Ecco dove atterrerà Philae sulla cometa

È stato scelto il sito dove atterrerà la sonda Philae sulla cometa Churyumov-Gerasimenko il prossimo 12 novembre. L’annuncio è stato fatto oggi nella conferenza stampa convocata dall’Agenzia Spaziale Europea. “Come abbiamo potuto vedere dalle immagini ravvicinate degli ultimi giorni, la superficie della cometa è scientificamente molto ricca ed emozionante, ma è anche una sfida dal punto di vista delle manovre di approdo” ha dichiarato Stephan Ulamec, responsabile del lander Philae presso il DLR German Aerospace Center.     Il sito è stato scelto anche perché garantisce una buona insolazione, indispensabile per i funzionamento del lander Philae.

Ecco il sito dove atterrerà Philae, il lander della sonda Rosetta.  Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Ecco il sito dove atterrerà Philae, il lander della sonda Rosetta. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

La missione Rosetta entra dunque nella sua fase più interessante ed emozionante: lo studio diretto con una sonda in loco per la prima volta nella storia. Rosetta: scelto il punto di approdo!

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità su Rosetta.

Il selfie di Rosetta

Ecco il selfie di Rosetta, la sonda europea che ha raggiunto la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko (visibile sullo sfondo) dopo una trasvolata interplanetaria durata 10 anni.  Nel prossimo mese di novembre il lander Philae si staccherà da Rosetta per “atterrare” sulla cometa. Il sito dell’atterraggio è allo studio e una decisione verrà presa dal team di controllo della missione entro il prossimo 15 settembre. La fotografia è stata ripresa proprio dal lander Philae che dispone di ben 10 strumenti di analisi per lo studio della cometa. Altri 11 strumenti sono a bordo di Rosetta.

Parte della sonda Rosetta con uno dei pannelli solari. Sullo sfondo il nucleo della cometa. Crediti: ESA/Rosetta/Philae/CIVA

Parte della sonda Rosetta con uno dei pannelli solari. Sullo sfondo il nucleo della cometa.
Crediti: ESA/Rosetta/Philae/CIVA

La cometa verrà seguita nel suo avvicinamento al Sole per studiarne la dinamica e la natura del nucleo che fornirà importanti informazioni sulla materia primordiale del sistema solare. Per saperne di più: Missione Rosetta – ESA.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Rosetta.

 

Pan, una piccola luna molto speciale

Osservate il puntino all’interno della banda scura degli anelli di Saturno: è la piccola luna Pan, che tiene in ordine la Divisione di Encke.  Pan è molto piccola, appena 28 km di diametro, ma con la sua debole gravità,  mantiene libera la divisione di Encke rimandando indietro le particelle di ghiaccio che si allontanano dall’anello. Dentro gli anelli di Saturno vi sono altre lune che svolgono questo compito (Prometeo e Pandora), da cui il loro nome di satelliti “pastori”.

La piccola luna Pan, all'interno della divisione di Encke negli anelli di Saturno.  Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

La piccola luna Pan, all’interno della divisione di Encke negli anelli di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

La fotografia è stata ripresa dalla sonda Cassini lo scorso mese di maggio. Cassini è in orbita su Saturno da 10 anni e continua a mandare importanti informazioni sul gigante con gli anelli. Per saperne di più:  Cassini solstice mission.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Saturno.

Nuova spettacolare immagine di galassie lontanissime

Il Telescopio Spaziale Hubble ha ripreso una nuova sequenza di immagini di un campo di galassie lontanissime, sono tra le prime galassie formatesi dopo il big bang. Le galassie che si vedono nella foto hanno una distanza compresa tra 1 miliardo di anni luce, le più vicine, e oltre 12 miliardi di anni luce le più lontane.

Il campo di galassie del progetto UVUDF mostra oltre 10.000 galassie in un angolo pari a un centesimo di Luna piena. Crediti: NASAS, ESA

Il campo di galassie del progetto UVUDF mostra oltre 10.000 galassie in un angolo pari a un centesimo di Luna piena. Crediti: NASAS, ESA

L’immagine combina riprese effettuate nell’infrarosso, nel visibile e nell’ultravioletto ed è il risultato di 841 orbite del telescopio spaziale, nell’ambito del progetto Ultraviolet Coverage of the Hubble Ultra Deep Field (UVUDF). Per saperne di più: Hubble unveils a colourful view of the Universe

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

La Grande Macchia Rossa di Giove si sta restringendo

La Grande Macchia Rossa di Giove si sta restringendo. Questo enorme uragano dalla forma ovale, conosciuto da almeno tre secoli, tanto grande da poter contenere tre volte la Terra, sta cambiando dimensione e forma. Da un diametro iniziale di 41.000 km, misurato alla fine dell’800, è sceso a meno di 16.500 km e ha assunto una forma quasi circolare. Già a partire dal 2012 le osservazioni amatoriali del pianeta avevano segnalato la rapidità del restringimento, al ritmo di 1000 km all’anno.

Nelle immagini dell'Hubble Space Telescope, il cambiamento di dimensione della Grande Macchia Rossa  nel 1995, 2009 e 2014. Crediti: NASA, ESA

Nelle immagini dell’Hubble Space Telescope, il cambiamento di dimensione della Grande Macchia Rossa nel 1995, 2009 e 2014. Crediti: NASA, ESA

Non è nota la causa di questa evoluzione, anche se si sospetta che parte dell’energia dell’uragano sia assorbita da numerosi piccoli vortici ai lati della macchia rossa. Per saperne di più: The shrinking of Jupiter’s Great Red Spot

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Un’epica alluvione su Marte

Molto tempo fa un lago riempiva Il grande cratere marziano Aram Chaos, largo circa 200 km. Poi la temperatura si è abbassata e il lago si è ghiacciato. Nel corso di milioni di anni il ghiaccio è stato ricoperto da uno spesso strato di sedimenti, poi il calore delle profondità marziane ha sciolto in parte il ghiaccio provocando un crollo della copertura di sedimenti, l’apertura di una via di fuga (Aram Valley) per l’acqua che ha creato e inondato un canale (Ares Vallis) largo 10 km e profondo due. 90.000 km cubi di acqua sono defluiti attraverso il canale. Nella zona potrebbero essere rimaste tracce fossili di forme di vita primordiali.

Il cratere Aram Chaos con sulla detta la via di fuga per l'acqua e il grande canale scavato dall'alluvione. Crediti: ESA-Mars Express

Il cratere Aram Chaos con sulla detta la via di fuga per l’acqua e il grande canale scavato dall’alluvione. Crediti: ESA-Mars Express

Nella zona potrebbero essere rimaste tracce fossili di forme di vita primordiali. Questa la ricostruzione dell’origine delle formazioni che si osservano su Aram Chaos fornita recentemente dall’Università di Tucson in Arizona. Per saperne di più: Epic Mars flooding triggered by collapsed crater lake.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

 

Effluvi di fluidi da un impatto su Marte

Questa immagine, ripresa dalla sonda europea Mars Express, mostra come solo impatti sufficientemente potenti possono fondere il ghiaccio che si trova nel sottosuolo marziano. Questo cratere, che si trova nella Fossa di Efesto, ha un diametro di 20 km. Si può osservare come la materia eiettata dall’impatto avesse un carattere fluido, come del fango, che ha inondato i dintorni immediati del cratere. Le parti più fluide hanno scavato dei canali che si diramano ai due lati del cratere.

I "canali fluviali" scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall'impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

I “canali fluviali” scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall’impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

 

Nell’immagine si osservano numerosi crateri minori: questi impatti non hanno raggiunto il ghiaccio sottostante e non hanno dato luogo alle formazioni simili a canali fluviali prodotte dal cratere maggiore. Per saperne di più: THE FLOOD AFTER THE IMPACT.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Marte

Emissioni di vapore acqueo su Cerere

Dalla fredda e remota fascia degli asteroidi arriva un’importante novità: su Cerere si osservano delle emissioni di vapore acqueo. Cerere, considerato oggi un pianeta nano, è il maggiore degli asteroidi ed ha una ben evidente geometria sferica. La scoperta è stata fatta col telescopio Herschel dell ESA e le emissioni di vapore paiono provenire da due aree più scure collocate alle medie latitudini. Quale sia la causa di queste emissioni non è chiaro ma, fortunatamente la sonda DAWN della NASA, che ha già visitato Vesta due anni fa, raggiungerà Cerere nel 2015 e potrà chiarire l’origine del fenomeno e contribuire alla conoscenza del come l’acqua è stata distribuita nel sistema solare, inclusa la Terra. Altra questione da chiarire è quale sia la fonte energetica del riscaldamento del pianetino.

Una visione artistica delle emissioni d'acqua su Cerere. Crediti: ESA/ATG medialab

Una visione artistica delle emissioni d’acqua su Cerere. Crediti: ESA/ATG medialab

In altri due casi, Europa su Giove ed Enceladus su Saturno, sono le forze di marea generate dalla gravità del pianeta gigante, ma questa non è la condizioni in cui si trova Cerere. Inoltre Cerere dispone di molta più acqua di Vesta e ciò suggerisce che si siano formati in parti diverse del sistema solare per poi migrare nelle attuali posizioni. Per saperne di più: Herschel discovers water vapour on Ceres

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Svegliati Rosetta!

Wake up Rosetta! Chi è Rosetta che deve svegliarsi? È la sonda interplanetaria lanciata il 2 marzo del 2004 per raggiungere la cometa  67P/Churyumov-Gerasimenko. Il 20 gennaio prossimo la sonda verrà risvegliata ed inizieranno le manovre per la parte finale della missione. Rosetta raggiungerà la cometa e gli orbiterà attorno stabilmente. A novembre, dopo un volo durato più di 10 anni, rilascerà una mini sonda che “atterrerà” sulla cometa.  Non mancherà la suspence quando verrà inviato il comando di risveglio che impiegherà 45 minuti per percorrere gli 800 milioni di chilometri che ci separano dalla sonda, con un’attesa totale di un’ora e mezza per ricevere la risposta al comando.  Rosetta è lunga tre metri e ha una massa di 1200 kg, escluso il combustibile. Il lander, che si chiama Philae, pesa solo 27 kg e userà degli arpioni per restare attaccato al nucleo cometario, la cui gravità è troppo debole per trattenerlo.

Rosetta e il lander Philae al loro arrivo sulla cometa il prossimo novembre. Crediti: ESA–C. Carreau/ATG medialab

Rosetta e il lander Philae al loro arrivo sulla cometa il prossimo novembre. Crediti: ESA–C. Carreau/ATG medialab

Insomma, sono in arrivo importanti novità sulle comete e Rosetta è la prima missione così completa e audace, e che sfidando le insidie dei detriti della chioma cometaria non mancherà di mostrarci la spettacolarità di questo appuntamento scientifico. Per saperne di più: Wake up, Rosetta! Il risveglio della cacciatrice di comete.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutti gli avanzamenti della missione Rosetta.

 

La vita terrestre può aver raggiunto le lune di Giove e Saturno?

Mentre la sonda Curiosity ci invia conferme di un ambiente adatto alla vita nel lontano passato marziano, un recente studio considera la possibilità che dalla Terra e da Marte la vita possa aver raggiunto il sistema solare esterno e in particolare quelle lune di Giove e Saturno dove una qualche possibilità di sviluppo potrebbe esserci stata. Lo studio valuta la quantità di materiale che, nel corso degli ultimi 3,5 miliardi di anni, possa essere stata scagliata nel cosmo da violenti impatti di meteoriti. Non si tratta di piccole cifre. Si stima infatti che l’equivalente di 83.000 meteoriti partiti in questo modo dalla Terra abbiano raggiunto il sistema di Giove, mentre da Marte sarebbero circa 320.000.

Le quattro lune galileiane di Giove potrebbero essere state raggiunte da elementari forme di vita terrestri.

Le quattro lune galileiane di Giove potrebbero essere state raggiunte da elementari forme di vita terrestri.

Analogamente si valuta che le principali lune di Giove e Saturno dovrebbero aver ricevuto almeno 10 impatti dalla Terra e da Marte. Se forme elementari di vita possano essere sopravvissute a simili viaggi interplanetari durati milioni di anni è questione aperta e rilevante, perché questi meteoriti potrebbero essere anche ricaduti sulla Terra dopo che questa è stata investita da tremende estinzioni di massa, favorendo la ripresa della vita stessa. Per saperne di più: Moons of Jupiter and Saturn could have been seeded with life

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sulla vita nel sistema solare.