Il DNA sopravvive ai voli spaziali

Molecole di DNA, disposte sulla superficie esterna di un razzo, sono sopravvisute ad un volo spaziale. Un gruppo di scienziati dell’Università di Zurigo, dopo aver realizzato una sorta di vernice contenente molecole di DNA, ha “verniciato” la superficie esterna di un razzo che è stato lanciato nello spazio fino a una altezza di 270 km. Al rientro in atmosfera, il razzo si è scaldato fino a 1000°C, ma i controlli successivi hanno mostrato che il DNA è sopravvissuto in diversi punti della sua superficie.

Il lancio del razzo usato per il test.

Il lancio del razzo TEXUS-49, usato per il test.

Se il risultato può essere emozionante per i fan della panspermia, la teoria secondo la quale la vita sulla Terra è stata seminata da microbi provenienti dallo spazio, pone invece un serio problema sul rischio opposto, cioè che andando a cercare la vita su altri pianeti, siamo proprio noi a contaminarli con forme di vita terrestri, quali microbi, batteri e molecole essenziali per la vita. Per saperne di più:  Finding aliens harder now we know DNA survives space

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Rosetta aiuta a decifrare i geroglifici

l’Obelisco Philae acquista nuova fama grazie alla missione Rosetta. L’obelisco riporta una iscrizione, in greco antico e con geroglifici, per cui 200 anni fa fu di aiuto a Champollion per decifrare la misteriosa scrittura egizia, grazie anche alla più nota stele di Rosetta. Sull’obelisco è riportata una implorazione al faraone per ottenere una riduzione delle tasse (altro motivo di attualità). Ebbene, la tecnologia fotografica della missione si è resa utile anche per leggere con facilità le iscrizioni dell’obelisco erose da tempo.

Ecco la differenza di leggibilità delle iscrizioni con la fotografia tradizionale e con la tecnologia di Rosetta. Crediti: Ben Altshuler, Oxford University

Ecco la differenza di leggibilità delle iscrizioni con la fotografia tradizionale e con la tecnologia di Rosetta. Crediti: Ben Altshuler, Oxford University

Per saperne di più: Philae Lander, Like Philae Obelisk, Is a Window to the Past

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sulla missione Rosetta.

I buchi neri plasmano l’universo?

Sorprendente scoperta al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile: una equipe di ricercatori europei ha osservato un allineamento tra le strutture a grande scala dell’universo e gli assi di rotazione dei buchi neri supermassicci dei nuclei delle galassie lontane attive, chiamate quasar. L’equipe ha anche scoperto che l’asse di rotazione di questi quasar tende ad essere allineato con le vaste strutture della rete cosmica in cui essi risiedono.   I buchi neri dei quasar sono circondati da dischi in rotazione di materiale molto caldo, in genere associato a potenti getti allineati lungo l’asse di rotazione. La luce emessa dal quasar spesso supera quella di tutte le stelle della galassia messe insieme.  È  noto da tempo che la distribuzione delle galassie su scale di miliardi di anni luce non sia uniforme. Formano una rete cosmica di filamenti e grumi intorno a enormi vuoti dove le galassie sono rare. Questa disposizione bella e affascinante è nota come struttura a grande scala.

Simulazione che mostra l'orientamento degli assi dei quasar con le strutture a grande scala dell'universo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

Simulazione che mostra l’orientamento degli assi dei quasar con le strutture a grande scala dell’universo. Crediti: ESO/M. Kornmesser

I nuovi risultati del VLT indicano che l’asse di rotazione dei quasar tende a essere parallelo alle strutture a grande scala a cui appartengono. E perciò, se i quasar si trovano in un lungo filamento, allora lo spin (asse di rotazione) del buco nero centrale punta lungo il filamento. I ricercatori stimano che la probabilità che questi allineamenti siano casuali è meno dell’1%.  Per saperne di più: Bizzarro allineamento dei quasar su distanze di miliardi di anni luce.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

Il rimbalzo di Philae

Incredibile ma vero, dalle fotografie riprese da Rosetta, i tecnici dell’ESA sono riusciti a ricostruire gli ultimi minuti del volo di Philae e il suo primo rimbalzo. Nell’immagine, ottenuta con un mosaico di foto riprese da Rosetta, dal box in basso a sinistra, delle 15.14, fino al terzo box, delle 15.23, vediamo Philae che scende verso il punto prestabilito, quello del quarto box delle 15.43 dove ha toccato la superficie della cometa rimbalzando. Nel quinto box si vede Philae in volo verso il secondo punto di rimbalzo, ancora non individuato. Il team di Rosetta è ancora al lavoro per individuare il secondo punto di rimbalzo e infine il punto dove si trova Philae. Intanto è incorso  l’elaborazione dei dati inviati da Philae nelle circa 60 ore di lavoro che le batterie di bordo gli hanno concesso.

La sequenza che mostra la discesa di Philae e, in alto a destra, il lander in volo dopo il suo primo rimbalzo. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

La sequenza che mostra la discesa di Philae e, in alto a destra, il lander in volo dopo il suo primo rimbalzo. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/ DASP/IDA

Intanto è incorso  l’elaborazione dei dati inviati da Philae nelle circa 60 ore di lavoro che le batterie di bordo gli hanno concesso. Sotto questo profilo, la spettacolare missione Rosetta non mancherà di stupirci con i suoi risultati. Per saperne di più: OSIRIS SPOTS PHILAE DRIFTING ACROSS THE COMET.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Rosetta.

Il lander Philae sta scendendo sulla cometa

In queste ore, il lander Philae, lasciata la sonda madre Rosetta, sta percorrendo i pochi chilometri che la separano dal nucleo della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Secondo i dati altimetrici tutto procede bene, ma non è una avventura facile, tutt’altro. Infatti, mentre Philae si avvicina, la cometa ruota e il suo nucleo, come potete vedere dall’immagine, è molto irregolare. Se tutto sarà andato alla perfezione,  toccherà il suolo in una zona pianeggiante. La probabilità di successo è stimata al 70-75%, quindi incrociamo le dita.

Il nucleo della cometa 67/P comparato al centro di Roma. La sua forma irregolare rende più difficile la missione. Crediti: ESA/Rosetta/Navcam; Map data ©2014 Google, Bluesky

Il nucleo della cometa 67/P comparato al centro di Roma. La sua forma irregolare rende più difficile la missione. Crediti: ESA/Rosetta/Navcam; Map data ©2014 Google, Bluesky

L’atterraggio dovrebbe concludersi alle 17.02 di oggi, ma avremo conferma dopo mezzora, tanto è il tempo che il segnale impiega a percorrere il mezzo miliardo di km di distanza dalla Terra. Per saperne di più: Rosetta mission livestream.

Ma soprattutto venite al Planetario questa sera per seguire lo speciale dedicato alla missione Rosetta.

Primo piano di un sistema solare in formazione

Ecco l’immagine di un sistema solare in formazione. È  è la più nitida mai scattata da ALMA, addiritura  più nitida di quanto normalmente realizzato in luce visibile con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA. Essa mostra il disco protoplanetario che circonda la giovane stella HL Tauri, ubicata nella costellazione del Toro a 450 anni luce da noi. Le osservazioni rivelano sottostrutture all’interno del disco che non sono mai state viste prima e anche le possibili posizioni dei pianeti che si stanno formano nelle zone scure all’interno del sistema.

Il proto sistema solare HL Tauri, ripreso dal radiotelescopio ALMA. Si vedono i dischi che daranno origine ai pianeti. Crediti:ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Il proto sistema solare HL Tauri, ripreso dal radiotelescopio ALMA. Si vedono i dischi che daranno origine ai pianeti. Crediti:ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

In questa immagine sono indicate le varie strutture identificate nel sistema HL Tauri. Per saperne di più: Immagine rivoluzionaria di ALMA svela la genesi dei pianeti

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