La prima mappa interattiva dei pianeti abitabili della Via Lattea

Quanti pianeti abitabili ci sono nella Via Lattea ? Oggi è possibile dare una risposta grazie al lavoro fatto dalla sonda Kepler, che ha accertato l’esistenza di 151 pianeti extrasolari, di cui meno di una decina abitabili, e identificato più di altri 3500 candidati fortemente probabili. Sono cifre modeste, ma Kepler ha studiato un numero ristrettissimo di stelle entro 3000 anni luce di distanza.

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all'interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Rappresentazione artistica del sistema HD 188753 Ab, il primo pianeta extrasolare scoperto all’interno di un sistema stellare multiplo a 3 stelle (stella tripla). Crediti: NASA

Se soltanto ogni altro ambito equivalente della galassia contiene tanti pianeti abitabili quanto quelli trovati da Kepler in uno spazio ristretto, il numero di pianeti abitabili della Via Lattea sale fino a 15-30 miliardi. In proposito la rivista New Scientist ha realizzato una mappa interattiva che potete trovare qui.

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La vita sulla Terra finirà prima del previsto.

La Terra ha i giorni contati ma, per ora, rilassatevi, abbiamo ancora un po’ di tempo. Un team di astronomi inglesi ha pubblicato una ricerca che rivela che la “zona abitabile” attorno al Sole, l’intervallo di distanze dalla nostra stella entro le quali la temperatura di un pianeta è compatibile con l’acqua allo stato liquido, si sta spostando verso l’esterno alla velocità di un metro all’anno. Di questo passo, tra 1,75 miliardi di anni la Terra si troverà fuori dal limite interno della zona abitabile e sarà troppo calda. Per una certa fase sarà Marte a rendersi abitabile ma, per coloro che volessero togliersi ogni pensiero,

Ebbene sì, questo splendido pianeta ha i giorni contati.

Ebbene sì, questo splendido pianeta ha i giorni contati.

la situazione migliore è quella dei pianeti che orbitano nella fascia della vita di piccole stelle. Il candidato più interessante è il pianeta Gliese 581d che si stima abbia un tempo di vita abitabile superiore a 42 miliardi di anni. Direi che possiamo accontentarci. Per saperne di più: Earth’s days are numbered

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Prima prova della presenza di acqua in un esopianeta

Si chiama  GJ1214b e si trova a quaranta anni luce di distanza nella costellazione dell’Ofiuco. Si tratta di una super-Terra, con raggio 2,6 volte quello terrestre e massa 6,5 volte maggiore. Ma non facciamoci illusioni sulla possibilità di poterci andare in vacanza, perché GJ1214b è un pianeta oceanico, completamente ricoperto d’acqua e la sua temperatura media è superiore a 120°C. La novità consiste nel fatto che gli astronomi al lavoro col telescopio giapponese Subaru, con una difficile analisi spettroscopica, hanno ottenuto la prova diretta della presenza di acqua nell’atmosfera del pianeta.

Una rappresentazione artistica del pianeta oceanico e della sua stella. Crediti: NASA, ESA, and D. Aguilar (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics)

Una rappresentazione artistica del pianeta oceanico e della sua stella. Crediti: NASA, ESA, and D. Aguilar (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics)

La sua stella è una nana rossa, molto più fredda del Sole, ma il pianeta ha un raggio orbitale che è un centesimo di quello terrestre e percorre la sua orbita in soli 1,56 giorni. Per saperne di più:  Blue Light Observations Indicate Water-Rich Atmosphere of a Super-Earth

Ma soprattutto venite al Planetario, potrete assistere allo show “Infiniti mondi alieni” che vi introdurrà alle nuove scoperte sui pianeti extrasolari. 

Il pianeta di ferro

Se avete bisogno di ferro in quantità e in fretta, possiamo consigliarvi il pianeta ideale, dove non potrete perdere tempo. Se infatti vi addormentate per 8 ore, al risveglio scoprite che sono passati due anni, perché sul pianeta KOI 1.843.03 un anno dura solo 4 ore e 15 minuti. Avrete però il vantaggio di poter estrarre il ferro facilmente, perché sul pianeta molto probabilmente scorre a fiumi già fuso, considerata l’estrema vicinanza alla sua stella e la sua spaventosa tempertura. Dovrete solo guardarvi dal calore.

Il pianeta di ferro, in orbita stretta attorno alla sua stella. Crediti: di Cristina Sanchis Ojeda

Il pianeta di ferro, in orbita stretta attorno alla sua stella. Crediti: di Cristina Sanchis Ojeda

Denominato anche Kepler 78b, KOI 1.843.03 è stato scoperto dalla sonda Kepler ed è ancora allo studio per confermarlo al di là di ogni dubbio. È il pianeta col periodo di rotazione più breve conosciuto, orbita alla velocità di 250 km al secondo, contro i 30 km al secondo della Terra. Per saperne di più: The iron planet with a 4-hour year

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Il limite della nevi in un sistema planetario alieno

Le siete stati in montagna avrete osservato che, al di sopra di una certa altezza, questa è innevata e la linea di confine della neve è chiamata limite delle nevi o linea della neve. Allo stesso modo, considerando un generico sistema solare, spostandoci dalla stella verso l’esterno, la temperatura scende e, a una certa distanza che dipende dalla luminosità della stella, si trova la linea della neve oltre la quale l’acqua non può esistere allo stato liquido. Ebbene, la “linea delle nevi” è stata immortalata per la prima volta in un sistema planetario neonato, nel disco intorno alla stella simile al Sole TW Hydrae, consentendoci di avere nuove informazioni sulla formazione di pianeti e comete, sui fattori che decidono la loro composizione e sulla storia del Sistema Solare. I risultati sono stati pubblicati ieri sulla rivista Science Express.  Alcuni astronomi, utilizzando ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) hanno scattato la prima fotografia in assoluto del limite delle nevi in un sistema planetrio neonato. Oltre il limite della neve, procedendo verso l’esterno, la temperatura cala ancora e si congelano e diventano neve altre molecole, come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il monossido di carbonio (CO). Queste diverse “nevi” coprono i grani di polvere con un rivestimento appiccicoso che svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare i grani a superare la loro naturale tendenza a rompersi nelle collisioni: diventano così i mattoni fondamentali di pianeti e comete. La neve aumenta anche la quantità di materia solida disponibile e potrebbe velocizzare drasticamente il processo di formazione dei pianeti.

Rappresentazione artistica del limite della neve in TW Hydrae che mostra i grani di polvere ricoperti di ghiaccio d'acqua nella zona interna del disco (4,5-30 unità astronomiche, in blu) e di grani ricoperti di ghiaccio di monossido di carbonio nella zona esterna (>30 unità astronomiche, in verde). Il passaggio dal blu al verde segna il limite della neve di monossido di carbonio. La neve aiuta i grani di polvere ad aderire gli uni agli altri favorendo la formazione di pianeti e comete. Crediti: B. Saxton & A. Angelich/NRAO/AUI/NSF/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Rappresentazione artistica del limite della neve in TW Hydrae che mostra i grani di polvere ricoperti di ghiaccio d’acqua nella zona interna del disco (4,5-30 unità astronomiche, in blu) e di grani ricoperti di ghiaccio di monossido di carbonio nella zona esterna (>30 unità astronomiche, in verde). Il passaggio dal blu al verde segna il limite della neve di monossido di carbonio. La neve aiuta i grani di polvere ad aderire gli uni agli altri favorendo la formazione di pianeti e comete. Crediti: B. Saxton & A. Angelich/NRAO/AUI/NSF/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Ciascuno di questi limiti di neve – per acqua, anidride carbonica, metano e monossido di carbonio – potrebbe essere legato alla formazione di un particolare tipo di pianeta. Per esempio i pianeti rocciosi si formano all’interno del limite della neve d’acqua, più vicini alla stella, dove solo la polvere sopravvive. All’altro estremo si trovano i pianeti giganti, ghiacciati, che si formano al di là del limite della neve di monossido di carbonio.  Intorno a stelle simili al Sole, in un sistema planetario come il nostro, la linea della neve di acqua corrisponderebbe alla distanza tra le orbite di Marte e di Giove, mentre il limite della neve di monossido di carbonio corrisponderebbe all’orbita di Nettuno. Il limite della neve individuato da ALMA è il primo sguardo sulla linea della neve di monossido di carbonio intorno a TW Hydrae, una giovane stella a 175 anni luce dalla Terra. Gli astronomi pensano che questo sistema planetario nella sua infanzia condivida molte delle caratteristiche del Sistema Solare quando aveva solo pochi milioni di anni. Per saperne di più: Neve in un giovane sistema planetario

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Osservato per la prima volta il colore di un esopianeta

Il vero colore di un esopianeta è stato osservato per la prima volta dagli astronomi con l’Hubble Space Telecope. Il pianeta so chiama HD 189733b e si presenta con una colorazione blu profonda, quasi come la Terra vista dallo spazio. Ma le analogie finiscono qui, perché il pianeta orbita vicinissimo alla sua stella, la sua atmosfera ribolle a una temperatura di oltre 1000 gradi, i suoi venti superano i 7000 km orari e le sue piogge sono di silicati, sostanzialmente di vetro fuso.

L'esopianeta blu, con, sullo sfondo, il Sole, Sirio e Alfa Centauri. Crediti: NASA, ESA, M. Kornmesser

L’esopianeta blu, con, sullo sfondo, il Sole, Sirio e Alfa Centauri. Crediti: NASA, ESA, M. Kornmesser

Alla distanza di 63 anni luce, nella costellazione della Volpetta, vicino alla nota nebulosa planetaria M27, questo turbolento mondo alieno può essere studiato quando, nel suo moto, sta per scomparire dietro la stella madre. In tempi recenti è stato anche sede di violente emissioni ben documentate dalle osservazioni. Per saperne di più: Hubble spots azure blue planet

Ma sopratutto venite al Planetario, con lo show “Infiniti mondi alieni” potrete conoscere tutte le novità sui pianeti extrasolari di recente scoperta.

Tau Bootis, che capogiro magnetico !

La stella Tau Bootis si trova a 51 anni luce da noi, nella costella della costellazione del Bootes, che è alta nel cielo queste notti. Troppo lontana per essere visibile ad occhio nudo, malgrado sia poco più luminosa del Sole, Tau Bootis ha una curiosa peculiarità: inverte la sua polarità magnetica ad intervalli regolari di circa un anno, mentre il Sole impiega 11 anni. Pare che possa esserci un responsabile di tale anomalo comportamento magnetico. La stella infatti possiede un pianeta gigante gassoso caldo, che orbita con un periodo di soli 3,3 giorni terrestri, molto vicino dunque.

Una ricostruzione della stella Tau Bootis col sio pianeta. Crediti: David Aguilar, CfA

Una ricostruzione della stella Tau Bootis col sio pianeta. Crediti: David Aguilar, CfA

Anche la stella gira su sé stessa con un periodo di 3,3 giorni e questo significa che ci sia una relazione diretta, dovuta alle reciproche forze di marea, con la rotazione del pianeta. È dunque possibile che questo processo agisca su ciclo magnetico della stella accelerandolo. Per saperne di più: Star Tau Boo’s baffling magnetic flips

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Due pianeti che non dovevano esistere

Nell’ammasso stellare NGC 6811 gli astronomi hanno trovato due pianeti più piccoli di Nettuno orbitanti in una stella di tipo solare. Le stelle si formano in gruppi che in tempi rapidi, su scala astronomica s’intende, si disperdono. Così è andata per il nostro Sole, ma spesso gli ammassi stellari nativi sono molto grandi e restano tali per miliardi di anni. All’interno di questi ammassi lo spazio è attraversato da intensi venti stellari che disperdono la materia della formazione planetaria rendendoli luoghi non ideali per la formazione dei pianeti. Per questo è stata una sorpresa trovare questi due pianeti in una stella di NGC 6811. L’autore della pubblicazione, Soren Meibom di Harvard, ha dichiarato “abbiamo pensato che i pianeti non possano formarsi facilmente nell’ambiente difficile e stressante dei densi ammassi stellari, ma perché per lungo tempo non ne abbiamo trovato.”

Nell'ammasso NGC 6811 sono stati trovati due nuovi pianeti. Crediti: Michael Bachofner

Nell’ammasso NGC 6811 sono stati trovati due nuovi pianeti. Crediti: Michael Bachofner

I due pianeti sono stati trovati analizzando i dati della sonda Kepler e sono stati chiamati Kepler 66b e 67b. Costituiscono la prova che i pianeti possono formarsi anche in ambienti estremi ed ostili. Per saperne di più: First transiting planets in a star cluster discovered

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Scoperti tre pianeti abitabili in una stella vicina

In base a nuove osservazioni della stella Gliese 667C, gli astronomi dell’ESO hanno potuto stabilire che possiede almeno 6 pianeti, di cui ben tre nella zona abitabile. La stella Gliese 667C fa parte di un sistema  di tre stelle che si trova nella costellazione dello Scorpione, a soli 22 ani luce da noi, uno dei sistemi più vicini nei quali siano stati trovati dei pianeti. Alcuni dei pianeti erano già stati scoperti, ma le nuove osservazioni, combinate con le precedenti, hanno consentito di verificare che ben tre sono nella zona abitabile.

La disposizione dei 6 pianeti di Gliese667C. Crediti: ESO/M. Kornmesser

La disposizione dei 6 pianeti di Gliese667C. Crediti: ESO/M. Kornmesser

La stella ha poco più di un terzo della massa del Sole ed è la più piccola delle tre. La zona abitabile può contenere al massimo tre pianeti in un’orbita stabile, dunque Gliese 667 ha saturato la sua zona abitabile ed è il primo caso osservato. Per saperne di più: Tre pianeti nella zona abitabile di una stella vicina

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Fotografato un esopianeta da un team europeo dell’ESO

Un team di astronomi dell’ESO ha fotografato con il VLT (Very Large Telescope) un pianeta lontano in orbitante intorno ad una stella. Anche se ha una massa cinque volte superiore a quella di Giove, sarebbe il pianeta più leggero osservato direttamente al di fuori del nostro sistema solare. Sono, ad oggi, un migliaio i pianeti extrasolari scoperti per via indiretta,  mentre sono soltanto circa una dozzina quelli che sono stati fotografati direttamente.

L'esopianeta, blu in basso a sinistra. La stella è stata attenuata per consentire la ripresa del pianeta. Crediti: ESO/J. Rameau

L’esopianeta, blu in basso a sinistra. La stella è stata attenuata per consentire la ripresa del pianeta. Crediti: ESO/J. Rameau

La scoperta arriva nove anni dopo che al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO si ottenne la prima immagine di un esopianeta, orbitante intorno alla nana bruna 2M1207. Il nuovo pianeta, che è stato designato HD 95086 b,  orbita a una distanza di circa 56 volte quella dalla Terra al Sole, il doppio della distanza tra il Sole e Nettuno. La stella, molto giovane con circa 17 milioni di anni di età, è poco più massiccia del Sole ed è circondata da un disco di detriti. Queste proprietà hanno permesso agli astronomi di identificarla come un candidato ideale per ospitare giovani pianeti massicci. Il sistema si trova a circa 300 anni luce da noi. Per saperne di più:  L’esopianeta più leggero mai fotografato?

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo sui nuovi pianeti extrasolari