Metano su Marte

Metano su Marte, lo comunica la sonda Curiosity al lavoro sul pianeta rosso da oltre due anni. Non è una novità, altre sonde avevano dato la stessa notizia. Esclusa l’origine vulcanica (il sito dove si trova la sonda non presenta segni di passata attività vulcanica), restano due soli colpevoli: geofisica o biologia? Pur essendo molto bassa la concentrazione di metano osservata, la sua origine resta per ora ignota, anche se, considerate le condizioni ambientali di Marte, gli addetti ai lavori ritengono possibile una origine geologica.

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Per saperne di più: Metano su Marte, non c’è da stupirsi.

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Giovani stelle blu in M47

Verrebbe quasi voglia di metterle sull’albero di Natale: è il giovane ammasso aperto di stelle blu brillanti noto come M47. L’immagine è stata ottenuta con la camera WFI (Wide Field Imager) installata sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla in Cile, nell’ambito del programma Gemme Cosmiche. Messier 47 si trova a circa 1600 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Poppa (quella della nave mitologica Argo). È stato notato per la prima volta poco prima del 1664 dall’astronomo italiano Giovanni Battista Hodierna e successivamente scoperto indipendetemente da Charles Messier, che sembra non fosse a conoscenza delle osservazioni precedenti di Hodierna.  Anche se è brillante e facile da vedere, Messier 47 è uno degli ammassi aperti meno densamente popolato.

L'ammasso aperto M47. Crediti: ESO

L’ammasso aperto M47. Crediti: ESO

Sono visibili solo una cinquantina di stelle in una regione di circa 12 anni luce, a confronto con altri oggetti simili che possono contenere migliaia di stelle. Per saperne di più: Le stelle calde e blu di Messier 47.

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Quale è l’origine dell’acqua dei nostri oceani? I risultati di Rosetta sulla cometa 67/p Churyumov-Gerasimenko riaccendono la discussione su questo interrogativo. Proviene dagli asteroidi, dalle comete? Come si fa a capirlo?. In certo qual modo l’acqua ha una sua “firma”, il rapporto tra il Deuterio, isotopo dell’Idrogeno, e l’Idrogeno stesso (rapporto D/H). Questo rapporto, molto piccolo, sulla Terra è 1.56 ×10–4,  tradotto in parole semplici 1,56 atomi di Deuterio ogni 10.000 atomi di Idrogeno. Lo stesso rapporto misurato dalla missione Rosetta sulla cometa 67/P è 5,3 ogni 10.000, dunque significativamente maggiore, più del triplo. Al contrario, guardando attentamente il grafico, si vede come il rapporto D/H degli asteroidi è molto vicino al valore terrestre (si osservi anche come su Giove e Saturno il rapporto è molto basso). Dunque si rafforza la tesi che l’acqua terrestre si provenuta dall’intenso bombardamento primordiale di asteroidi che ha compito il nostri pianeta soprattutto nei primi due miliardi di anni della sua lunga esistenza.

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il risultato di Rosetta mostra anche come anche nelle comete questo rapporto sia variabile, ad indicare che l’acqua primordiale della nebulosa da cui è nato il nostro sistema solare aveva caratteristiche differenti a distanze differenti dal Sole. Per saperne di più: ROSETTA FUELS DEBATE ON ORIGIN OF EARTH’S OCEANS

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Parte la costruzione di E-ELT

Via libera definitivo alla costruzione del più grande telescopio del mondo. Si chiama E-ELT, acronimo di European Extremely Large Telescope, letteralmente Telescopio Europeo Estremamente Grande. L’E-ELT sarà un telescopio ottico e infrarosso di 39 metri di apertura sito sul Cerro Armazones nel deserto cileno di Atacama, a 20 chilometri dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO sul Cerro Paranal. Sarà il più grande “occhio del mondo rivolto al cielo”.

Rendering del grande telescopio. L'apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Rendering del grande telescopio. L’apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Questo telescopio permetterà di effettuare straordinarie scoperte scientifiche nel campo degli esopianeti, della composizione stellare delle galassie vicine e dell’Universo profondo.  Per saperne di più: Semaforo Verde per la costruzione dell’E-ELT

 

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