni luce di distanza ed è stato scoperto grazie all’azione combinata del telescopio spaziale Hubble e del nuovo gigantesco radiotelescopio europeo ALMA. Si tratta di un evento raro che coinvolge tre giovani galassie che si collocano nel tempo in cui l’Universo aveva soltanto 800 milioni di anni di età. Nelle prime osservazioni si era osservata la sola nube di gas, poi una prima struttura interna ed infine le tre galassie che assai probabilmente si fonderanno generando una grande galassia come la nostra Via Lattea.

Il trio di galassie interagenti Himiko, emerso dal buio degli anni luce. Crediti: NASA/Hubble; NASA/Spitzer; NAOJ/Subaru

Il trio di galassie interagenti Himiko, emerso dal buio degli anni luce. Crediti: NASA/Hubble; NASA/Spitzer; NAOJ/Subaru

Sembra proprio che il sistema, chiamato Himiko in onore ad una grande regina del Giappone, sia costituito soltanto da idrogeno ed elio, creati nel Big Bang. Dunque si tratta proprio di galassie primordiali sorprese al momento della loro formazione. Per saperne di più: Infant galaxies merging near ‘cosmic dawn’

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Perché Marte ha perso la sua atmosfera?

L’attuale atmosfera di Marte è molto rarefatta ma si ritiene che, nel lontano passato, quattro miliardi di anni fa, fosse molto più densa e che, unitamente ad una temperatura più favorevole, consentisse la presenza di acqua liquida con oceani, laghi e fiumi. Come il pianeta rosso è potuto diventare un deserto ostile e privo di vita? Per rispondere a questo interrogativo ieri è stata lanciata la nuova missione della NASA, la sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN) dalla base di Cape Canaveral. Studierà gli strati superiori dell’atmosfera marziana per trovare prove dell’ipotesi secondo cui la trasformazione dell’atmosfera sarebbe stata indotta dalla perdita del campo magnetico, probabilmente causata dall’impatto di un gigantesco asteroide.

La sonda MAVEN della NASA rivelerà la storia dell'atmosfera di Marte.

La sonda MAVEN della NASA rivelerà la storia dell’atmosfera di Marte.

L’assenza del campo magnetico avrebbe esposto l’atmosfera all’azione del vento solare che l’avrebbe lentamente spazzata via. Per saperne di più: Il lancio di Maven, in missione per scoprire il passato di Marte.

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Quale mistero nell’ammasso M15?

L’ammasso globulare M15, in Pegaso, nasconde qualcosa nel suo centro. M15 è uno degli ammassi globulari più densi, contiene più di 100.000 stelle e orbita attorno alla Via Lattea a 35.000 anni luce da noi. Recentemente il Telescopio Spaziale ne ha ripreso l’immagine che potete ammirare, dove si osservano blu molto calde e stelle rosse più fredde. Ma lo studio approfondito dell’ammasso mostra che nel suo centro è situata una massa molto compatta. Gli astronomi pensano che possa trattarsi di una concentrazione di stelle di neutroni, oppure di un buco nero di massa intermedia. Ma si ritiene che questa seconda ipotesi sia la più probabile.

L'ammasso M15 è osservabile con un piccolo telescopio nella costellazione di Pegaso, poco a ovest della stella Enif. Crediti: NASA/ESA

L’ammasso M15 è osservabile con un piccolo telescopio nella costellazione di Pegaso, poco a ovest della stella Enif. Crediti: NASA/ESA

I buchi neri di massa intermedia possono formarsi dalla fusione di diversi buchi neri di massa stellare o come fusione di stelle massicce nell’ammasso. La conferma dell’esistenza di questo buco nero sarà importante per comprendere come evolvono i buchi neri di questo tipo. Per saperne di più: Hubble views an old and mysterious cluster

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L’asteroide con sei code

Un asteroide con sei code! Si chiama P/2013 P5 e mostra questa sorprendente emissione di polvere attraverso ben sei code, un vero record ma, nello stesso tempo un mistero. Non è la prima volta che negli asteroidi si osservi una qualche attività, ma mai con tanta intensità. Quale è la causa? Nel caso delle comete è noto che, trattandosi di corpi ricchi  di ghiaccio, la radiazione solare ne provoca l’evaporazione ed il vento solare soffia via gas e polvere generando la coda. Ma gli asteroidi non vengono dalla periferia del sistema solare come le comete, orbitano prevalentemente tra Marte e Giove e sono sostanzialmente dei piccoli corpi rocciosi. L’asteroide P/2013 P5 è troppo vicino al Sole perché possa aver mantenuto delle quantità di ghiaccio.

L'asteroide dalle sei code nelle riprese del Telescopio Spaziale. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

L’asteroide dalle sei code nelle riprese del Telescopio Spaziale. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

Ma allora, quale è la causa di questo evento? La spiegazione possibile è una sola: l’asteroide si sta frantumando per due cause concomitanti, la rapida rotazione attorno al proprio asse e l’indebolimento strutturale dovuto alla radiazione solare. La sua modesta gravità non riesce a contenere lo sgretolamento da cui l’intensa emissione di polvere. Le prossime osservazioni consentiranno di capire meglio l’evoluzione futura di questo piccolo corpo, di soli 427 metri di diametro, ormai prossimo alla sua fine. Per saperne di più: Dying asteroid is a six-tailed beast.

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La cometa Ison sempre più vicina.

La cometa Ison si sta avvicinando e mancano ormai solo 20 giorni al 28 novembre, quando si troverà alla minima distanza dal Sole. Numerosi osservatori astronomici stanno seguendo l’evento. Perché tanto interesse per questa cometa? Perché proviene direttamente dalla nube di Oort, una nube sferica molto lontana che circonda il Sole ed è formata da residui ghiacciati della formazione del sistema solare, di cui la cometa potrebbe darci darci importanti informazioni. La Ison è al suo primo passaggio ravvicinato attorno al Sole, passaggio che sarà ravvicinatissimo perché alla minima distanza sarà ad appena 2,7 raggi solari dalla nostra stella. Se non verrà frantumata dal tremendo calore potrebbe raggiungere una luminosità altissima, confrontabile, secondo le stime, con quella della Luna piena.

Il passaggio della cometa Ison come verrà visto dalla sonda solare SOHO. NASA-ESA

Il passaggio della cometa Ison come verrà visto dalla sonda solare SOHO. NASA-ESA

Il 27 novembre, come si vede dall’immagine, entrerà nel campo della sonda SOHO, e ne uscirà il giorno 30. Si potrà dunque seguire nel dettaglio la sorte della cometa nel suo incontro ravvicinato col Sole. Per saperne di più: La cometa ISON in corsa verso il Sole

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