Un’epica alluvione su Marte

Molto tempo fa un lago riempiva Il grande cratere marziano Aram Chaos, largo circa 200 km. Poi la temperatura si è abbassata e il lago si è ghiacciato. Nel corso di milioni di anni il ghiaccio è stato ricoperto da uno spesso strato di sedimenti, poi il calore delle profondità marziane ha sciolto in parte il ghiaccio provocando un crollo della copertura di sedimenti, l’apertura di una via di fuga (Aram Valley) per l’acqua che ha creato e inondato un canale (Ares Vallis) largo 10 km e profondo due. 90.000 km cubi di acqua sono defluiti attraverso il canale. Nella zona potrebbero essere rimaste tracce fossili di forme di vita primordiali.

Il cratere Aram Chaos con sulla detta la via di fuga per l'acqua e il grande canale scavato dall'alluvione. Crediti: ESA-Mars Express

Il cratere Aram Chaos con sulla detta la via di fuga per l’acqua e il grande canale scavato dall’alluvione. Crediti: ESA-Mars Express

Nella zona potrebbero essere rimaste tracce fossili di forme di vita primordiali. Questa la ricostruzione dell’origine delle formazioni che si osservano su Aram Chaos fornita recentemente dall’Università di Tucson in Arizona. Per saperne di più: Epic Mars flooding triggered by collapsed crater lake.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

 

Effluvi di fluidi da un impatto su Marte

Questa immagine, ripresa dalla sonda europea Mars Express, mostra come solo impatti sufficientemente potenti possono fondere il ghiaccio che si trova nel sottosuolo marziano. Questo cratere, che si trova nella Fossa di Efesto, ha un diametro di 20 km. Si può osservare come la materia eiettata dall’impatto avesse un carattere fluido, come del fango, che ha inondato i dintorni immediati del cratere. Le parti più fluide hanno scavato dei canali che si diramano ai due lati del cratere.

I "canali fluviali" scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall'impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

I “canali fluviali” scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall’impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

 

Nell’immagine si osservano numerosi crateri minori: questi impatti non hanno raggiunto il ghiaccio sottostante e non hanno dato luogo alle formazioni simili a canali fluviali prodotte dal cratere maggiore. Per saperne di più: THE FLOOD AFTER THE IMPACT.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Marte

Drammatiche esplosioni sui crateri marziani

Esplosioni sotterranee drammatiche, che probabilmente coinvolgono il ghiaccio sottostante, hanno prodotto le buche all’interno di questi due grandi crateri da impatto su Marte. L’immagine è stata ripresa dalla sonda Mars Express dell’ESA, il 4 gennaio. I crateri ‘gemelli’ si trovano nella regione Thaumasia Planum, un grande altopiano immediatamente a sud della Valles Marineris, il canyon più grande del Sistema Solare. Al cratere più settentrionale (a destra) è stato dato ufficialmente il nome Arima, mentre il più meridionale (a sinistra) rimane senza nome. Entrambi hanno a poco più di 50 km di larghezza e mostrano delle caratteristiche interne complesse.  I crateri con fosse centrali sono comuni su Marte, così come sulle lune ghiacciate che orbitano attorno ai pianeti giganti del nostro Sistema Solare. Ma come si formano ? Quando un asteroide colpisce la superficie di un pianeta roccioso, si generano delle pressioni molto alte. Subito dopo l’impatto, le regioni compresse si depressurizzano rapidamente, e possono esplodere violentemente.

I due crateri con fosse centrali ripresi dalla sonda Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

I due crateri con fosse centrali ripresi dalla sonda Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

Negli impatti a bassa energia, si forma un semplice cratere a forma di scodella. Negli eventi più drammatici, sono prodotti crateri più grandi con caratteristiche più complesse, come ad esempio i picchi centrali rialzati o, al contrario, pozzi più profondi. Un’ipotesi per la formazione della buca centrale è che quando la roccia o il ghiaccio fusi durante l’impatto defluiscono attraverso le fratture sotto il cratere, lasciano una fossa. Un’altra teoria è che il ghiaccio sotto la superficie venga riscaldato rapidamente e la vaporizzazione produce un’esplosione. Ne risulta che la superficie rocciosa viene scavata formando un fossa esplosiva circondata da detriti rocciosi. La buca si genera al centro del cratere principale, dove è stata depositata la maggior parte dell’energia d’impatto.

La diversa profondità delle fosse evidenziata dall'altimetria in falsi colori. Crediti:ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

La diversa profondità delle fosse evidenziata dall’altimetria in falsi colori. Crediti:ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

Anche se i grandi crateri di questa scena hanno diametri simili, i loro pozzi centrali sono piuttosto diversi per dimensioni e profondità, come è evidente nella foto altimetrica. Probabilmente nel cratere sud vi era più ghiaccio nel sottosuolo e si è così generata una fossa più profonda. I numerosi piccoli crateri vicini mostrano prove della presenza di acqua al momento dell’impatto, come evidenziano i loro ‘bastioni’ coperti da ejecta che hanno lobi a petalo intorno ai loro bordi: questi derivano da acqua liquida mescolata al materiale espulso, che gli ha conferito un aspetto fluido. Per saperne di più: Explosive crater twins on Mars

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.