Il DNA sopravvive ai voli spaziali

Molecole di DNA, disposte sulla superficie esterna di un razzo, sono sopravvisute ad un volo spaziale. Un gruppo di scienziati dell’Università di Zurigo, dopo aver realizzato una sorta di vernice contenente molecole di DNA, ha “verniciato” la superficie esterna di un razzo che è stato lanciato nello spazio fino a una altezza di 270 km. Al rientro in atmosfera, il razzo si è scaldato fino a 1000°C, ma i controlli successivi hanno mostrato che il DNA è sopravvissuto in diversi punti della sua superficie.

Il lancio del razzo usato per il test.

Il lancio del razzo TEXUS-49, usato per il test.

Se il risultato può essere emozionante per i fan della panspermia, la teoria secondo la quale la vita sulla Terra è stata seminata da microbi provenienti dallo spazio, pone invece un serio problema sul rischio opposto, cioè che andando a cercare la vita su altri pianeti, siamo proprio noi a contaminarli con forme di vita terrestri, quali microbi, batteri e molecole essenziali per la vita. Per saperne di più:  Finding aliens harder now we know DNA survives space

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Il DNA dei dinosauri può essere estratto dalle ossa fossili ?

Sembra proprio che sia impossibile. Il DNA non si conserva tanto lungo, cioè non per 65 milioni di anni nel caso dei dinosauri. Un articolo pubblicato oggi su Nature riporta lo studio di una squadra di paleogenetisti che hanno affrontato il problema della durata nel tempo della molecola di DNA. Sappiamo che, dopo la morte delle cellule, l’azione di enzimi, di microorganismi e dell’acqua provoca il lento decadimento delle molecole organiche complesse, frammentando la lunga molecola di DNA tanto che, dopo molti anni è impossibile determinare il codice genetico dell’organismo scomparso. Dopo quanti anni questo è inevitabile ? Gli autori della ricerca hanno studiato il DNA di uno specifico animale estinto, il Moa, il gigantesco uccello vissuto in Nuova Zelanda fino all’arrivo dei Maori, oltre 800 anni fa. Hanno esaminato 158 campioni di moa, le cui ossa risalivano a periodi differenti, collocabili tra i 600 e gli 8000 anni fa.  I campioni erano in condizioni di conservazione equivalenti e provenienti da un’area ristretta, entro un raggio di 5 chilometri.

Sono quattro le specie di Moa conosciute e, come si può vedere da questa immagine, era un vero gigante.
Fonte: Wikimedia Commons

Dallo studio risulta che il DNA ha un “tempo di dimezzamento” di 521 anni, cioè in quell’arco di tempo la metà dei legami della lunga catena si spezza. Dopo altri 521 anni si spezza la metà dei legami rimanenti e così via, finchè i frammenti diventano tanto piccoli da impedire il recupero dell’informazione genetica.
Il team di paleogenetisti ritiene che, nelle condizioni ideali, la molecola di DNA possa conservare informazioni genetiche leggibili per 1-2 milioni di anni. E’ comunque una buona notizia, almeno per i mammuth e gli altri animali estinti entro quei 2 milioni di anni. Si potrà “riportarne in vita” qualcuno ?

Per saperne di più: DNA has a 521-year half-life

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