Un asteroide con gli anelli!

Dunque anche gli asteroidi possono avere un sistema di anelli, non soltanto i pianeti giganti gassosi. L’asteroide si chiama Chariklo e orbita tra Saturno e Urano. Gli astronomi avevano previsto che il piccolo astro avrebbe occultato una stellina e avevano quindi organizzato una rete di osservatori per seguire l’evento. Dai tempi dell’occultazione si poteva dedurre la dimensione dell’asteroide, per questo si assegnava molta importanza al modo in cui la stella sarebbe scomparsa alla vista per poi ricomparire. Sorprendentemente si è osservata una prima attenuazione della stella (primo passaggio nel sistema di anelli), quindi l’eclisse, poi la stella è riapparsa subendo una successiva e simmetrica attenuazione (secondo passaggio e uscita dal sistema di anelli).

L'asteroide ghiacciato Chariklo col suo anello.

L’asteroide ghiacciato Chariklo col suo anello.

È risultato che Chariklo ha un raggio di circa 124 km mentre il sistema di anelli ha un raggio tra 391 e 405 km. Gli anelli sono due e molto vicini con uno spessore di 2 km per quello più interno e di 1 km per l’altro. Per saperne di più: Saturn-Like Rings Spotted Around Asteroid.

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Scoperto un nuovo planetoide

Un nuovo planetoide è stato scoperto ai confini del sistema solare. È molto piccolo, ha un diametro di soli 450 km e si muove su un’orbita molto eccentrica. Attualmente dista dalla Terra 80 volte la distanza Terra-Sole ma, alla massima distanza sarà 3,5 volte più lontano. Si chiama 2012 VP113 ed è il secondo planetoide di questa classe dopo Sedna, la sua orbita si colloca in quella che viene chiamata nube di Oort interna, cioè la parte interna di quella periferia lontana del sistema solare che costituisce il serbatoio delle comete ma che,

In rosso l'orbita di Sedna, in arancione l'orbita del nuovo planetoide. In blu è rappresentata la fascia di Kuiper, oltre Plutone, dove si collocano numerosi altri planetoidi.  Crediti: Scott S. Sheppard/Carnegie Institution for Science

In rosso l’orbita di Sedna, in arancione l’orbita del nuovo planetoide. In blu è rappresentata la fascia di Kuiper, oltre Plutone, dove si collocano numerosi altri planetoidi. Crediti: Scott S. Sheppard/Carnegie Institution for Science

a quanto pare, contiene numerosi corpi planetoidali. Per saperne di più: Un nuovo planetoide ai confini del sistema solare

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Altra ipotesi sull’estinzione dei mammuth

Continuano le scoperte e le congetture sulla scomparsa dei mammuth, questi simpatici bestioni estintisi circa 10.000 anni fa. Una squadra di paleontologi ha avuto modo di studiare delle ossa di mammuth in un deposito sottomarino affiorato con un intervento di dragaggio nel Mare del Nord. Nelle ossa cervicali sono state trovate delle malformazioni tipiche di tare genetiche dovute a riproduzione tra consanguinei.

La vertebra dove si è osservata la malformazione di cui si parla nella news.  Crediti: Royal BC Museum in Victoria, Canada; (inset) Joris van Alphen/CC-BY

La vertebra dove si è osservata la malformazione di cui si parla nella news. Crediti: Royal BC Museum in Victoria, Canada; (inset) Joris van Alphen/CC-BY

È possibile dunque che, col mutamento delle condizioni ambientali, la popolazione di mammuth si sia ridotta portando ad una aumento della riproduzione tra consanguinei. Si attende ora la datazione al radiocarbonio per una più accurata analisi dei dati. Per saperne di più: Did Inbreeding Doom the Mammoth?

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Acqua su Marte

Ancora un misterioso cambiamento sulla superficie di Marte che pare essere dovuto a un flusso di liquidi. Se si osservano con attenzione le due fotografie riprese dalla sonda americana MRO, si nota come quello che appare un canale di percolamento si è sdoppiato in un nuovo ramo nel corso di un anno marziano. Sono numerosissimi i fenomeni come questo ora documentato osservati nel corso degli ultimi anni.

Ecco il nuovo canale di percolamento osservato su Marte.

Ecco il nuovo canale di percolamento osservato su Marte. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ Univ. of Arizona

Poiché si verificano tutti nelle parti alte dei pendii e appaiono iniziare in quella potrebbe essere considerata la quota della falda di acqua ghiacciata, si ritiene che nell’estate marziana una piccola percentuale di fluidi acquosi possa scorrere verso il basso nelle scarpate, generando queste strutture. Per saperne di più: Mysterious New Gully Spotted on Mars

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

L’eco del Big Bang

La notizia è di quelle che tracimano dalle pagine scientifiche specializzate e vengono riprese da tutti i media: gli astrofisici hanno prove delle onde gravitazionali primordiali emesse nei primissimi istanti del Big Bang. Non solo, queste prove confermano l’era chiamata inflazione, la rapida espansione verificatasi un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo dopo l’istante iniziale. Proviamo a capire. Circa 380.000 anni dopo l’istante zero l’universo si è raffreddato ed è finalmente diventato trasparente, la prima luce si è propagata nel cosmo. Questa prima luce è ben osservabile come una radiazione cosmica di fondo nel campo delle microonde. L’unico modo per scandagliare l’evoluzione precedente e i primissimi istanti consiste nel cercarne tracce nelle informazioni nascoste nella radiazione cosmica di fondo. È proprio quello che ha fatto l’esperimento BICEP2 in Antartide, cercando e verificando la polarizzazione, cioè l’oscillazione in specifiche direzioni del campo elettromagnetico delle microonde del fondo cosmico, che è l’effetto prodotto dalle onde gravitazionali primordiali. Non si è trattato quindi di una osservazione diretta delle onde gravitazionali previste da Einstein, ma del ritrovamento di una loro impronta. Questa impronta si sarebbe determinata nell’era dell’inflazione e il segnale osservato dice che l’energia era talmente elevata che le forze fondamentali, gravità, forza nucleare forte ed elettrodebole erano unificate in un’unica forza. La spinta per l’inflazione sarebbe stata generata dall’energia liberata dalla separazione della forza forte.

L'immagine in sé sembra non comunicare nulla, ma le linee e i colori rappresentano l'impronta delle onde gravitazionali primordiali.

L’immagine in sé sembra non comunicare nulla, ma le linee e i colori rappresentano l’impronta delle onde gravitazionali primordiali.

Gli scienziati coinvolti affermano che l’evidenza di effetti delle onde gravitazionali nella radiazione cosmica di fondo significa che la gravità e la teoria quantistica in qualche modo “lavorano” insieme: “se la gravità non fosse stata quantizzata, l’inflazione non avrebbe prodotto onde gravitazionali” ha affermato Alan Guth, padre dell’ipotesi dell’inflazione. Dunque l’esperimento BICEP2 apre la strada per due conferme fondamentali: l’esistenza di onde gravitazionali primordiali e l’era dell’inflazione. Tra gli addetti ai lavori sono molti gli inviti alla prudenza, ma c’è la convinzione di essere prossimi a una svolta nello sviluppo della fisica fondamentale. Per saperne di più: First glimpse of big bang ripples from universe’s birth

 

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sul Big Bang.

La più grande supergigante gialla

È distante 12.000 anni luce, ma è al limite della visibilità ad occhio nudo nel Centauro, vicino alla Croce del Sud. È la più grande stella gigante gialla conosciuta. Ha un diametro 1300 volte quello del Sole  e costituisce un sistema doppio, con la seconda componente stellare così vicina da essere in contatto con la stella principale in modo tale che il sistema assomiglia ad una nocciolina.

Rappresentazione della Ipergigante scoperta dal VLT dell'ESO. Crediti: ESO

Rappresentazione della Ipergigante scoperta dal VLT dell’ESO. Crediti: ESO

Si tratta quindi di un oggetto notevole e raro che sta cambiando molto rapidamente, osservato in una fase molto breve della sua vita. Il suo nome è HR 5171 A e si colloca tra le dieci stelle più grandi conosciute, con una luminosità un milione di volte superiore a quella del Sole. Per saperne di più: Il VLT trova la più grande stella ipergigante gialla

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Anche l’Europa ha il suo tirannosauro

Attenzione, c’è un nuovo grande predatore in giro, il più grande dinosauro carnivoro europeo, il Torvosaurus Gurneyi, lungo 10 metri e del peso di 4 tonnellate. È stato scoperto in Portogallo, nella formazione nota come Lourinhã. Pare che sia stato poco più lungo del suo contemporaneo Allosaurus Fragilis, ach’esso ritrovato in Portogallo. Il Torvosaurus Gurneyi somiglia al T-Rex, ma è un po’ più piccolo e più snello, i suoi denti sono a sciabola e non cilindrici come quelli del T-Rex.

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Si tratta comunque di un dinosauro molto antico, vissuto 80 milioni di anni prima del tirannosauro, anzi, si può dire che quando i primi tirannosauri hanno iniziato a scorrazzare Il Torvosaurus era già un fossile. Per saperne di più: Europe gets its own version of Tyrannosaurus rex.

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Asteroide in arrivo!

Questa sera, alle ore 22.07, l’asteroide 2014DX110 passerà ad appena 350.000 chilometri dalla Terra per poi allontanarsi senza pericolo. Il piccolo astro ha una dimensione di appena 29 metri per cui, qualora precipitasse sulla Terra, non causebbe particolari danni perché si disintegrerebbe nell’atmosfera. Tra gli oltre 10.000 corpi minori classificati come NEO (Near Earth Object), cioè asteroidi vicini alla Terra,  circa 1460 sono considerati potenzialmente pericolosi sul lungo periodo. Questi ultimi sono i più vicini e con diametro superiore ai 100 metri. Statisticamente si ritiene che un impatto pericoloso possa verificarsi ogni 10.000 anni.

L'orbita dell'oggetto 2014DX110. Come si può notare, sfiora anche l'orbita di Venere.

L’orbita dell’oggetto 2014DX110. Come si può notare, sfiora anche l’orbita di Venere.

L’ultimo impatto significativo si è verificato nel 1908 a Tunguska, nella siberia nord orientale, 600 km a nord del lago Baikal. L’evento distrusse duemila chilometri quadrati di foresta, ma senza causare vittime poiché l’area era disabitata. Per saperne di più: Watch the Close Pass of NEO Asteroid 2014 DX110 Wednesday Night.

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