La migliore immagine del quasar 3C 273

È uno degli oggetti più luminosi dell’universo, si chiama 3C 273 ed è un quasar che si trova a 2,5 miliardi di anni luce di distanza, nella costellazione della Vergine. Questa splendida immagine ripresa dal Telescopio Spaziale spiega bene l’origine del nome quasar, abbreviazione di “quasi-stellar radio source”, ovvero radiosorgente quasi stellare. Si tratta di una galassia ellittica con un buco nero centrale talmente attivo da offuscare la luce dell’intera galassia.

Il quasar 3C 273 e il suo getto di materia. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il quasar 3C 273 e il suo getto di materia. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il buco nero emette dei getti di materia e di particelle cariche e uno di questi può essere osservato sulla sinistra del nucleo brillante, esteso circa 200.000 anni luce. Malgrado la grande distanza, può essere visto facilmente come una stellina all’oculare di un telescopio da 250 mm di diametro. Per saperne di più: Best image of bright quasar 3C 273

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Himiko, un trio di galassie promordiali

Un trio di primitive galassie in procinto di fondersi e immerse una enorme bolla di gas. Lo spettacolo si colloca a ben 13 miliardi di anni luce di distanza ed è stato scoperto grazie all’azione combinata del telescopio spaziale Hubble e del nuovo gigantesco radiotelescopio europeo ALMA. Si tratta di un evento raro che coinvolge tre giovani galassie che si collocano nel tempo in cui l’Universo aveva soltanto 800 milioni di anni di età. Nelle prime osservazioni si era osservata la sola nube di gas, poi una prima struttura interna ed infine le tre galassie che assai probabilmente si fonderanno generando una grande galassia come la nostra Via Lattea.

Il trio di galassie interagenti Himiko, emerso dal buio degli anni luce. Crediti: NASA/Hubble; NASA/Spitzer; NAOJ/Subaru

Il trio di galassie interagenti Himiko, emerso dal buio degli anni luce. Crediti: NASA/Hubble; NASA/Spitzer; NAOJ/Subaru

Sembra proprio che il sistema, chiamato Himiko in onore ad una grande regina del Giappone, sia costituito soltanto da idrogeno ed elio, creati nel Big Bang. Dunque si tratta proprio di galassie primordiali sorprese al momento della loro formazione. Per saperne di più: Infant galaxies merging near ‘cosmic dawn’

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Quale mistero nell’ammasso M15?

L’ammasso globulare M15, in Pegaso, nasconde qualcosa nel suo centro. M15 è uno degli ammassi globulari più densi, contiene più di 100.000 stelle e orbita attorno alla Via Lattea a 35.000 anni luce da noi. Recentemente il Telescopio Spaziale ne ha ripreso l’immagine che potete ammirare, dove si osservano blu molto calde e stelle rosse più fredde. Ma lo studio approfondito dell’ammasso mostra che nel suo centro è situata una massa molto compatta. Gli astronomi pensano che possa trattarsi di una concentrazione di stelle di neutroni, oppure di un buco nero di massa intermedia. Ma si ritiene che questa seconda ipotesi sia la più probabile.

L'ammasso M15 è osservabile con un piccolo telescopio nella costellazione di Pegaso, poco a ovest della stella Enif. Crediti: NASA/ESA

L’ammasso M15 è osservabile con un piccolo telescopio nella costellazione di Pegaso, poco a ovest della stella Enif. Crediti: NASA/ESA

I buchi neri di massa intermedia possono formarsi dalla fusione di diversi buchi neri di massa stellare o come fusione di stelle massicce nell’ammasso. La conferma dell’esistenza di questo buco nero sarà importante per comprendere come evolvono i buchi neri di questo tipo. Per saperne di più: Hubble views an old and mysterious cluster

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui buchi neri.

L’asteroide con sei code

Un asteroide con sei code! Si chiama P/2013 P5 e mostra questa sorprendente emissione di polvere attraverso ben sei code, un vero record ma, nello stesso tempo un mistero. Non è la prima volta che negli asteroidi si osservi una qualche attività, ma mai con tanta intensità. Quale è la causa? Nel caso delle comete è noto che, trattandosi di corpi ricchi  di ghiaccio, la radiazione solare ne provoca l’evaporazione ed il vento solare soffia via gas e polvere generando la coda. Ma gli asteroidi non vengono dalla periferia del sistema solare come le comete, orbitano prevalentemente tra Marte e Giove e sono sostanzialmente dei piccoli corpi rocciosi. L’asteroide P/2013 P5 è troppo vicino al Sole perché possa aver mantenuto delle quantità di ghiaccio.

L'asteroide dalle sei code nelle riprese del Telescopio Spaziale. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

L’asteroide dalle sei code nelle riprese del Telescopio Spaziale. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

Ma allora, quale è la causa di questo evento? La spiegazione possibile è una sola: l’asteroide si sta frantumando per due cause concomitanti, la rapida rotazione attorno al proprio asse e l’indebolimento strutturale dovuto alla radiazione solare. La sua modesta gravità non riesce a contenere lo sgretolamento da cui l’intensa emissione di polvere. Le prossime osservazioni consentiranno di capire meglio l’evoluzione futura di questo piccolo corpo, di soli 427 metri di diametro, ormai prossimo alla sua fine. Per saperne di più: Dying asteroid is a six-tailed beast.

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Un nuovo sguardo su Proxima Centauri

È la stella più vicina alla Terra, dopo il Sole naturalmente. Ma, benché disti “solo” quattro anni luce, non è visibile ad occhio nudo perché troppo debole, infatti la sua massa è appena un ottavo di quella solare.  Ma il potente occhio del Telescopio Spaziale ci fa omaggio di questa foto che potete ammirare.

La stella Proxima Centauri nella nuova immagine ripresa dal Telescopio Spaziale. Crediti: ESA/Hubble & NASA

La stella Proxima Centauri nella nuova immagine ripresa dal Telescopio Spaziale. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il fatto che questa stella sia molto parsimoniosa nella produzione di energia la rende estremamente longeva, vivrà infatti molte centinaia di miliardi di anni, per almeno 300 volte l’età attuale dell’Universo! Per saperne di più: New shot of Proxima Centauri, our nearest neighbour.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi mostreremo Proxima centauri!

La galassia più lontana

È stata scoperta, da un gruppo internazionale di scienziati tra cui anche italiani, la galassia più lontana mai osservata. La sua debole luce è arrivata dal passato, ed è partita ben 13,1 miliardi di anni fa. A causa dell’espansione dello spazio-tempo, la sua distanza si aggira intorno ai 30 miliardi di anni luce da noi. La sua scoperta è stata fatta utilizzando le nuove camere infrarosse del telescopio Keck delle Hawaii.

La lontanissima galassia, in una immagine del Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: V. Tilvi, Texas A&M University; S.L. Finkelstein, University of Texas at Austin; C. Papovich, Texas A&M University; CANDELS Team and Hubble Space Telescope/NASA

La lontanissima galassia, in una immagine del Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: V. Tilvi, Texas A&M University; S.L. Finkelstein, University of Texas at Austin; C. Papovich, Texas A&M University; CANDELS Team and Hubble Space Telescope/NASA

L’universo aveva appena 700 milioni di anni quando la luce della remota galassia, dall’esotico nome z8_GND_5296, è partita.  Per saperne di più: Galassia da record, è la più lontana tra quelle scoperte

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Che strana galassia!

È davvero strano l’aspetto di questa galassia. Appare composta da più gusci soffici e nebbiosi, simili ai petali di un fiore. Inoltre è popolata da una percentuale insolitamente elevata di giovani stelle, anche nei suoi ammassi globulari che normalmente sono composti da stelle molto vecchie. Ma non ci sono misteri: la galassia PGC 6240 (questo è il suo nome) è il risultato di una pregressa fusione tra due galassie.  I gusci sono stati formati dagli effetti gravitazionali e dalle forze di marea che hanno governato il processo. La fusione tra le due galassie ha comportato un aumento della densità delle nubi di gas interstellare favorendo la nascita di molte nuove stelle. Tutto questo si osserva bene nelle galassie in cui è tuttora in corso il processo di fusione.

La galassia PGC 6240 ripresa dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: ESA/Hubble & NASA; Judy Schmidt

La galassia PGC 6240 ripresa dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: ESA/Hubble & NASA; Judy Schmidt

PGC 6240 si trova nella costellazione dell’Hydrus (l’Idra o serpente d’acqua) la più estesa delle 88 costellazioni, visibile bassa sull’orizzonte sud nel cielo primaverile. Per saperne di più: Soft shells and strange star clusters

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Ritrovata la luna perduta di Nettuno.

La luna perduta di Nettuno è ricomparsa. Si chiama Naiade e, dopo 24 anni, è stata ritrovata dal Telescopio spaziale Hubble. Scoperta nel 1989 dalla sonda Voyager 2, ha un diametro di soli 100 km e un’orbita di 7 ore. Il ritrovamento è stato difficoltoso perché questa luna ha un moto orbitale insolito, con delle oscillazioni che non erano prevedibili, tali da far pensare che la sua orbita sia instabile.  “C’è probabilmente qualche tipo di una perturbazione che fa oscillare la sua orbita” dicono gli astronomi cha hanno lavorato al ritrovamento ” nel corso di periodi di una decina di anni, accelera e rallenta in modo non del tutto prevedibile .”

La luna Naiade, evidenziata a sinistra in questa immagine di Hubble. Crediti: M. Showalter/SETI Institute

La luna Naiade, evidenziata a sinistra in questa immagine del telescopio Hubble. Crediti: M. Showalter/SETI Institute

Queste oscillazioni potrebbero essere le prime indicazioni che tutto il sistema delle lune di Nettuno sia instabile.  Per saperne di più: Lost moon Naiad swims back into view

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I buchi neri crescono più velocemente del previsto

Secondo gli astronomi della Swinburne University of Technology (Melbourne, Australia) i buchi neri supermassicci crescono molto più velocemente di quanto ci si aspettasse. Per anni, gli scienziati avevano creduto che i buchi neri supermassicci, che si trovano al centro delle galassie, avessero accresciuto la propria massa di pari passo con la crescita della galassia ospite. Tuttavia, nuove osservazioni hanno rivelato un comportamento radicalmente diverso. “I buchi neri sono cresciuti molto più velocemente di quanto pensassimo”,  ha detto il professor Alister Graham dal centro di Swinburne di Astrofisica e Supercalcolo. All’interno delle galassie, vi è una sorta di competizione per il gas disponibile, sia per la formazione di nuove stelle sia per alimentare il buco nero centrale. Per più di un decennio i principali modelli e le teorie avevano assegnato una frazione fissa del gas per ogni processo, in modo da mantenere il rapporto di massa tra il buco nero e la  galassia. Questa nuova ricerca, di prossima pubblicazione nella rivista The Astrophysical Journal, rivela che tale approccio deve essere cambiato. Risulta infatti dal nuovo studio che ogni aumento di dieci volte della massa stellare di una galassia è associato ad un aumento di 100 volte della massa del buco nero e questo ha notevoli implicazioni sulla comprensione dello sviluppo delle galassie e della coevoluzione con i buchi neri centrali. Si è anche scoperto un diverso rapporto tra la dimensione delle galassie e il numero di ammassi compatti di giovani stelle: nelle galassie più piccole è maggiore la frazione di stelle che si trova negli ammassi compatti.

Rappresentazione artistica di un buco nero.Crediti: Swinburne University of Technology

Rappresentazione artistica di un buco nero.  Crediti: Swinburne University of Technology

Gli astronomi australiani hanno anche fornito un contributo alla comprensione degli sfuggenti buchi neri di massa intermedia, cioè di massa compresa tra quella di una stella e quella di un milione di stelle. Il loro lavoro prevede che questi buchi neri debbano essere abbastanza numerosi all’interno delle galassie, ma sono difficili da osservare. Si ritiene però che la nuova generazione di telescopi estremamente grandi, come l’europeo E-ELT (European Extremely Large Telescope, del diametro di 40 metri) possa rilevarli facilmente.  La ricerca è stata effettuata con i più potenti telescopi oggi disponibili: il telescopio spaziale Hubble, il telescopio Very Large europeo in Cile e il telescopio Keck alle Hawaii, al fine di disporre di un campione di galassie sufficientemente ampio e significativo. Per saperne di più: Black holes growing faster than expected 

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Nuovo record: la galassia più lontana mai osservata

Un team di astronomi, utilizzando il NASA/ESA Hubble Space Telescope, ha scoperto sette galassie primordiali appartenenti ad una popolazione lontanissima formatasi più di 13 miliardi di anni fa. Tra queste c’è la galassia più lontana conosciuta, nata quando l’universo aveva meno del 4% dell’età attuale (redshift 11,9). Dalle immagini appare la vista dell’Universo più profonda fino ad ora osservata. A causa della velocità finita della luce, gli astronomi ci mostrano e descrivono queste galassie come apparivano 600 milioni anni dopo il Big Bang (l’Universo ha ora 13,7 miliardi di anni) e un oggetto individuato dal team può essere il più distante mai osservato.
I nuovi dati hanno permesso al team, co-diretto da Richard Ellis (Caltech, USA) e Ross McLure (Università di Edimburgo, Regno Unito), di scoprire sei galassie precedentemente sconosciute.

L’immagine della campagna Hubble Ultra Deep Field 2012 che ha consentito di individuare le nuove lontanissime galassie. Crediti: NASA, ESA, R. Ellis (Caltech), and the HUDF 2012 Team.

Lo studio delle galassie nei primi anni dell’Universo è irto di difficoltà e gli scienziati hanno lavorato al limite di ciò che è in grado fare il telescopio spaziale Hubble, con molta cura perché i dati a volte sono ambigui. Infatti diversi tentativi di identificazione di galassie lontane sono state smentiti in passato.
Uno degli obiettivi principali del nuovo programma era determinare quanto rapidamente il numero di galassie aumentata nel tempo nell’Universo primordiale. “Questa scoperta di una popolazione significativa di galassie a redshift superiori a 8, insieme alla nostra nuova analisi del numero e delle proprietà delle galassie a 7 redshift e 8, sostengono l’idea che le galassie aumentano in numero progressivamente nel tempo,” ha detto il prof. Ross McLure (University of Edinburgh, UK). Per saperne di più: Hubble census finds galaxies at redshifts 9 to 1

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