In vacanza su pianeti alieni

Volete una vacanza davvero diversa dal solito? Andate sull’esopianeta Kepler 16B, anche se sarete soli, la vostra ombra sarà sempre in buona compagnia, infatti sarete illuminati da due soli. Oppure andate su Kepler 186F, dove l’erba del vicino è sempre più rossa, perché orbita attorno a una stella nana rossa e tale potrebbe essere il colore della vegetazione dominante.

Il poster promozionale di Kepler 16B. Crediti: JPL / NASA.

Il poster promozionale di Kepler 16B. Crediti: JPL / NASA.

La NASA ha lanciato questa insolita campagna con tanto di poster pubblicitari a fini  promozionali. Per saperne di più: Esopianeti: la tua prossima vacanza inizia qui.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo sulle opportunità del turismo spaziale!

Le due facce di Marte.

Perché Marte presente due facce, cioè un evidente dimorfismo tra l’emisfero nord e quello sud? Si può vedere dall’immagine, una elaborazione altimetrica del pianeta fatta dalla NASA, che la parte nord è dominata da pianure, in blu, mentre la parte sud, in marrone e rosso, da altopiani piuttosto accidentati. Un team di geofisici dell’Università di Zurigo, guidati dall’italiano Giovanni Leone, propone una soluzione: Marte ha subito nei primi milioni di anni della sua esistenza, un violento impatto che ha colpito il polo sud. Questo evento traumatico avrebbe generato un oceano di magma estesosi poi per tutto l’emisfero meridionale. La massa dell’asteroide, stimata superiore a un decimo di quella di Marte, ha generato energia sufficiente a innescare un processo di cui gli altopiani rocciosi, oggi ben visibili sulla superficie del Pianeta Rosso, sono il risultato finale.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

In questo planisfero si vede bene come a nord ci siano soltanto pianure, mente la parte meridionale è dominata da altopiani molto irregolari. Crediti: NASA.

L’evento avrebbe azzerato il campo magnetico marziano, privando il pianeta di protezione rispetto al vento solare, rendendo il pianeta sterile e inospitale per la vita. Il modello spiega bene l’evoluzione dei due emisferi e la scomparsa di quasi tutta l’acqua marziana. Per saperne di più: Perché Marte ha due facce.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

Una stella con 5 pianeti rocciosi.

Il sistema solare Kepler 444 ha cinque pianeti di dimensioni comparabili con la Terra. È tra i più vecchi sistemi solari conosciuti, ha infatti la rispettabile età di 11,5 miliardi di anni e, quando si è formato, l’universo aveva soltanto 2,2 miliardi di anni. Distante da noi 117 anni luce, la stella è una nana rossa e le orbite dei cinque pianeti sono piuttosto strette, inferiori a un quinto dell’orbita di Mercurio.

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Il sistema Kepler 444 in una rappresentazione artistica. Crediti: Tiago Campante/Peter Devine

Un sistema dunque troppo caldo perché possa ospitare la vita. Tuttavia la scoperta conferma il fatto che i pianeti possono essersi formati anche diversi miliardi di anni prima della Terra e che quindi la vita nell’universo può essere comparsa qua e là in epoche molto distanti.  Per saperne di più: Un’altra Terra e un altro Sole?

 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Tre nuovi pianeti extrasolari

Tre nuovi pianeti sono stati scoperti dalla sonda Kepler della NASA. La scoperta è stata fatta nella nuova configurazione della missione, dopo che la sonda aveva subito l’avaria di due giroscopi su quattro, con pregiudizio della stabilità e precisione di puntamento. I tre nuovi pianeti sono quindi un successo della riconfigurazione della missione, chiamata K2. La stella in questione si chiama EPIC 201367065, è una nana rossa con circa la metà della massa del Sole e dista circa 150 anni luce da noi. Rientra nella top 10 dei sistemi solari più vicini. I tre pianeti misurano rispettivamente 2,1, 1,7 e 1,5 volte il diametro terrestre. Il più piccolo è nella zona abitabile, alla giusta distanza dalla stella che determina condizioni di temperatura superficiale simili al nostro pianeta.

Un sistema alieno, visto dall'artista Dan Durda.

Un sistema alieno, visto dall’artista Dan Durda.

Si ritiene, in base al numero di pianeti trovati nella zona abitabile, che nella Via Lattea possano esservi almeno 40 miliardi di tali pianeti. Per saperne di più: Three nearly Earth-size planets found orbiting nearby star

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui pianeti extrasolari.

Asteroide in avvicinamento!

Un asteroide intersecherà l’orbita della Terra il 26 gennaio prossimo. Niente paura, passerà a 1,2 milioni di km di distanza, circa tre volte la distanza della Luna. Si chiama 2004 BL86 e ha un diametro di circa 500 metri. L’asteroide venne scoperto nel 2004 dal telescopio del Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR), dedicato proprio alla ricerca di asteroidi pericolosi per la terra, che si trova a White Sands, nel New Mexico.

L'orbita dell'asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

L’orbita dell’asteroide BL86. Crediti: NASA-JPL Caltech

Per saperne di più: Asteroid to Fly By Earth Safely on January 26.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dallo spazio profondo.

 

Scoperto il millesimo pianeta extrasolare dalla sonda Kepler

La scoperta del millesimo pianeta estrasolare accertato è stata annunciata dal team della sonda Kepler della NASA. A questi si aggiungono oltre 4000 candidati pianeti in corso di verifica e di conferma. Le scoperte sono tutte riferite a un campione di 150.000 stelle che la sonda ha monitorato per circa 4 anni. Tre dei nuovi pianeti confermati sono nella zona abitabile, cioè alla distanza dalla stella madre compatibile con temperature di 15°C, come la Terra. Di questi tre, due sono rocciosi, di tipo terrestre. Si chiamano Kepler-438b (distante 475 anni luce) e Kepler-442b (distante 1.100 anni luce).

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Gli ultimi pianeti extrasolari di tipo terrestre confrontati con la Terra. Crediti: NASA-Kepler team

Entrambi sono poco più grandi della Terra, 1,5 volte il primo e 1,33 volte il secondo. Per saperne di più: NASA’s Kepler Marks 1,000th Exoplanet Discovery, Uncovers More Small Worlds in Habitable Zones

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Metano su Marte

Metano su Marte, lo comunica la sonda Curiosity al lavoro sul pianeta rosso da oltre due anni. Non è una novità, altre sonde avevano dato la stessa notizia. Esclusa l’origine vulcanica (il sito dove si trova la sonda non presenta segni di passata attività vulcanica), restano due soli colpevoli: geofisica o biologia? Pur essendo molto bassa la concentrazione di metano osservata, la sua origine resta per ora ignota, anche se, considerate le condizioni ambientali di Marte, gli addetti ai lavori ritengono possibile una origine geologica.

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Strati di rocce sedimentarie osservati dal rover Curiosity su Marte, segno della presenza di un antico lago sul cratere Gale. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Per saperne di più: Metano su Marte, non c’è da stupirsi.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal pianeta rosso.

La danza dei buchi neri

L’immagine mostra due buchi neri supermassicci orbitanti reciprocamente, un autentico tango gravitazionale. È stata ottenuta combinando riprese ai raggi X e mappature radio ad alta risoluzione. È la prima volta che si riesce ad osservare così in dettaglio simili mostri del cielo, con ben visibili i brillanti dischi di accrescimento e i jets emessi dai poli dei due oggetti. I due buchi neri distano tra loro 25.000 anni luce.

L'immagine composita della danza dei due buchi neri. Crediti: X-Ray: NASA/CXC/D. Hudson, T.Reiprich et al. (AIfA); Radio: NRAO/VLA/ NRL

L’immagine composita della danza dei due buchi neri. Crediti: X-Ray: NASA/CXC/D. Hudson, T.Reiprich et al. (AIfA); Radio: NRAO/VLA/ NRL

Si trovano all’interno di una galassia lontana e, in alcuni milioni di anni, si fonderanno tra loro. Per saperne di più: Composite image shows two black holes orbiting each other

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui buchi neri.

 

Acqua nell’esopianeta HAT-P11 b.

Nell’atmosfera del pianeta extasolare HAT-P-11b è stata accerta la presenza di acqua. Si tratta di un pianeta poco più grande di Nettuno, orbitante attorno ad una stellina più piccola del Sole, situata nella costellazione del Cigno a 120 anni luce da noi. «HAT-P-11b è un pianeta di dimensione e massa poco più grandi di quelle di Nettuno – commenta Isabella Pagano, ricercatrice dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Catania ed esperta di pianeti extra sistema solare – che orbita a distanza ravvicinata attorno a una stella più fredda del Sole. Un anno su HAT-P-11b dura poco meno di 5 dei nostri giorni.  É la prima volta che si riesce a misurare la presenza di vapor d’acqua nell’atmosfera di un pianeta di questa taglia. Questo è stato possibile grazie ai dati raccolti da ben tre satelliti: Hubble, Spitzer e Kepler.

L'esopianeta HAT-P-11b mentre transita davanti alla sua stella. Crediti: NASA/JPL-Caltech

L’esopianeta HAT-P-11b mentre transita davanti alla sua stella. Crediti: NASA/JPL-Caltech

In particolare, l’uso dei dati ad altissima precisione fotometrica di Kepler, combinati ai dati infrarossi di Spitzer, ha permesso di escludere che la banda del vapor d’acqua osservata con Hubble fosse generata dalle macchie, simili alle macchie solari, che sono presenti sulla superficie  della stella. Senza questo riscontro, l’attribuzione del vapor d’acqua alla atmosfera del pianeta sarebbe rimasta molto dubbia». Per saperne di più: Uno spettro di vapore

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da cielo profondo.

 

Pan, una piccola luna molto speciale

Osservate il puntino all’interno della banda scura degli anelli di Saturno: è la piccola luna Pan, che tiene in ordine la Divisione di Encke.  Pan è molto piccola, appena 28 km di diametro, ma con la sua debole gravità,  mantiene libera la divisione di Encke rimandando indietro le particelle di ghiaccio che si allontanano dall’anello. Dentro gli anelli di Saturno vi sono altre lune che svolgono questo compito (Prometeo e Pandora), da cui il loro nome di satelliti “pastori”.

La piccola luna Pan, all'interno della divisione di Encke negli anelli di Saturno.  Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

La piccola luna Pan, all’interno della divisione di Encke negli anelli di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

La fotografia è stata ripresa dalla sonda Cassini lo scorso mese di maggio. Cassini è in orbita su Saturno da 10 anni e continua a mandare importanti informazioni sul gigante con gli anelli. Per saperne di più:  Cassini solstice mission.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da Saturno.