Il primo pianeta delle dimensioni della Terra in zona abitabile

Il nuovo pianeta di tipo terrestre collocato nella fascia della vita si chiama Kepler 186f. Orbita attorno a una stella più piccola del Sole con un periodo di 130 giorni e dista da noi 500 anni luce. Kepler 186f  è leggermente più grande della Terra (del 10%) ma la sua massa è sconosciuta. Il suo sistema si compone di altri 5 pianeti, tutti in orbita più interna e quindi molto caldi.

Il sistema Kepler 186 confrontato col nostro. La fascia verde indica la zona abitabile. Crediti: NASA

Il sistema Kepler 186 confrontato col nostro. La fascia verde indica la zona abitabile. Crediti: NASA

È ragionevole ritenere che Kepler 186f sia roccioso, anche se al momento non c’è certezza, informazione che arriverà con le misure spettroscopiche da terra. Per saperne di più: First Earth-Size Planet in ‘Habitable Zone’.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Allineamento di due esopianeti

I millenaristi del sistema solare Kepler 89 saranno in allarme: è in arrivo un allineamento planetario previsto per il 1 aprile del 2026.  I dati orbitali conosciuti dei due pianeti fanno desumere che già il 14 gennaio 2010 ci sia stato un allineamento, con i due pianeti che, visti dalla Terra, si eclissavano l’un l’altro. Il prossimo allineamento vedrà di due pianeti in eclisse per una durata di circa due ore.

Si moltiplicano le scoperte sui pianeti extrasolari.

Si moltiplicano le scoperte sui pianeti extrasolari.

Il fenomeno non riguarda l’intero sistema di Kepler 89, che dispone di quattro pianeti, più un quinto ancora da verificare. Per saperne di più: Rare exoplanet alignment set for April Fool’s Day 2026

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

La NASA annuncia la scoperta di 715 nuovi pianeti extrasolari

La missione Kepler della NASA ha annunciato lo scorso mercoledì la scoperta di 715 nuovi pianeti. Questi mondi di recente confermati orbitano intorno 305 stelle, rivelando una varietà di diversi sistemi solari simili al nostro. Circa il 95 per cento di questi pianeti sono più piccoli di Nettuno, che è quasi quattro volte le dimensioni della Terra. Questa scoperta segna un aumento significativo del numero di pianeti di piccole dimensioni più somiglianti alla Terra rispetto ai pianeti extrasolari precedentemente identificati.  “Il team di Kepler continua a stupire e ci emoziona con i risultati nella caccia ai pianeti”, ha dichiarato John Grunsfeld , amministratore associato per il Science Mission Directorate della NASA a Washington. “Questi nuovi pianeti e sistemi solari somiglianti al nostro, preannunciano un grande futuro per il prossimo telescopio spaziale, il James Webb Space Telescope,  che lavorerà anche nella caratterizzazione dei nuovi mondi”.

Immagine artistica di una super-Terra.

Immagine artistica di una super-Terra.

Con questo nuovo risultato della missione Kepler il numero complessivo di pianeti extrasolari accertati si avvicina a 1700. Per saperne di più: NASA’s Kepler Mission Announces a Planet Bonanza, 715 New Worlds

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Scoperto un pianeta in una stella simile al Sole

Si susseguono le scoperte di nuovi pianeti extrasolari. Questa volta è stato il cacciatore di pianeti HARPS, dell’ESO, in Cile e ha per protagonisti anche scienziati italiani. “Nell’ammasso stellare Messier 67 le stelle hanno più o meno la stessa età e composizione del Sole. Ciò lo rende un laboratorio perfetto per studiare quanti pianeti si formano in questo ambiente affollato e se si formano preferenzialmente intorno a stelle più o meno massicce.” Ha commentato Anna Brucalassi del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics e prima autrice del lavoro. Dunque il nuovo pianeta è stato scoperto nell’ammasso aperto M67, visibile anche con piccoli strumenti nella costellazione del Cancro e distante 2500 anni luce dalla Terra.

Una rappresentazione artistica del pianeta gigante gassoso scoperto nella gemella del Sole nell'ammasso M67. Crediti: ESO/L. Calçada

Una rappresentazione artistica del pianeta gigante gassoso scoperto nella gemella del Sole nell’ammasso M67. Crediti: ESO/L. Calçada

In questo ammasso sono stati scoperti tre pianeti, di cui uno in una stella in tutto e per tutto simile al Sole e questa è la vera novità. Si tratta di un gigante gassoso caldo che impiega 122 giorni per completare la sua orbita. Gli altri due sono più piccoli (un terzo della massa di Giove) e sono ancora più caldi, con periodi orbitali di sette e cinque giorni. Per saperne di più: Il primo pianeta trovato intorno a un gemello del Sole in un ammasso stellare.

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui nuovi pianeti extrasolari.

Un pianeta doppiamente alieno

Ha la massa della Terra, ma non le somiglia affatto. Questo misterioso pianeta si chiama KOI-314c e sorprende per le sue caratteristiche. Troppo caldo per disporre di acqua liquida, ha un raggio del 60% maggiore di quello terrestre. Sembra che la sua vasta atmosfera sia composta di idrogeno ed elio. Più che a un lontano cugino della Terra somiglia a un nipotino di Urano o Nettuno. La sua temperatura superficiale è di 104°C e orbita attorno a una nana rossa con un periodo di 23 giorni.

Il nuovo pianeta ha la massa della Terra, ma un raggio maggiore del 60%.

Il nuovo pianeta ha la massa della Terra, ma un raggio maggiore del 60%.

Resta un enigma la sua densa atmosfera con una massa del pianeta così piccola. Si conferma che il nostro sistema solare sia un’eccezione, non una regola. Per saperne di più: Earth-mass exoplanet is no Earth twin

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

La prima mappa interattiva dei pianeti abitabili della Via Lattea

Quanti pianeti abitabili ci sono nella Via Lattea ? Oggi è possibile dare una risposta grazie al lavoro fatto dalla sonda Kepler, che ha accertato l’esistenza di 151 pianeti extrasolari, di cui meno di una decina abitabili, e identificato più di altri 3500 candidati fortemente probabili. Sono cifre modeste, ma Kepler ha studiato un numero ristrettissimo di stelle entro 3000 anni luce di distanza.

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all'interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all’interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Se soltanto ogni altro ambito equivalente della galassia contiene tanti pianeti abitabili quanto quelli trovati da Kepler in uno spazio ristretto, il numero di pianeti abitabili della Via Lattea sale fino a 15-30 miliardi. In proposito la rivista New Scientist ha realizzato una mappa interattiva che potete trovare qui.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Prima prova della presenza di acqua in un esopianeta

Si chiama  GJ1214b e si trova a quaranta anni luce di distanza nella costellazione dell’Ofiuco. Si tratta di una super-Terra, con raggio 2,6 volte quello terrestre e massa 6,5 volte maggiore. Ma non facciamoci illusioni sulla possibilità di poterci andare in vacanza, perché GJ1214b è un pianeta oceanico, completamente ricoperto d’acqua e la sua temperatura media è superiore a 120°C. La novità consiste nel fatto che gli astronomi al lavoro col telescopio giapponese Subaru, con una difficile analisi spettroscopica, hanno ottenuto la prova diretta della presenza di acqua nell’atmosfera del pianeta.

Una rappresentazione artistica del pianeta oceanico e della sua stella. Crediti: NASA, ESA, and D. Aguilar (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics)

Una rappresentazione artistica del pianeta oceanico e della sua stella. Crediti: NASA, ESA, and D. Aguilar (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics)

La sua stella è una nana rossa, molto più fredda del Sole, ma il pianeta ha un raggio orbitale che è un centesimo di quello terrestre e percorre la sua orbita in soli 1,56 giorni. Per saperne di più:  Blue Light Observations Indicate Water-Rich Atmosphere of a Super-Earth

Ma soprattutto venite al Planetario, potrete assistere allo show “Infiniti mondi alieni” che vi introdurrà alle nuove scoperte sui pianeti extrasolari. 

Il limite della nevi in un sistema planetario alieno

Le siete stati in montagna avrete osservato che, al di sopra di una certa altezza, questa è innevata e la linea di confine della neve è chiamata limite delle nevi o linea della neve. Allo stesso modo, considerando un generico sistema solare, spostandoci dalla stella verso l’esterno, la temperatura scende e, a una certa distanza che dipende dalla luminosità della stella, si trova la linea della neve oltre la quale l’acqua non può esistere allo stato liquido. Ebbene, la “linea delle nevi” è stata immortalata per la prima volta in un sistema planetario neonato, nel disco intorno alla stella simile al Sole TW Hydrae, consentendoci di avere nuove informazioni sulla formazione di pianeti e comete, sui fattori che decidono la loro composizione e sulla storia del Sistema Solare. I risultati sono stati pubblicati ieri sulla rivista Science Express.  Alcuni astronomi, utilizzando ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) hanno scattato la prima fotografia in assoluto del limite delle nevi in un sistema planetrio neonato. Oltre il limite della neve, procedendo verso l’esterno, la temperatura cala ancora e si congelano e diventano neve altre molecole, come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il monossido di carbonio (CO). Queste diverse “nevi” coprono i grani di polvere con un rivestimento appiccicoso che svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare i grani a superare la loro naturale tendenza a rompersi nelle collisioni: diventano così i mattoni fondamentali di pianeti e comete. La neve aumenta anche la quantità di materia solida disponibile e potrebbe velocizzare drasticamente il processo di formazione dei pianeti.

Rappresentazione artistica del limite della neve in TW Hydrae che mostra i grani di polvere ricoperti di ghiaccio d'acqua nella zona interna del disco (4,5-30 unità astronomiche, in blu) e di grani ricoperti di ghiaccio di monossido di carbonio nella zona esterna (>30 unità astronomiche, in verde). Il passaggio dal blu al verde segna il limite della neve di monossido di carbonio. La neve aiuta i grani di polvere ad aderire gli uni agli altri favorendo la formazione di pianeti e comete. Crediti: B. Saxton & A. Angelich/NRAO/AUI/NSF/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Rappresentazione artistica del limite della neve in TW Hydrae che mostra i grani di polvere ricoperti di ghiaccio d’acqua nella zona interna del disco (4,5-30 unità astronomiche, in blu) e di grani ricoperti di ghiaccio di monossido di carbonio nella zona esterna (>30 unità astronomiche, in verde). Il passaggio dal blu al verde segna il limite della neve di monossido di carbonio. La neve aiuta i grani di polvere ad aderire gli uni agli altri favorendo la formazione di pianeti e comete. Crediti: B. Saxton & A. Angelich/NRAO/AUI/NSF/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Ciascuno di questi limiti di neve – per acqua, anidride carbonica, metano e monossido di carbonio – potrebbe essere legato alla formazione di un particolare tipo di pianeta. Per esempio i pianeti rocciosi si formano all’interno del limite della neve d’acqua, più vicini alla stella, dove solo la polvere sopravvive. All’altro estremo si trovano i pianeti giganti, ghiacciati, che si formano al di là del limite della neve di monossido di carbonio.  Intorno a stelle simili al Sole, in un sistema planetario come il nostro, la linea della neve di acqua corrisponderebbe alla distanza tra le orbite di Marte e di Giove, mentre il limite della neve di monossido di carbonio corrisponderebbe all’orbita di Nettuno. Il limite della neve individuato da ALMA è il primo sguardo sulla linea della neve di monossido di carbonio intorno a TW Hydrae, una giovane stella a 175 anni luce dalla Terra. Gli astronomi pensano che questo sistema planetario nella sua infanzia condivida molte delle caratteristiche del Sistema Solare quando aveva solo pochi milioni di anni. Per saperne di più: Neve in un giovane sistema planetario

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Due pianeti che non dovevano esistere

Nell’ammasso stellare NGC 6811 gli astronomi hanno trovato due pianeti più piccoli di Nettuno orbitanti in una stella di tipo solare. Le stelle si formano in gruppi che in tempi rapidi, su scala astronomica s’intende, si disperdono. Così è andata per il nostro Sole, ma spesso gli ammassi stellari nativi sono molto grandi e restano tali per miliardi di anni. All’interno di questi ammassi lo spazio è attraversato da intensi venti stellari che disperdono la materia della formazione planetaria rendendoli luoghi non ideali per la formazione dei pianeti. Per questo è stata una sorpresa trovare questi due pianeti in una stella di NGC 6811. L’autore della pubblicazione, Soren Meibom di Harvard, ha dichiarato “abbiamo pensato che i pianeti non possano formarsi facilmente nell’ambiente difficile e stressante dei densi ammassi stellari, ma perché per lungo tempo non ne abbiamo trovato.”

Nell'ammasso NGC 6811 sono stati trovati due nuovi pianeti. Crediti: Michael Bachofner

Nell’ammasso NGC 6811 sono stati trovati due nuovi pianeti. Crediti: Michael Bachofner

I due pianeti sono stati trovati analizzando i dati della sonda Kepler e sono stati chiamati Kepler 66b e 67b. Costituiscono la prova che i pianeti possono formarsi anche in ambienti estremi ed ostili. Per saperne di più: First transiting planets in a star cluster discovered

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari

Scoperti tre pianeti abitabili in una stella vicina

In base a nuove osservazioni della stella Gliese 667C, gli astronomi dell’ESO hanno potuto stabilire che possiede almeno 6 pianeti, di cui ben tre nella zona abitabile. La stella Gliese 667C fa parte di un sistema  di tre stelle che si trova nella costellazione dello Scorpione, a soli 22 ani luce da noi, uno dei sistemi più vicini nei quali siano stati trovati dei pianeti. Alcuni dei pianeti erano già stati scoperti, ma le nuove osservazioni, combinate con le precedenti, hanno consentito di verificare che ben tre sono nella zona abitabile.

La disposizione dei 6 pianeti di Gliese667C. Crediti: ESO/M. Kornmesser

La disposizione dei 6 pianeti di Gliese667C. Crediti: ESO/M. Kornmesser

La stella ha poco più di un terzo della massa del Sole ed è la più piccola delle tre. La zona abitabile può contenere al massimo tre pianeti in un’orbita stabile, dunque Gliese 667 ha saturato la sua zona abitabile ed è il primo caso osservato. Per saperne di più: Tre pianeti nella zona abitabile di una stella vicina

Ma soprattutto venite al Planetario venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari