Le due facce di Marte.

Perché Marte presente due facce, cioè un evidente dimorfismo tra l’emisfero nord e quello sud? Si può vedere dall’immagine, una elaborazione altimetrica del pianeta fatta dalla NASA, che la parte nord è dominata da pianure, in blu, mentre la parte sud, in marrone e rosso, da altopiani piuttosto accidentati. Un team di geofisici dell’Università di Zurigo, guidati dall’italiano Giovanni Leone, propone una soluzione: Marte ha subito nei primi milioni di anni della sua esistenza, un violento impatto che ha colpito il polo sud. Questo evento traumatico avrebbe generato un oceano di magma estesosi poi per tutto l’emisfero meridionale. La massa dell’asteroide, stimata superiore a un decimo di quella di Marte, ha generato energia sufficiente a innescare un processo di cui gli altopiani rocciosi, oggi ben visibili sulla superficie del Pianeta Rosso, sono il risultato finale.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

L’evento avrebbe azzerato il campo magnetico marziano, privando il pianeta di protezione rispetto al vento solare, rendendo il pianeta sterile e inospitale per la vita. Il modello spiega bene l’evoluzione dei due emisferi e la scomparsa di quasi tutta l’acqua marziana. Per saperne di più: Perché Marte ha due facce.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

Una stella con 5 pianeti rocciosi.

Il sistema solare Kepler 444 ha cinque pianeti di dimensioni comparabili con la Terra. È tra i più vecchi sistemi solari conosciuti, ha infatti la rispettabile età di 11,5 miliardi di anni e, quando si è formato, l’universo aveva soltanto 2,2 miliardi di anni. Distante da noi 117 anni luce, la stella è una nana rossa e le orbite dei cinque pianeti sono piuttosto strette, inferiori a un quinto dell’orbita di Mercurio.

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Un sistema dunque troppo caldo perché possa ospitare la vita. Tuttavia la scoperta conferma il fatto che i pianeti possono essersi formati anche diversi miliardi di anni prima della Terra e che quindi la vita nell’universo può essere comparsa qua e là in epoche molto distanti.  Per saperne di più: Un’altra Terra e un altro Sole?

 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Uno stargate nella Via Lattea?

Ricordate il wormhole del film Interstellar? Bene, potrebbe essercene uno nella Via Lattea, addirittura “stabile e navigabile”. Lo annuncia un articolo, apparso su Annals of Physics e rilanciato da Le Scienze, ad opera di autorevoli studiosi, tra i quali anche astrofisici italiani. Paolo Santucci, della SISSA di Trieste, afferma che sulla base delle conoscenze della distribuzione della materia oscura nella Via Lattea e del modello standard sul Big Bang, la nostra galassia potrebbe ospitare un enorme wormhole, per l’appunto “stabile e navigabile”.

Forse davvero esistono, chissà...

Forse davvero esistono, chissà…

 

I tunnel spaziotemporali, chiamati anche ponti di Einstein-Rosen, sono previsti dalla Relatività generale, ma la novità di questo nuovo studio risiede nel nuovo approccio con cui viene trattata la materia oscura, che potrebbe avere una natura strettamente correlata con i wormholes. Per saperne di più: SISSA: Dentro al grande wormhole.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui wormholes.

Tre nuovi pianeti extrasolari

Tre nuovi pianeti sono stati scoperti dalla sonda Kepler della NASA. La scoperta è stata fatta nella nuova configurazione della missione, dopo che la sonda aveva subito l’avaria di due giroscopi su quattro, con pregiudizio della stabilità e precisione di puntamento. I tre nuovi pianeti sono quindi un successo della riconfigurazione della missione, chiamata K2. La stella in questione si chiama EPIC 201367065, è una nana rossa con circa la metà della massa del Sole e dista circa 150 anni luce da noi. Rientra nella top 10 dei sistemi solari più vicini. I tre pianeti misurano rispettivamente 2,1, 1,7 e 1,5 volte il diametro terrestre. Il più piccolo è nella zona abitabile, alla giusta distanza dalla stella che determina condizioni di temperatura superficiale simili al nostro pianeta.

Un sistema alieno, visto dall'artista Dan Durda.

Un sistema alieno, visto dall’artista Dan Durda.

Si ritiene, in base al numero di pianeti trovati nella zona abitabile, che nella Via Lattea possano esservi almeno 40 miliardi di tali pianeti. Per saperne di più: Three nearly Earth-size planets found orbiting nearby star

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Asteroide in avvicinamento!

Un asteroide intersecherà l’orbita della Terra il 26 gennaio prossimo. Niente paura, passerà a 1,2 milioni di km di distanza, circa tre volte la distanza della Luna. Si chiama 2004 BL86 e ha un diametro di circa 500 metri. L’asteroide venne scoperto nel 2004 dal telescopio del Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR), dedicato proprio alla ricerca di asteroidi pericolosi per la terra, che si trova a White Sands, nel New Mexico.

L'orbita dell'asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

L’orbita dell’asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

Per saperne di più: Asteroid to Fly By Earth Safely on January 26.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dallo spazio profondo.

 

Scoperto il millesimo pianeta extrasolare dalla sonda Kepler

La scoperta del millesimo pianeta estrasolare accertato è stata annunciata dal team della sonda Kepler della NASA. A questi si aggiungono oltre 4000 candidati pianeti in corso di verifica e di conferma. Le scoperte sono tutte riferite a un campione di 150.000 stelle che la sonda ha monitorato per circa 4 anni. Tre dei nuovi pianeti confermati sono nella zona abitabile, cioè alla distanza dalla stella madre compatibile con temperature di 15°C, come la Terra. Di questi tre, due sono rocciosi, di tipo terrestre. Si chiamano Kepler-438b (distante 475 anni luce) e Kepler-442b (distante 1.100 anni luce).

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Entrambi sono poco più grandi della Terra, 1,5 volte il primo e 1,33 volte il secondo. Per saperne di più: NASA’s Kepler Marks 1,000th Exoplanet Discovery, Uncovers More Small Worlds in Habitable Zones

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