Un vulcano blu

Non è un vulcano come gli atri, è blu! Il fotografo francese Olivier Grunewald ha ripreso questa fotografia in luce naturale, senza modificarne i colori. Il vulcano si trova nella depressione Danakil, in Etiopia. La colorazione blu della lava è dovuta alla combustione di gas sulfurei, un fenomeno davvero insolito.  Per saperne di più: Ethiopia’s blue volcano burns deadly sulphuric gas.

La lava assume la colorazione blu per la combustione di gas sulfurei. Crediti: Olivier Grunewald

La lava assume la colorazione blu per la combustione di gas sulfurei. Crediti: Olivier Grunewald

 

Un nuovo sciame di stelle cadenti!

Tutti col naso all’insù stanotte e domani notte (23-24 maggio), è in arrivo un nuovo sciame di stelle cadenti che si annuncia spettacolare con più di 1.000 meteore all’ora (una ogni 3 secondi circa). La Terra infatti passerà attraverso la scia di polvere e detriti lasciata negli anni dalla cometa 209P/LINEAR. Il radiante del nuovo sciame, cioè il punto da cui appaiono provenire le stelle cadenti, è facile da individuare: si trova non lontano dalla Stella Polare, nella costellazione della Giraffa (Camelopardalis). Noi siamo poco fortunati perché il picco è previsto alle 8 del mattino di domani, sabato 24, ma spesso c’è una coda significativa che potrebbe protrarsi fino a notte.

Ecco la posizione della costellazione Camelopardalis alle 11 di questa notte. Crediti: G.N.Cabizza

Ecco la posizione della costellazione Camelopardalis alle 11 di questa notte. Crediti: G.N.Cabizza

Nell’immagine potete individuare facilmente la costellazione Camelopardalis. Per saperne di più: Il 23 maggio è la notte delle stelle cadenti.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

La Grande Macchia Rossa di Giove si sta restringendo

La Grande Macchia Rossa di Giove si sta restringendo. Questo enorme uragano dalla forma ovale, conosciuto da almeno tre secoli, tanto grande da poter contenere tre volte la Terra, sta cambiando dimensione e forma. Da un diametro iniziale di 41.000 km, misurato alla fine dell’800, è sceso a meno di 16.500 km e ha assunto una forma quasi circolare. Già a partire dal 2012 le osservazioni amatoriali del pianeta avevano segnalato la rapidità del restringimento, al ritmo di 1000 km all’anno.

Nelle immagini dell'Hubble Space Telescope, il cambiamento di dimensione della Grande Macchia Rossa  nel 1995, 2009 e 2014. Crediti: NASA, ESA

Nelle immagini dell’Hubble Space Telescope, il cambiamento di dimensione della Grande Macchia Rossa nel 1995, 2009 e 2014. Crediti: NASA, ESA

Non è nota la causa di questa evoluzione, anche se si sospetta che parte dell’energia dell’uragano sia assorbita da numerosi piccoli vortici ai lati della macchia rossa. Per saperne di più: The shrinking of Jupiter’s Great Red Spot

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Risolto il mistero dell’origine delle Magnetar?

Le magnetar sono stelle di neutroni superdense e dotate di un intensissimo campo manetico, milioni di volte più intenso dei maggiori campi magnetici generati sulla Terra. L’origine di questi strani oggetti è ignota sin dalla loro scoperta, avvenuta 35 anni fa. Ma forse la chiave per risolvere il mistero è stata trovata. Una di queste si trova nell’ammasso stellare Westerlund 1, a circa 16.000 anni luce da noi. Ora gli astronomi dell’ESO hanno dimostrato che si è formata in un sistema binario con un processo che sembra determinante per l’insorgere di un campo magnetico così intenso.  Così sarebbe avvenuta la nascita:

1)   la stella più massiccia della coppia (40 masse solari), nella fase in cui si espande come gigante rossa,  cede materia alla compagna, destinata a diventare una magnetar, facendola ruotare sempre più velocemente. La rapida rotazione è l’ingrediente essenziale per generare l’intenso campo magnetico.

2)   La futura magnetar diventa così massiccia e veloce che inizia a sua volta perdere massa, di cui una parte ritorna alla compagna che si arricchisce di carbonio e altri elementi.

3)   La stella dalla rotazione veloce collassa generando al magnetar e scaglia via la compagna.

Ricostruzione artistica di una magnetar. Crediti: ESO, L.Calcada

Ricostruzione artistica di una magnetar. Crediti: ESO, L.Calcada

La stella in fuga è stata trovata, si chiama Westerlund 1-5 e, per velocità, contenuto di carbonio e posizione ha tutte le caratteristiche per essere stata protagonista di questa storia. Sembra che essere una delle due componenti di un sistema doppio sia dunque un ingrediente essenziale nella ricetta delle magnetar. La rotazione rapida creata dal trasferimento di massa tra le due stelle sembra necessaria per generare il campo magnetico ultra-forte e quindi un secondo trasferimento di massa permette alla futura magnetar di dimagrire sufficientemente da non collassare più in un buco nero nel momento della propria morte.  Per saperne di più: Risolto il mistero della formazione delle magnetar?

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Il misterioso esagono su Saturno

Sul polo nord di Saturno c’è una gigantesca tempesta dalla curiosa forma esagonale, alimentata da particolari correnti a getto. Oggi gli scienziati planetari rivelano che la rotazione dell’esagono potrebbe essere in relazione la breve durata del giorno di Saturno: 10 ore , 39 minuti e 23 secondi. Come gli altri giganti gassosi, Saturno manca di una superficie solida che possa essere utilizzata per misurare il periodo di rotazione.  Le caratteristiche atmosferiche superficiali all’equatore si muovono più velocemente rispetto ai poli. L’esagono potrebbe essere la chiave per una velocità di rotazione più costante. I ricercatori hanno combinato le immagini dalla sonda Cassini degli ultimi 5,5 anni e hanno scoperto che il periodo di rotazione dell’esagono è cambiato pochissimo.

La tempesta esagonale sul polo nord di Saturno. Crediti: NASA, Cassini mission

La tempesta esagonale sul polo nord di Saturno. Crediti: NASA, Cassini mission

Essi suggeriscono che la tempesta, che potrebbe estendersi per centinaia di chilometri sotto la superficie, sia intimamente accoppiata con l’interno, e quindi un buon indicatore per vero periodo di rotazione del pianeta. Per saperne di più: Mysterious Hexagon May Reveal Length of Saturn’s Day.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Saturno.

T-Rex pinocchio

Il T-Rex Pinocchio è una nuova specie di Tirannosauro, scoperto in Cina, il cui nome esatto è Qianzhousaurus sinensis (da Qianzhou, l’antico nome della città di Ganzhou dove è stato scoperto). Il fossile  è un adulto e vissuto fino a circa 66 milioni di anni fa, poco prima che la maggior parte dei dinosauri si estinguessero; ma ha il naso lungo e altre caratteristiche riscontrate in altri campioni che non erano ancora stati classificati.

Il T-Rex dal lungo naso

Il T-Rex dal lungo naso

Inoltre il nuovo dinosauro, che ha un peso stimato di 757 chilogrammi, circa un decimo del T. rex, è stato trovato distante 3000 km dal sito dei precedenti ritrovamenti, cosa che implica che i tirannosauri dal naso lungo  erano un gruppo importante con una vasta distribuzione geografica. Per saperne di più: Long-snouted tyrannosaur unearthed

Ma soprattutto venite al Planetario, potrete anche visitare al Sala Vita dedicata all’evoluzione della vita sulla Terra.

Un Ufo? Un varco nello spazio tempo? No, sono i soliti terrestri maldestri

Di cosa si tratta? Un’invasione aliena? Forse un varco spazio temporale tra universi? Oppure un wormohole che ci connette con un altro punto del nostro universo? Oppure la fuga precipitosa di una nave extraterrestre che ha appena fatto dei cerchi nel grano? Si tratta di una fotografia reale, non di un fotomontaggio, ripresa in Norvegia il 9 dicembre 2009.  E’ stato  un missile lanciato dai russi e andato fuori controllo sulla penisola di Kola, in provincia di Murmansk.

Lo stranissimo UFO osservato un Norvegia, noto come Norway Spiral.

Lo stranissimo UFO osservato un Norvegia, noto come Norway Spiral.

La spirale stretta ha avuto uno sviluppo di circa 100 km mentre la parte più ampia della spirale evolve a quota molto elevata, tra 170 e 270 km, raggiungendo nel finale la quota di 565 km. La velocità massima raggiunta dal missile impazzito è stata di 21.000 km orari. Insomma, i soliti terrestri maldestri. Per saperne di più: The Norway spiral Phenomenon.

Ma soprattutto venite al Planetario, saprete tutto sugli UFO!

 

Misurata la durata del giorno su un pianeta extrasolare

Alcune osservazioni con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO hanno determinato, per la prima volta, la velocità di rotazione di un esopianeta. Il giorno di Beta Pictoris b risulta essere di sole otto ore, molto più veloce dei pianeti del Sistema Solare – il suo equatore si muove a quasi 100 000 chilometri all’ora. Questo nuovo risultato estende agli esopianeti la relazione tra la massa e la rotazione osservata nel Sistema Solare. Tecniche simili permetteranno in futuro agli astronomi di produrre mappe dettagliate degli esopianeti con il telescopio E-ELT (European Extremely Large Telescope).

Il pianteta Beta Pictoris b del quale è stata per la prima volte misurata la durata del giorno. Crediti: ESO

Il pianteta Beta Pictoris b del quale è stata per la prima volte misurata la durata del giorno. Crediti: ESO

L’esopianeta Beta Pictoris b è in orbita intorno alla stella Beta Pictoris, visibile a occhio nudo, che si trova a circa 63 anni luce dalla Terra nella costellazione australe del Pittore. Questo pianeta è stato scoperto quasi sei anni fa ed è stato uno dei primi esopianeti di cui è stata ottenuta un’immagine diretta. Orbita a una distanza di circa otto volte la distanza Terra-Sole dalla stella madre (eso1024) – diventando così l’esopianeta più vicino a una stella di cui si stata ottenuta l’immagine. Per saperne di più: Misurata per la prima volta la lunghezza del giorno su un esopianeta

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