Acqua nell’esopianeta HAT-P11 b.

Nell’atmosfera del pianeta extasolare HAT-P-11b è stata accerta la presenza di acqua. Si tratta di un pianeta poco più grande di Nettuno, orbitante attorno ad una stellina più piccola del Sole, situata nella costellazione del Cigno a 120 anni luce da noi. «HAT-P-11b è un pianeta di dimensione e massa poco più grandi di quelle di Nettuno – commenta Isabella Pagano, ricercatrice dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Catania ed esperta di pianeti extra sistema solare – che orbita a distanza ravvicinata attorno a una stella più fredda del Sole. Un anno su HAT-P-11b dura poco meno di 5 dei nostri giorni.  É la prima volta che si riesce a misurare la presenza di vapor d’acqua nell’atmosfera di un pianeta di questa taglia. Questo è stato possibile grazie ai dati raccolti da ben tre satelliti: Hubble, Spitzer e Kepler.

L'esopianeta HAT-P-11b mentre transita davanti alla sua stella. Crediti: NASA/JPL-Caltech

L’esopianeta HAT-P-11b mentre transita davanti alla sua stella. Crediti: NASA/JPL-Caltech

In particolare, l’uso dei dati ad altissima precisione fotometrica di Kepler, combinati ai dati infrarossi di Spitzer, ha permesso di escludere che la banda del vapor d’acqua osservata con Hubble fosse generata dalle macchie, simili alle macchie solari, che sono presenti sulla superficie  della stella. Senza questo riscontro, l’attribuzione del vapor d’acqua alla atmosfera del pianeta sarebbe rimasta molto dubbia». Per saperne di più: Uno spettro di vapore

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da cielo profondo.

 

Quante braccia ha la Via Lattea?

Si potrebbe dire che alla Via Lattea non cascano le braccia. Se infatti nel 2008 la Nostra galassia aveva perso due dei suoi previsti bracci a spirale, oggi la ha riacquistati. Sin dal 1950 le osservazioni radiotelescopiche avevano prodotto evidenze di quattro bracci a spirale. Ma le osservazioni del 2008, fatte dallo Spitzer Space Telescope della NASA, avevano ridotto il numero di braccia a due.

La distribuzione osservata delle stelle massicce nella Via Lattea. Crediti: Robert Hurt - THE SPITZER SCIENCE CENTER

La distribuzione osservata delle stelle massicce nella Via Lattea. Crediti: Robert Hurt – THE SPITZER SCIENCE CENTER

Oggi una nuova indagine approfondita, basata sulle stelle di grande massa la cui culla natale è costituita dalle zone più attive dei bracci a spirale, ha portato a concludere che il numero di braccia della Via Lattea è quattro. Per saperne di più: The Milky Way’s Missing Arms

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

Un piccolo buco nero più luminoso del previsto

Un buco nero di massa stellare emette più radiazione x del previsto. Quale sarà la ragione? Si chiama ULX-1 e si trova nella galassia M101, a 21 milioni di anni luce da noi nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Ha una massa stimata di 20-30 masse solari e, rubando continuamente materia ad una stella compagna vicina, comprime questa materia nel suo disco di accrescimento riscaldandola fino alla emissione di raggi x. Il problema è che ULX-1 emette troppa radiazione, peraltro con caratteristiche simili alle emissioni da parte di buchi neri di massa molto maggiore.

Il buco nero ULX-1 è ubicato in un braccio della galassia M101. L'immagine è il risultato delle riprese di ben quattro differenti telescopi. CreditiChandra X-ray Observatory, Spitzer Satellite, Hubble Space Telescope, and GALEX Satellite.

Il buco nero ULX-1 è ubicato in un braccio della galassia M101. L’immagine è il risultato delle riprese di ben quattro differenti telescopi. CreditiChandra X-ray Observatory, Spitzer Satellite, Hubble Space Telescope, and GALEX Satellite.

Gli astronomi sono al lavoro per decifrare questo puzzle che appare cruciale per comprendere l’evoluzione dei buchi neri. Per saperne di più: Downsized black hole is much brighter than it should be

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sui buchi neri.

Tre stelle zombies per la notte di Halloween.

Tre zombies cosmici per la notte di Halloween sono stati fotografati dal telescopio orbitante Spitzer, della NASA. Si tratta di tre stelle morenti che hanno generato altrettante nebulose planetarie.  La prima da sinistra è la “Nebulosa cranio esposto” si trova a 5000 anni luce da noi nella costellazione della Vela. La sua stella centrale morente sta rapidamente perdendo massa.  La seconda, nota come “Nebulosa fantasma di Giove” si trova nella costellazione dell’Hydra, a 1400 anni luce di distanza. La sua stella centrale, in una lunga agonia, ha avuto ripetuti sussulti, generando la sequenza di gusci concentrici.  La terza, nota come nebulosa Little Dumbell, si trova a 2500 anni luce dalla Terra nella costellazione di Perseo.

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese  dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

Fantasmi di stelle morenti in questo trio di immagini riprese dallo Spitzer Space Telescope della NASA. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA

I forti venti prodotti dagli eventi cataclismici della morte della stella centrale hanno plasmato il gas e la polvere espulsi che osserviamo nella intricata nebulosa planetaria. Per saperne di più: A ghostly trio from Spitzer Space Telescope

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Neonata ma gigantesca

Lo strumento ALMA, nel deserto di Atacama, in Cile, ha fotografato una stella nascente, nascosta ancora dentro una nube oscura la cui parte centrale ha una massa superiore a 500 volte il Sole, la maggiore mai osservata nella Via Lattea. Si ritiene che il processo porterà alla nascita di una stella di massa fino a 100 volte quella solare. Le stelle si formano all’interno di nubi fredde e oscure, secondo un processo non ancora del tutto chiaro. L’oggetto si chiama SDC335.579-0.292, si trova nella costellazione meridionale della Norma (la squadra del falegname) a circa 11.000 anni luce da noi. La stella centrale continua a divorare materia accrescendo la sua massa, “le notevoli osservazioni di ALMA ci hanno permesso di guardare per la prima volta in profondità quello che stava accadendo all’interno della nube. Volevamo vedere come le stelle-mostro si formano e crescono, e in questo abbiamo raggiunto il nostro scopo! Una delle sorgenti che abbiamo trovato è un vero gigante – il nucleo protostellare più grande mai individuato nella Via Lattea” ha detto Nicolas Peretto, l’astronomo francese che guida il team di ricerca.

La stella gigante in formazione, in un'immagine composta delle riprese di ALMA e di Spitzer. Crediti:  ALMA (ESO/NRAJ/NRAO)/NASA/Spitzer/JPL-Caltech/GLIMPSE

La stella gigante in formazione, in un’immagine composta delle riprese di ALMA e di Spitzer. Crediti: ALMA (ESO/NRAJ/NRAO)/NASA/Spitzer/JPL-Caltech/GLIMPSE

Il team  già sospettava che la regione fosse una buona candidata una formazione stellare massiccia, non ci si aspettava di trovare una stella in embrione così grande all’interno, poiché soltanto una su diecimila stelle della Via Lattea raggiunge una massa tanto alta.  Per saperne di più: Un gigantesco embrione di stella scoperto dall’ecografia di ALMA

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Nuova e più accurata misura della velocità di espansione dell’Universo

Il team di scienziati che lavorano allo Spitzer Space Telescope, il telescopio orbitante della NASA che opera nell’infrarosso, ha annunciato la misura più accurata mai fatta della Costante di Hubble, che esprime il tasso di espansione dell’Universo. La costante prende il nome dall’astronomo Edwin P. Hubble, che ha stupito il mondo nel 1920 annunciando il fatto che l’Universo non era statico, ma animato da un moto di espansione: le galassie si allontanavano l’una dall’altra con velocità crescente con la distanza. Esattamente come i frammenti di una esplosione che si sarebbe verificata  13.7 miliardi di anni fa. Si comprende dunque perché una misura accurata della costante di Hubble sia tanto importante per comprendere l’età e le dimensioni dell’universo. La nuova misura migliora di un fattore 3  la precisione e fissa il valore  della costante in 74,3 ± 2,1 chilometri al secondo per megaparsec.  Un megaparsec corrisponde alla distanza di circa 3 milioni di anni luce. L’errore è inferiore al 3%, un grande progresso per le misure cosmologiche. La determinazione accurata del tasso di espansione è fondamentale per comprendere l’età e le dimensioni dell’universo.

Il telescopio Spitzer, operando nell’infrarosso, può vedere attraverso la polvere cosmica con grande vantaggio anche nella ricerca delle stelle variabili Cefeidi, che sono le pietre miliari per la misura delle distanze cosmiche. Fu una donna, Henrietta Leavitt, che nel 1908 scoprì la relazione tra il periodo di variazione di luminosità e la luminosità assoluta delle variabili Cefeidi. Il concetto è il seguente: se conoscete la luminosità di una candela ad una distanza stabilita, un metro per esempio, misurandone la luminosità ad una distanza sconosciuta potete determinarla, perché è ben nota la legge con cui la luminosità diminuisce con la distanza. Le stelle variabili cefeidi sono dunque delle “candele standard” e possiamo misurarne la distanza, qualunque sia purchè siano osservabili.

La relazione tra il periodo e la luminosità delle stelle variabili Cefeidi osservate da Spitzer. Credit: NASA/JPL-Caltech/Carnegie

Il grafico mostra le misure del telescopio orbitante Spitzer: ha osservato 10 cefeidi nella nostra galassia, la Via Lattea, e 80 in una galassia vicina, la  Grande Nube di Magellano. Senza il disturbo della polvere cosmica il team di ricerca è stato in grado di ottenere misure più precise della luminosità apparente delle stelle, e quindi le loro distanze. Questi dati hanno aperto la strada per completare il lavoro con la nuova determinazione della costante di Hubble.

Per saperne di più: NASA’s Infrared Observatory Measures Expansion of Universe

Ma soprattutto  venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità nel campo della cosmologia.