La Farfalla cosmica

Spesso gli oggetti più belli del cielo sono prodotti da stelle morenti, come la Nebulosa Farfalla, nata dalla morte di una stella di massa intermedia, circa cinque masse solari. Dista dalla Terra 3800 anni luce ed è stata fotografata, con i suoi caleidoscopici colori, dal telescopio spaziale Hubble. Ha un aspetto bipolare, dovuto molto probabilmente alla emissione dai polo della stella morente.

La Nebulosa Farfalla ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA/ESA/Hubble SM4 ERO Team

La Nebulosa Farfalla ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA/ESA/Hubble SM4 ERO Team

Il rosso corrisponde all’azoto, mentre le parti bianche più luminose sono dovute allo zolfo. Per saperne di più: Hubble captures the Butterfly Nebula.

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Vita da star

Nascita vita e morte delle stelle in una sola foto. Questo splendido ammasso di stelle, denominato NGC3293, si trova a circa 8.000 anni luce da noi nella costellazione della Carena, nel cielo meridionale. Le giovani stelle blu sono immerse ancora nella nebulosa da cui sono nate. Sono molto giovani, circa 10 milioni di anni (nulla rispetto ai 5 miliardi di anni del nostro Sole), molto massicce  e avranno una vita breve.

 

Il giovane ammasso stellare NGC3293, immerso nella sua nebulosa natale. Crediti: ESO/G. Beccari

Il giovane ammasso stellare NGC3293, immerso nella sua nebulosa natale. Crediti: ESO/G. Beccari

Si può osservare appena in basso a destra rispetto al centro dell’ammasso, una brillante stella rossa, è una gigante rossa, una stella che quando si è formata era più massiccia delle altre e si è evoluta più rapidamente fino a quando, in un futuro non lontano su scala astronomica, morirà in una esplosione di supernova. L’immagine è stata ottenuta all’Osservatorio dell’ESO di La Silla in Cile. Per saperne di più: Vita e morte di una famiglia di stelle.

 

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Un anello con brillante in cielo

Un bellissimo anello con un luminoso brillante è stato trovato in cielo.  Alcuni astronomi, usando il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile hanno catturato questa appariscente immagine della nebulosa planetaria PN A66 33 – nota comunemente come Abell 33. Creata quando una vecchia stella ha espulso i proprio strati esterni, questa bellissima bolla blu è allineata, per caso, con una stella in primo piano che la rende molto simile a un anello di fidanzamento. La gemma cosmica è insolitamente simmetrica, risultando quasi circolare sul piano del cielo. La maggior parte delle stelle di massa pari a quella del Sole finiscono la propria vita come nane bianche – piccoli corpi, molto densi e caldi, che lentamente si raffreddano nel corso di miliardi di anni.

La nebulosa planetaria con la stella brillante sul bordo. Crediti: ESO

La nebulosa planetaria con la stella brillante sul bordo. Crediti: ESO

Nel percorso verso la fase finale della loro vita, le stelle si spogliano delle atmosfere lanciandole nello spazio e creano le nebulose planetarie, nubi di gas rilucente di brillanti colori che circonda il piccolo relitto stellare. Abell 33 si troa a 3500 anni dalla Terra. Per saperne di più:  Un incontro casuale crea un anello di diamanti in cielo

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La più grande supergigante gialla

È distante 12.000 anni luce, ma è al limite della visibilità ad occhio nudo nel Centauro, vicino alla Croce del Sud. È la più grande stella gigante gialla conosciuta. Ha un diametro 1300 volte quello del Sole  e costituisce un sistema doppio, con la seconda componente stellare così vicina da essere in contatto con la stella principale in modo tale che il sistema assomiglia ad una nocciolina.

Rappresentazione della Ipergigante scoperta dal VLT dell'ESO. Crediti: ESO

Rappresentazione della Ipergigante scoperta dal VLT dell’ESO. Crediti: ESO

Si tratta quindi di un oggetto notevole e raro che sta cambiando molto rapidamente, osservato in una fase molto breve della sua vita. Il suo nome è HR 5171 A e si colloca tra le dieci stelle più grandi conosciute, con una luminosità un milione di volte superiore a quella del Sole. Per saperne di più: Il VLT trova la più grande stella ipergigante gialla

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La stella più antica conosciuta

È la stella più antica conosciuta e la sua età potrebbe essere superiore a 13,5 miliardi di anni. Si chiama SMSS J031300.36 – 670.839 e dista da noi diverse migliaia di anni luce. Ma perché dovrebbe essere tanto vecchia? Dopo il Big Bang l’universo era costituito pressochè esclusivamente da idrogeno ed elio. Le prime stelle che si formarono erano di grande massa e vita molto breve e furono queste stelle, dette di prima generazione, che sintetizzarono gli elementi pesanti e i metalli che disseminarono poi nel cosmo. Le stelle successive, dette di seconda generazione come il Sole, disponevano così anche di elementi pesanti e metalli.

Il Sole ha un'età di circa 5 miliardi di anni, la stella di cui parliamo è più vecchia di oltre 8 miliardi di anni.

Il Sole ha un’età di circa 5 miliardi di anni, la stella di cui parliamo è più vecchia di oltre 8 miliardi di anni.

Ebbene, il contenuto di ferro di questa stella è talmente basso che gli astronomi ritengono si sia formata subito dopo le prime esplosioni di supernova, quando il contenuto di metalli nell’universo era ancora bassissimo. Per saperne di più: ‘Oldest star’ found from iron fingerprint.

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Novità su Centauro A

Ecco una nuova immagine del jet emesso dal gigantesco buco nero centrale della galassia Centauro A. Poche settimane dopo che il Chandra X-ray Observatory della NASA ha iniziato ad operare, nel 1999, il telescopio venne puntato verso Centaurus A. Questa galassia, distante circa 12 milioni di anni luce dalla Terra, contiene un jet gigantesco emesso da un buco nero supermassiccio nascosto nel suo nucleo centrale. Da allora, Chandra ha più volte dedicato la sua attenzione a questa galassia, ogni volta raccogliendo più dati. E, come una vecchia foto di famiglia che è stata restaurata digitalmente, nuove tecniche di analisi stanno fornendo agli astronomi un nuovo look e ulteriori informazioni su questo vecchio amico galattico. Questa nuova immagine di Cen A contiene dati provenienti da osservazioni equivalenti a più di nove giorni e mezzo di esposizione, effettuate tra il 1999 e il 2012. I raggi X a più bassa energia rilevati da Chandra sono in rosso, mentre i raggi X di energia media sono verdi, e quelli a più alta energia sono blu. Si può osservare lo spettacolare getto che punta dal centro in alto a sinistra, generato dal buco nero gigante al centro della galassia. Questa nuova ripresa ad alta energia di Cen A evidenzia anche una scia di polvere che si avvolge intorno alla vita della galassia. Gli astronomi pensano che questa caratteristica sia il residuo di una collisione che Cen A ha avuto con una galassia più piccola milioni di anni fa.

L’immagine di Centauro A ripresa da Chandra, è ben visibile il drammatico getto di materia. Crediti: X-ray: NASA/CXC/U.Birmingham/M.Burke et al.

L’immagine di Centauro A ripresa da Chandra, è ben visibile il drammatico getto di materia. Crediti: X-ray: NASA/CXC/U.Birmingham/M.Burke et al.

Le osservazioni di Chandra sul Cen A forniscono una ricca risorsa per una vasta gamma di ricerche scientifiche. Ad esempio sono stati scoperti numerosi buchi neri di origine stellare e stelle di neutroni. I risultati suggeriscono che quasi tutti questi oggetti compatti hanno masse che si dividono in due categorie: inferiore a due volte quella del Sole, o più di cinque volte il Sole. Questi due gruppi corrispondono alle stelle di neutroni e ai buchi neri. Il divario di massa può darci informazioni circa il modo in cui stelle massicce esplodono. Gli scienziati si aspettano un limite massimo per le più massicce stelle di neutroni, fino a due volte la massa del sole. Ciò che è sconcertante è che i piccoli buchi neri sembrano avere circa cinque volte la massa del sole. Le stelle presentano una serie continua di masse, e quindi in termini di peso della loro progenie ci si aspetterebbe lo stesso andamento per i buchi neri, superato il limite delle stelle di neutroni. Gli scienziati sono al lavoro per comprendere quale possa essere il meccanismo regolatore della massa di questi buchi neri di origine stellare.  Per saperne di più: Centaurus A: A new look at an old friend

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Una galassia molto feconda

Messier 82 è la galassia più vicina che sta subendo un rapido processo di formazione stellare, noto come starburst. Si trova a circa 12 milioni di anni luce di distanza nella costellazione dell’Orsa Maggiore ed è vista quasi di taglio, come si vede nella parte inferiore sinistra dell’immagine in basso, ripresa nel visibile dal telescopio spaziale Hubble.  L’inserto è una nuova immagine radio, realizzata con il Very Large Array, che rivela nuove informazioni sulla porzione centrale della galassia larga 5.200 anni luce.

La zona di intensa formazione stellare rivelata dalla ripresa del VLA. Crediti: Josh Marvil (NM Tech/NRAO), Bill Saxton (NRAO/AUI/NSF), NASA

La zona di intensa formazione stellare rivelata dalla ripresa del VLA. Crediti: Josh Marvil (NM Tech/NRAO), Bill Saxton (NRAO/AUI/NSF), NASA

L’emissione radio è prodotta da gas ionizzato e da elettroni ad alta velocità che interagiscono con il campo magnetico interstellare. I punti luminosi sono un mix di regioni di formazione stellare e resti di supernova, la zona è molto attiva ed è responsabile degli intensi venti stellari che caratterizzano in modo evidente la galassia condizionandone l’aspetto. Per saperne di più: Starbursting in the galaxy M82.

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Previsioni meteo per stelle nane brune

Gli scienziati operanti al Il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO hanno annunciato quella che può essere definita la prima mappa climatica di una stella nana bruna. Le nane brune sono corpi intermedi tra le stelle vere e proprie e i pianeti giganti gassosi come Giove. Poiché non dispongono di massa sufficiente per raggiungere nel nucleo la temperatura necessaria per l’avvio delle reazioni di fusione termonucleare dell’idrogeno, non emettono luce visibile ma soltanto radiazione infrarossa che non sfugge ai sensori dei moderni telescopi. Dopo la loro scoperta, venti anni fa, oggi si conoscono alcune centinaia di questi strani corpi celesti. La nana bruna oggetto di questo nuovo studio è molto vicina alla Terra, solo sei anni luce di distanza, e appartiene a un sistema doppio chiamato Luhman 16AB che si trova nella costellazione meridionale della Vela. Dopo la sua scoperta, avvenuta solo un anno fa, la componente più debole Luhman 16B ha mostrato deboli variazioni di luminosità durante al sua rotazione, indicanti la presenza di un alternarsi di caratteristiche sulla sua superficie. A questo punto l’elevatissima risoluzione del nuovo spettrografo infrarosso CRIRES montato sul VLT ha consentito di ricostruire una mappa della superficie della nana bruna, con anche indicazioni altimetriche relative alle formazioni atmosferiche.

L'alternarsi di formazioni atmosferiche sulla nuova nana bruna. Crediti: ESO/I. Crossfield

L’alternarsi di formazioni atmosferiche sulla nuova nana bruna. Crediti: ESO/I. Crossfield

L’astronomo Ian Crossfield, del Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania, autore principale della pubblicazione ha potuto commentare: “Le osservazioni precedenti suggerivano che le nane brune potessero avere una superficie a chiazze, ma ora possiamo di fatto costruirne una mappa.  Presto saremo in grado di osservare le nubi che si formano, evolvono, e si dissipano su questa nana bruna, alla fine i meteorologi degli esopianeti potranno prevedere se un visitatore di Luhman 16B potrebbe aspettarsi un cielo limpido o nuvoloso.” Per saperne di più: Prima carta climatica di una nana bruna.

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Tre stelle zombies per la notte di Halloween.

Tre zombies cosmici per la notte di Halloween sono stati fotografati dal telescopio orbitante Spitzer, della NASA. Si tratta di tre stelle morenti che hanno generato altrettante nebulose planetarie.  La prima da sinistra è la “Nebulosa cranio esposto” si trova a 5000 anni luce da noi nella costellazione della Vela. La sua stella centrale morente sta rapidamente perdendo massa.  La seconda, nota come “Nebulosa fantasma di Giove” si trova nella costellazione dell’Hydra, a 1400 anni luce di distanza. La sua stella centrale, in una lunga agonia, ha avuto ripetuti sussulti, generando la sequenza di gusci concentrici.  La terza, nota come nebulosa Little Dumbell, si trova a 2500 anni luce dalla Terra nella costellazione di Perseo.

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese  dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

I forti venti prodotti dagli eventi cataclismici della morte della stella centrale hanno plasmato il gas e la polvere espulsi che osserviamo nella intricata nebulosa planetaria. Per saperne di più: A ghostly trio from Spitzer Space Telescope

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Il luogo più freddo dell’Universo è un fantasma.

Il luogo più freddo dell’Universo ha l’aspetto di un fantasma. Dovrebbe essere ovvio perché i fantasmi sono agghiaccianti, ma, scherzi a parte, non è affatto ovvio. Si chiama Boomerang Nebula e rappresenta il breve stadio evolutivo finale di una stella di tipo solare che sta per diventare una nana bianca ed ha già espulso parte della propria massa generando una nebulosa pre-planetaria. Le recenti osservazioni del grande radiotelescopio ALMA hanno mostrato che l’emissione di gas ad alta velocità verso lo spazio cosmico da parte di questo oggetto ha portato il gas stesso ad una rapida rarefazione provocandone la diminuzione di temperatura al di sotto del valore di fondo (è esattamente ciò che accade nel frigorifero).

Il fantasma, ovvero la nebulosa Boomerang i cui gas più rarefatti sono il luogo più freddo conosciuto. Crediti: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai

Il fantasma, ovvero la nebulosa Boomerang i cui gas più rarefatti sono il luogo più freddo conosciuto. Crediti: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai

La temperatura raggiungerebbe -272°, due gradi sotto la temperatura media dello spazio cosmico. L’oggetto si trova a 5000 anni luce da noi, nella costellazione meridionale del Centauro. Per saperne di più: ALMA reveals ghostly shape of ‘coldest place in the universe’.

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