Una galassia molto feconda

Messier 82 è la galassia più vicina che sta subendo un rapido processo di formazione stellare, noto come starburst. Si trova a circa 12 milioni di anni luce di distanza nella costellazione dell’Orsa Maggiore ed è vista quasi di taglio, come si vede nella parte inferiore sinistra dell’immagine in basso, ripresa nel visibile dal telescopio spaziale Hubble.  L’inserto è una nuova immagine radio, realizzata con il Very Large Array, che rivela nuove informazioni sulla porzione centrale della galassia larga 5.200 anni luce.

La zona di intensa formazione stellare rivelata dalla ripresa del VLA. Crediti: Josh Marvil (NM Tech/NRAO), Bill Saxton (NRAO/AUI/NSF), NASA

La zona di intensa formazione stellare rivelata dalla ripresa del VLA. Crediti: Josh Marvil (NM Tech/NRAO), Bill Saxton (NRAO/AUI/NSF), NASA

L’emissione radio è prodotta da gas ionizzato e da elettroni ad alta velocità che interagiscono con il campo magnetico interstellare. I punti luminosi sono un mix di regioni di formazione stellare e resti di supernova, la zona è molto attiva ed è responsabile degli intensi venti stellari che caratterizzano in modo evidente la galassia condizionandone l’aspetto. Per saperne di più: Starbursting in the galaxy M82.

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Primo spettacolare risultato di SRT: conferma la scoperta di una Magnetar

Il Sardinia Radio Telescope ottiene il suo primo spettacolare risultato nella caccia alle pulsar.  si tratta della magnetar PSR J1745-2900, scoperta inizialmente dal satellite Swift, ma necessitante di una conferma. Le magnetar sono una sottoclasse di stelle di neutroni con campo magnetico 100 volte superiore a quello tipico di questi oggetti. Si trova nella direzione della radiosorgente Sagittario A, il buco nero centrale della Via Lattea attorno al quale molto probabilmente orbita. “Si è trattato” – spiega Nichi D’Amico, Direttore del progetto SRT – “di un formidabile gioco di squadra fra chi si è offerto di andare a fare le osservazioni all’alba, in una situazione logistica ancora non perfettamente adeguata, e fra chi ha avuto la pazienza di effettuare alcune operazioni di filtraggio sui dati, necessarie per mettere in evidenza senza alcun dubbio il segnale che stavamo cercando.”

Il Sardinia Radio Telescope, con un paraboloide del diametro di 64 metri. Foto di G.N.Cabizza.

Il Sardinia Radio Telescope, con un paraboloide del diametro di 64 metri. Foto di G.N.Cabizza.

Nei giorni scorsi la pulsar era stata seguita da altri due radiotelescopi (Parkes e Gree Bank) ma il segnale non appariva sufficientemente pulito. Le osservazioni del Sardina Radio Telescope invece mostrano un segnale molto netto e con un ottimo rapporto segnale/rumore. Il risultato è importante perché l’SRT è ancora i fase di test e non pienamente operativo, ma lo strumento dimostra bene tutte le sue potenzialità. Per saperne di più: Battesimo con magnetar per SRT

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