Una stella con 5 pianeti rocciosi.

Il sistema solare Kepler 444 ha cinque pianeti di dimensioni comparabili con la Terra. È tra i più vecchi sistemi solari conosciuti, ha infatti la rispettabile età di 11,5 miliardi di anni e, quando si è formato, l’universo aveva soltanto 2,2 miliardi di anni. Distante da noi 117 anni luce, la stella è una nana rossa e le orbite dei cinque pianeti sono piuttosto strette, inferiori a un quinto dell’orbita di Mercurio.

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Un sistema dunque troppo caldo perché possa ospitare la vita. Tuttavia la scoperta conferma il fatto che i pianeti possono essersi formati anche diversi miliardi di anni prima della Terra e che quindi la vita nell’universo può essere comparsa qua e là in epoche molto distanti.  Per saperne di più: Un’altra Terra e un altro Sole?

 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Uno stargate nella Via Lattea?

Ricordate il wormhole del film Interstellar? Bene, potrebbe essercene uno nella Via Lattea, addirittura “stabile e navigabile”. Lo annuncia un articolo, apparso su Annals of Physics e rilanciato da Le Scienze, ad opera di autorevoli studiosi, tra i quali anche astrofisici italiani. Paolo Santucci, della SISSA di Trieste, afferma che sulla base delle conoscenze della distribuzione della materia oscura nella Via Lattea e del modello standard sul Big Bang, la nostra galassia potrebbe ospitare un enorme wormhole, per l’appunto “stabile e navigabile”.

Forse davvero esistono, chissà...

Forse davvero esistono, chissà…

 

I tunnel spaziotemporali, chiamati anche ponti di Einstein-Rosen, sono previsti dalla Relatività generale, ma la novità di questo nuovo studio risiede nel nuovo approccio con cui viene trattata la materia oscura, che potrebbe avere una natura strettamente correlata con i wormholes. Per saperne di più: SISSA: Dentro al grande wormhole.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui wormholes.

Tre nuovi pianeti extrasolari

Tre nuovi pianeti sono stati scoperti dalla sonda Kepler della NASA. La scoperta è stata fatta nella nuova configurazione della missione, dopo che la sonda aveva subito l’avaria di due giroscopi su quattro, con pregiudizio della stabilità e precisione di puntamento. I tre nuovi pianeti sono quindi un successo della riconfigurazione della missione, chiamata K2. La stella in questione si chiama EPIC 201367065, è una nana rossa con circa la metà della massa del Sole e dista circa 150 anni luce da noi. Rientra nella top 10 dei sistemi solari più vicini. I tre pianeti misurano rispettivamente 2,1, 1,7 e 1,5 volte il diametro terrestre. Il più piccolo è nella zona abitabile, alla giusta distanza dalla stella che determina condizioni di temperatura superficiale simili al nostro pianeta.

Un sistema alieno, visto dall'artista Dan Durda.

Un sistema alieno, visto dall’artista Dan Durda.

Si ritiene, in base al numero di pianeti trovati nella zona abitabile, che nella Via Lattea possano esservi almeno 40 miliardi di tali pianeti. Per saperne di più: Three nearly Earth-size planets found orbiting nearby star

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Asteroide in avvicinamento!

Un asteroide intersecherà l’orbita della Terra il 26 gennaio prossimo. Niente paura, passerà a 1,2 milioni di km di distanza, circa tre volte la distanza della Luna. Si chiama 2004 BL86 e ha un diametro di circa 500 metri. L’asteroide venne scoperto nel 2004 dal telescopio del Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR), dedicato proprio alla ricerca di asteroidi pericolosi per la terra, che si trova a White Sands, nel New Mexico.

L'orbita dell'asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

L’orbita dell’asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

Per saperne di più: Asteroid to Fly By Earth Safely on January 26.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dallo spazio profondo.

 

Scoperto il millesimo pianeta extrasolare dalla sonda Kepler

La scoperta del millesimo pianeta estrasolare accertato è stata annunciata dal team della sonda Kepler della NASA. A questi si aggiungono oltre 4000 candidati pianeti in corso di verifica e di conferma. Le scoperte sono tutte riferite a un campione di 150.000 stelle che la sonda ha monitorato per circa 4 anni. Tre dei nuovi pianeti confermati sono nella zona abitabile, cioè alla distanza dalla stella madre compatibile con temperature di 15°C, come la Terra. Di questi tre, due sono rocciosi, di tipo terrestre. Si chiamano Kepler-438b (distante 475 anni luce) e Kepler-442b (distante 1.100 anni luce).

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Entrambi sono poco più grandi della Terra, 1,5 volte il primo e 1,33 volte il secondo. Per saperne di più: NASA’s Kepler Marks 1,000th Exoplanet Discovery, Uncovers More Small Worlds in Habitable Zones

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Metano su Marte

Metano su Marte, lo comunica la sonda Curiosity al lavoro sul pianeta rosso da oltre due anni. Non è una novità, altre sonde avevano dato la stessa notizia. Esclusa l’origine vulcanica (il sito dove si trova la sonda non presenta segni di passata attività vulcanica), restano due soli colpevoli: geofisica o biologia? Pur essendo molto bassa la concentrazione di metano osservata, la sua origine resta per ora ignota, anche se, considerate le condizioni ambientali di Marte, gli addetti ai lavori ritengono possibile una origine geologica.

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Per saperne di più: Metano su Marte, non c’è da stupirsi.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

Giovani stelle blu in M47

Verrebbe quasi voglia di metterle sull’albero di Natale: è il giovane ammasso aperto di stelle blu brillanti noto come M47. L’immagine è stata ottenuta con la camera WFI (Wide Field Imager) installata sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla in Cile, nell’ambito del programma Gemme Cosmiche. Messier 47 si trova a circa 1600 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Poppa (quella della nave mitologica Argo). È stato notato per la prima volta poco prima del 1664 dall’astronomo italiano Giovanni Battista Hodierna e successivamente scoperto indipendetemente da Charles Messier, che sembra non fosse a conoscenza delle osservazioni precedenti di Hodierna.  Anche se è brillante e facile da vedere, Messier 47 è uno degli ammassi aperti meno densamente popolato.

L'ammasso aperto M47. Crediti: ESO

L’ammasso aperto M47. Crediti: ESO

Sono visibili solo una cinquantina di stelle in una regione di circa 12 anni luce, a confronto con altri oggetti simili che possono contenere migliaia di stelle. Per saperne di più: Le stelle calde e blu di Messier 47.

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Quale è l’origine dell’acqua dei nostri oceani? I risultati di Rosetta sulla cometa 67/p Churyumov-Gerasimenko riaccendono la discussione su questo interrogativo. Proviene dagli asteroidi, dalle comete? Come si fa a capirlo?. In certo qual modo l’acqua ha una sua “firma”, il rapporto tra il Deuterio, isotopo dell’Idrogeno, e l’Idrogeno stesso (rapporto D/H). Questo rapporto, molto piccolo, sulla Terra è 1.56 ×10–4,  tradotto in parole semplici 1,56 atomi di Deuterio ogni 10.000 atomi di Idrogeno. Lo stesso rapporto misurato dalla missione Rosetta sulla cometa 67/P è 5,3 ogni 10.000, dunque significativamente maggiore, più del triplo. Al contrario, guardando attentamente il grafico, si vede come il rapporto D/H degli asteroidi è molto vicino al valore terrestre (si osservi anche come su Giove e Saturno il rapporto è molto basso). Dunque si rafforza la tesi che l’acqua terrestre si provenuta dall’intenso bombardamento primordiale di asteroidi che ha compito il nostri pianeta soprattutto nei primi due miliardi di anni della sua lunga esistenza.

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il grafico riportato in figura mostra i differenti rapporti D/H riscontrati nel sistema solare. A destra il risultato di Rosetta sulla cometa 67/P. Crediti: ESA/ATG medialab; Cometa: ESA/Rosetta/NavCam; Dati: Altwegg et al. 2014

Il risultato di Rosetta mostra anche come anche nelle comete questo rapporto sia variabile, ad indicare che l’acqua primordiale della nebulosa da cui è nato il nostro sistema solare aveva caratteristiche differenti a distanze differenti dal Sole. Per saperne di più: ROSETTA FUELS DEBATE ON ORIGIN OF EARTH’S OCEANS

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dalla missione Rosetta.

Parte la costruzione di E-ELT

Via libera definitivo alla costruzione del più grande telescopio del mondo. Si chiama E-ELT, acronimo di European Extremely Large Telescope, letteralmente Telescopio Europeo Estremamente Grande. L’E-ELT sarà un telescopio ottico e infrarosso di 39 metri di apertura sito sul Cerro Armazones nel deserto cileno di Atacama, a 20 chilometri dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO sul Cerro Paranal. Sarà il più grande “occhio del mondo rivolto al cielo”.

Rendering del grande telescopio. L'apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Rendering del grande telescopio. L’apertura della cupola sarà di circa 50 metri. Crediti: ESO/L. Calçada

Questo telescopio permetterà di effettuare straordinarie scoperte scientifiche nel campo degli esopianeti, della composizione stellare delle galassie vicine e dell’Universo profondo.  Per saperne di più: Semaforo Verde per la costruzione dell’E-ELT

 

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Il DNA sopravvive ai voli spaziali

Molecole di DNA, disposte sulla superficie esterna di un razzo, sono sopravvisute ad un volo spaziale. Un gruppo di scienziati dell’Università di Zurigo, dopo aver realizzato una sorta di vernice contenente molecole di DNA, ha “verniciato” la superficie esterna di un razzo che è stato lanciato nello spazio fino a una altezza di 270 km. Al rientro in atmosfera, il razzo si è scaldato fino a 1000°C, ma i controlli successivi hanno mostrato che il DNA è sopravvissuto in diversi punti della sua superficie.

Il lancio del razzo usato per il test.

Il lancio del razzo TEXUS-49, usato per il test.

Se il risultato può essere emozionante per i fan della panspermia, la teoria secondo la quale la vita sulla Terra è stata seminata da microbi provenienti dallo spazio, pone invece un serio problema sul rischio opposto, cioè che andando a cercare la vita su altri pianeti, siamo proprio noi a contaminarli con forme di vita terrestri, quali microbi, batteri e molecole essenziali per la vita. Per saperne di più:  Finding aliens harder now we know DNA survives space

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