Le due facce di Marte.

Perché Marte presente due facce, cioè un evidente dimorfismo tra l’emisfero nord e quello sud? Si può vedere dall’immagine, una elaborazione altimetrica del pianeta fatta dalla NASA, che la parte nord è dominata da pianure, in blu, mentre la parte sud, in marrone e rosso, da altopiani piuttosto accidentati. Un team di geofisici dell’Università di Zurigo, guidati dall’italiano Giovanni Leone, propone una soluzione: Marte ha subito nei primi milioni di anni della sua esistenza, un violento impatto che ha colpito il polo sud. Questo evento traumatico avrebbe generato un oceano di magma estesosi poi per tutto l’emisfero meridionale. La massa dell’asteroide, stimata superiore a un decimo di quella di Marte, ha generato energia sufficiente a innescare un processo di cui gli altopiani rocciosi, oggi ben visibili sulla superficie del Pianeta Rosso, sono il risultato finale.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

L’evento avrebbe azzerato il campo magnetico marziano, privando il pianeta di protezione rispetto al vento solare, rendendo il pianeta sterile e inospitale per la vita. Il modello spiega bene l’evoluzione dei due emisferi e la scomparsa di quasi tutta l’acqua marziana. Per saperne di più: Perché Marte ha due facce.

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Nuova mappa di Marte

Chi volesse fare una escursione su Marte dispone finalmente di una mappa ricca di informazioni sul pianeta. La nuova mappa suddivide Marte in circa 50 regioni diverse per elevazione, caratteristiche delle rocce, età e numerosi altri fattori. È stata realizzata dall’US Geological Survey (USGS) in base ai dati forniti negli ultimi 16 anni dalle sonde Mars Global Surveyor, Mars Odyssey, Mars Express e Mars Reconnaissance Orbiter.

La nuova carta di Marte elaborata dall'USGS.

La nuova carta di Marte elaborata dall’USGS.

La mappa srà utile non solo agli appassionati del pianeta rosso, ma anche ai pianificatori delle future missioni per la scelta dei siti di atterraggio. Chi fosse interessato può scaricare la mappa dettagliata nel sito dell’USGS. Per saperne di più: Backpacking on Mars

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Acqua su Marte

Ancora un misterioso cambiamento sulla superficie di Marte che pare essere dovuto a un flusso di liquidi. Se si osservano con attenzione le due fotografie riprese dalla sonda americana MRO, si nota come quello che appare un canale di percolamento si è sdoppiato in un nuovo ramo nel corso di un anno marziano. Sono numerosissimi i fenomeni come questo ora documentato osservati nel corso degli ultimi anni.

Ecco il nuovo canale di percolamento osservato su Marte.

Ecco il nuovo canale di percolamento osservato su Marte. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ Univ. of Arizona

Poiché si verificano tutti nelle parti alte dei pendii e appaiono iniziare in quella potrebbe essere considerata la quota della falda di acqua ghiacciata, si ritiene che nell’estate marziana una piccola percentuale di fluidi acquosi possa scorrere verso il basso nelle scarpate, generando queste strutture. Per saperne di più: Mysterious New Gully Spotted on Mars

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Effluvi di fluidi da un impatto su Marte

Questa immagine, ripresa dalla sonda europea Mars Express, mostra come solo impatti sufficientemente potenti possono fondere il ghiaccio che si trova nel sottosuolo marziano. Questo cratere, che si trova nella Fossa di Efesto, ha un diametro di 20 km. Si può osservare come la materia eiettata dall’impatto avesse un carattere fluido, come del fango, che ha inondato i dintorni immediati del cratere. Le parti più fluide hanno scavato dei canali che si diramano ai due lati del cratere.

I "canali fluviali" scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall'impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

I “canali fluviali” scavati dai fluidi acquosi emessi dal cratere a seguito del calore generato dall’impatto. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

 

Nell’immagine si osservano numerosi crateri minori: questi impatti non hanno raggiunto il ghiaccio sottostante e non hanno dato luogo alle formazioni simili a canali fluviali prodotte dal cratere maggiore. Per saperne di più: THE FLOOD AFTER THE IMPACT.

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Supervulcani su Marte.

Così come è accaduto sulla Terra, anche la superficie di Marte è stata plasmata da una intensa attività vulcanica nel primo periodo dalla sua formazione. Un recente studio mostra che il pianeta rosso presentava nel passato dei supervulcani fortemente attivi che hanno eruttato migliaia di km cubi di lava e cenere, così come ne abbiamo avuto nel nostro pianeta milioni di anni fa in India, in Siberia e, oggi quieti ma inquietanti, a Yellowstone,  nei Campi Flegrei e in Nuova Zelanda.

Il supervulcano Eden Patera, esteso 85x55 km. Crediti: NASA/JPL/GSFC/ARIZONA STATE UNIVERSITY

Il supervulcano Eden Patera, esteso 85×55 km. Crediti: NASA/JPL/GSFC/ARIZONA STATE UNIVERSITY

La zona dove son state trovate tracce evidenti di attività supervulcanica è Eden Patera, una complessa e gigantesca caldera vulcanica, oggi in gran parte erosa, ma segni evidenti di altri grandi edifici vulcanici sono stati trovati in altre aree del pianeta. Per saperne di più: Ancient supervolcanoes revealed on Mars

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Rolling stones su Marte ?

Una pietra che rotola su Marte nella regione la regione Nili Fossae. Cosa l’ha messa in movimento ? Un martemoto ? la caduta di un meteorite? Il disgelo di un substrato ghiacciato ? può essere stato un fenomeno recente, anche se, nel caso di Marte, il termine recente ha un significato diverso per via della bassa attività atmosferica e geologica, il che può significare anche qualche secolo.

La traccia lasciata dal macigno rotolato giù per il pendio marziano. NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)

La traccia lasciata dal macigno rotolato giù per il pendio marziano. Crediti: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)

Il fatto non è sfuggito alla fotocamera HiRISE della sonda Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. La foto mostra un masso di un paio di metri che è rotolato giù da un pendio, mostrando una traccia frastagliata dovuta alla sua forma non regolare. Per saperne di più: Are the gods playing marbles on Mars?

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Drammatiche esplosioni sui crateri marziani

Esplosioni sotterranee drammatiche, che probabilmente coinvolgono il ghiaccio sottostante, hanno prodotto le buche all’interno di questi due grandi crateri da impatto su Marte. L’immagine è stata ripresa dalla sonda Mars Express dell’ESA, il 4 gennaio. I crateri ‘gemelli’ si trovano nella regione Thaumasia Planum, un grande altopiano immediatamente a sud della Valles Marineris, il canyon più grande del Sistema Solare. Al cratere più settentrionale (a destra) è stato dato ufficialmente il nome Arima, mentre il più meridionale (a sinistra) rimane senza nome. Entrambi hanno a poco più di 50 km di larghezza e mostrano delle caratteristiche interne complesse.  I crateri con fosse centrali sono comuni su Marte, così come sulle lune ghiacciate che orbitano attorno ai pianeti giganti del nostro Sistema Solare. Ma come si formano ? Quando un asteroide colpisce la superficie di un pianeta roccioso, si generano delle pressioni molto alte. Subito dopo l’impatto, le regioni compresse si depressurizzano rapidamente, e possono esplodere violentemente.

I due crateri con fosse centrali ripresi dalla sonda Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

I due crateri con fosse centrali ripresi dalla sonda Mars Express. Crediti: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

Negli impatti a bassa energia, si forma un semplice cratere a forma di scodella. Negli eventi più drammatici, sono prodotti crateri più grandi con caratteristiche più complesse, come ad esempio i picchi centrali rialzati o, al contrario, pozzi più profondi. Un’ipotesi per la formazione della buca centrale è che quando la roccia o il ghiaccio fusi durante l’impatto defluiscono attraverso le fratture sotto il cratere, lasciano una fossa. Un’altra teoria è che il ghiaccio sotto la superficie venga riscaldato rapidamente e la vaporizzazione produce un’esplosione. Ne risulta che la superficie rocciosa viene scavata formando un fossa esplosiva circondata da detriti rocciosi. La buca si genera al centro del cratere principale, dove è stata depositata la maggior parte dell’energia d’impatto.

La diversa profondità delle fosse evidenziata dall'altimetria in falsi colori. Crediti:ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

La diversa profondità delle fosse evidenziata dall’altimetria in falsi colori. Crediti:ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)

Anche se i grandi crateri di questa scena hanno diametri simili, i loro pozzi centrali sono piuttosto diversi per dimensioni e profondità, come è evidente nella foto altimetrica. Probabilmente nel cratere sud vi era più ghiaccio nel sottosuolo e si è così generata una fossa più profonda. I numerosi piccoli crateri vicini mostrano prove della presenza di acqua al momento dell’impatto, come evidenziano i loro ‘bastioni’ coperti da ejecta che hanno lobi a petalo intorno ai loro bordi: questi derivano da acqua liquida mescolata al materiale espulso, che gli ha conferito un aspetto fluido. Per saperne di più: Explosive crater twins on Mars

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Fenomeni stagionali su Marte

Guardate con attenzione questa immagine: è una fotografia ad alta risoluzione del bordo del cratere Gasa Crater, su Marte. Cercate di osservarla con attenzione perché è la tipica immagine nella quale la percezione delle parti concave e di quelle convesse si inverte continuamente.  Per facilitarvi il compito, le linee  nette di separazione tra le parti chiare e quelle scure sono creste rilevate, la parti bianco-bluastre sono i fondovalle.

Calanchi sul bordo del cratere marziano Gasa Crater. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona

Calanchi sul bordo del cratere marziano Gasa Crater. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona

La foto è stata ottenuta dalla sonda MRO della NASA, con la fotocamera ad alta risoluzione HiRISE. Mostra dei cambiamenti stagionali, evidenziati proprio dai depositi bianco-bluastri, causati da fluidi, probabilmente il discioglimento di ghiaccio di CO2 (anidride carbonica) con l’arrivo della primavera marziana. Per saperne di più: Image of the Day Gallery

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