Previsioni meteo per stelle nane brune

Gli scienziati operanti al Il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO hanno annunciato quella che può essere definita la prima mappa climatica di una stella nana bruna. Le nane brune sono corpi intermedi tra le stelle vere e proprie e i pianeti giganti gassosi come Giove. Poiché non dispongono di massa sufficiente per raggiungere nel nucleo la temperatura necessaria per l’avvio delle reazioni di fusione termonucleare dell’idrogeno, non emettono luce visibile ma soltanto radiazione infrarossa che non sfugge ai sensori dei moderni telescopi. Dopo la loro scoperta, venti anni fa, oggi si conoscono alcune centinaia di questi strani corpi celesti. La nana bruna oggetto di questo nuovo studio è molto vicina alla Terra, solo sei anni luce di distanza, e appartiene a un sistema doppio chiamato Luhman 16AB che si trova nella costellazione meridionale della Vela. Dopo la sua scoperta, avvenuta solo un anno fa, la componente più debole Luhman 16B ha mostrato deboli variazioni di luminosità durante al sua rotazione, indicanti la presenza di un alternarsi di caratteristiche sulla sua superficie. A questo punto l’elevatissima risoluzione del nuovo spettrografo infrarosso CRIRES montato sul VLT ha consentito di ricostruire una mappa della superficie della nana bruna, con anche indicazioni altimetriche relative alle formazioni atmosferiche.

L'alternarsi di formazioni atmosferiche sulla nuova nana bruna. Crediti: ESO/I. Crossfield

L’alternarsi di formazioni atmosferiche sulla nuova nana bruna. Crediti: ESO/I. Crossfield

L’astronomo Ian Crossfield, del Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania, autore principale della pubblicazione ha potuto commentare: “Le osservazioni precedenti suggerivano che le nane brune potessero avere una superficie a chiazze, ma ora possiamo di fatto costruirne una mappa.  Presto saremo in grado di osservare le nubi che si formano, evolvono, e si dissipano su questa nana bruna, alla fine i meteorologi degli esopianeti potranno prevedere se un visitatore di Luhman 16B potrebbe aspettarsi un cielo limpido o nuvoloso.” Per saperne di più: Prima carta climatica di una nana bruna.

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Chi ha composto questa musica “cosmica” ?

Concerto per due sonde interplanetarie e protoni. Il fisico e musicista Domenico Vicinanza ha analizzato 37 anni di dati raccolti dai rivelatori di protoni a bordo delle sonde Voyager 1 e 2, ormai fuori dal sistema solare. Associando all’energia dei protoni e al loro flusso delle specifiche frequenze sonore, rappresentate dai violoncelli  e dal pianoforte rispettivamente per le due sonde, ha ottenuto un interessante brano musicale.

Una delle due sonde Voyager, ormai oltre il sistema solare, in voloi da 37 anni.

Una delle due sonde Voyager, ormai oltre il sistema solare, in volo da 37 anni.

Il risultato è molto gradevole, merito anche dell’arrangiamento di Vicinanza, il quale fa notare che l’elaborazione così effettuata mostra andamenti e strutture che possono aiutare nella interpretazione dei dati scientifici. Potete ascoltare il brano di D.Vicinanza a questo indirizzo.

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Emissioni di vapore acqueo su Cerere

Dalla fredda e remota fascia degli asteroidi arriva un’importante novità: su Cerere si osservano delle emissioni di vapore acqueo. Cerere, considerato oggi un pianeta nano, è il maggiore degli asteroidi ed ha una ben evidente geometria sferica. La scoperta è stata fatta col telescopio Herschel dell ESA e le emissioni di vapore paiono provenire da due aree più scure collocate alle medie latitudini. Quale sia la causa di queste emissioni non è chiaro ma, fortunatamente la sonda DAWN della NASA, che ha già visitato Vesta due anni fa, raggiungerà Cerere nel 2015 e potrà chiarire l’origine del fenomeno e contribuire alla conoscenza del come l’acqua è stata distribuita nel sistema solare, inclusa la Terra. Altra questione da chiarire è quale sia la fonte energetica del riscaldamento del pianetino.

Una visione artistica delle emissioni d'acqua su Cerere. Crediti: ESA/ATG medialab

Una visione artistica delle emissioni d’acqua su Cerere. Crediti: ESA/ATG medialab

In altri due casi, Europa su Giove ed Enceladus su Saturno, sono le forze di marea generate dalla gravità del pianeta gigante, ma questa non è la condizioni in cui si trova Cerere. Inoltre Cerere dispone di molta più acqua di Vesta e ciò suggerisce che si siano formati in parti diverse del sistema solare per poi migrare nelle attuali posizioni. Per saperne di più: Herschel discovers water vapour on Ceres

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Svegliati Rosetta!

Wake up Rosetta! Chi è Rosetta che deve svegliarsi? È la sonda interplanetaria lanciata il 2 marzo del 2004 per raggiungere la cometa  67P/Churyumov-Gerasimenko. Il 20 gennaio prossimo la sonda verrà risvegliata ed inizieranno le manovre per la parte finale della missione. Rosetta raggiungerà la cometa e gli orbiterà attorno stabilmente. A novembre, dopo un volo durato più di 10 anni, rilascerà una mini sonda che “atterrerà” sulla cometa.  Non mancherà la suspence quando verrà inviato il comando di risveglio che impiegherà 45 minuti per percorrere gli 800 milioni di chilometri che ci separano dalla sonda, con un’attesa totale di un’ora e mezza per ricevere la risposta al comando.  Rosetta è lunga tre metri e ha una massa di 1200 kg, escluso il combustibile. Il lander, che si chiama Philae, pesa solo 27 kg e userà degli arpioni per restare attaccato al nucleo cometario, la cui gravità è troppo debole per trattenerlo.

Rosetta e il lander Philae al loro arrivo sulla cometa il prossimo novembre. Crediti: ESA–C. Carreau/ATG medialab

Rosetta e il lander Philae al loro arrivo sulla cometa il prossimo novembre. Crediti: ESA–C. Carreau/ATG medialab

Insomma, sono in arrivo importanti novità sulle comete e Rosetta è la prima missione così completa e audace, e che sfidando le insidie dei detriti della chioma cometaria non mancherà di mostrarci la spettacolarità di questo appuntamento scientifico. Per saperne di più: Wake up, Rosetta! Il risveglio della cacciatrice di comete.

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Scoperto un pianeta in una stella simile al Sole

Si susseguono le scoperte di nuovi pianeti extrasolari. Questa volta è stato il cacciatore di pianeti HARPS, dell’ESO, in Cile e ha per protagonisti anche scienziati italiani. “Nell’ammasso stellare Messier 67 le stelle hanno più o meno la stessa età e composizione del Sole. Ciò lo rende un laboratorio perfetto per studiare quanti pianeti si formano in questo ambiente affollato e se si formano preferenzialmente intorno a stelle più o meno massicce.” Ha commentato Anna Brucalassi del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics e prima autrice del lavoro. Dunque il nuovo pianeta è stato scoperto nell’ammasso aperto M67, visibile anche con piccoli strumenti nella costellazione del Cancro e distante 2500 anni luce dalla Terra.

Una rappresentazione artistica del pianeta gigante gassoso scoperto nella gemella del Sole nell'ammasso M67. Crediti: ESO/L. Calçada

Una rappresentazione artistica del pianeta gigante gassoso scoperto nella gemella del Sole nell’ammasso M67. Crediti: ESO/L. Calçada

In questo ammasso sono stati scoperti tre pianeti, di cui uno in una stella in tutto e per tutto simile al Sole e questa è la vera novità. Si tratta di un gigante gassoso caldo che impiega 122 giorni per completare la sua orbita. Gli altri due sono più piccoli (un terzo della massa di Giove) e sono ancora più caldi, con periodi orbitali di sette e cinque giorni. Per saperne di più: Il primo pianeta trovato intorno a un gemello del Sole in un ammasso stellare.

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Una galassia con due cuori

È ormai accertato che, di norma, le galassie ospitano nel loro centro un buco nero supermassiccio. Ma nel caso della galassia M83 il buco nero centrale sembra non essere solo. Questa galassia è interessante perché presenta una insolita vitalità: in essa sono state osservate bel sei esplosioni di supernova, più oltre 300 resti di supernova e, in aggiunta, mostra una grande attività nella formazione stellare, con oltre 3000 giovani ammassi di stelle, alcuni dei quali hanno una età inferiore ai 5 milioni di anni. Numerosi indizi provano che il buco nero centrale è accompagnato da una seconda grande massa.

Una splendida immagine di M83 ottenuta combinando i dati del Telescopio Spaziale Hubble e del Giant Magellan Telescope. Crediti: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Una splendida immagine di M83 ottenuta combinando i dati del Telescopio Spaziale Hubble e del Giant Magellan Telescope. Crediti: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Si discute se questa seconda massa sia a tutti gli effetti un secondo buco nero, come in altre galassie quale anche quella di Andromeda, o sia un grande ammasso di stelle co-orbitante col buco nero. La galassia M83 si trova a soli 15 milioni di anni luce da noi nella costellazione dell’Hydra ed è facilmente osservabile anche con piccoli telescopi. Per saperne di più: A galaxy with two hearts

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L’angolo più remoto dell’universo

Il telescopio Spaziale Hubble ci porta sempre più lontano. Con una esposizione di 50 ore, Hubble supera sé stesso, riprendendo un campo di galassie così lontano che la luce da loro emessa ha viaggiato per 12 miliardi di anni prima di raggiungerci. Nella fotografia, in primo piano c’è l’ammasso di galassie noto come Abell 2744 ( chiamato anche Ammasso di Pandora) e, in secondo piano, una miriade di piccole galassie, molte delle quali remotissime ma ingrandite e avvicinate dall’effetto lente gravitazionale prodotto dal grande ammasso Abell 2744.

L'ammasso di Pandora e le remotissime galassie di sfondo, nella ripresa del programma "Frontiers Fields". Crediti: NASA, ESA, and J. Lotz, M. Mountain, A. Koekemoer, and the HFF Team (STScI).

L’ammasso di Pandora e le remotissime galassie di sfondo, nella ripresa del programma “Frontiers Fields”. Crediti: NASA, ESA, and J. Lotz, M. Mountain, A. Koekemoer, and the HFF Team (STScI).

Questa ripresa fotografica profondissima è la prima del programma Frontiers Fields, che ha lo scopo di studiare sia processi primordiali di formazione delle galassie, sia la distribuzione della materia oscura, che può essere dedotta dall’effetto lente gravitazionale generato dalle massicce galassie dell’ammasso in primo piano. Per saperne di più: Pandora’s magnifying glass

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Un pianeta doppiamente alieno

Ha la massa della Terra, ma non le somiglia affatto. Questo misterioso pianeta si chiama KOI-314c e sorprende per le sue caratteristiche. Troppo caldo per disporre di acqua liquida, ha un raggio del 60% maggiore di quello terrestre. Sembra che la sua vasta atmosfera sia composta di idrogeno ed elio. Più che a un lontano cugino della Terra somiglia a un nipotino di Urano o Nettuno. La sua temperatura superficiale è di 104°C e orbita attorno a una nana rossa con un periodo di 23 giorni.

Il nuovo pianeta ha la massa della Terra, ma un raggio maggiore del 60%.

Il nuovo pianeta ha la massa della Terra, ma un raggio maggiore del 60%.

Resta un enigma la sua densa atmosfera con una massa del pianeta così piccola. Si conferma che il nostro sistema solare sia un’eccezione, non una regola. Per saperne di più: Earth-mass exoplanet is no Earth twin

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