La più lontana lente gravitazionale

È stata osservata la più lontana lente gravitazionale. La sua luce ha viaggiato 9,5 miliardi di anni prima di raggiungere il Telescopio Spaziale Hubble che la ha fotografata. L’effetto lente gravitazionale, prodotto dalla massa di una grande galassia, ha ingrandito la luce di un ammasso compatto, ancora più lontano, di stelle giovani e molto attive, si stima non più vecchie di qualche decina di milioni di anni (il Sole ha la veneranda età di oltre 4,5 miliardi di anni).

L’immagine dell’effetto lente gravitazionale ripreso dal telescopio Hubble. Credit: NASA/ESA/A. van der Wel

L’immagine dell’effetto lente gravitazionale ripreso dal telescopio Hubble. Credit: NASA/ESA/A. van der Wel

La scoperta, che aiuta a stimare la massa delle galassie lontane, pone però un interrogativo: per produrre l’effetto lente con un ammasso tanto compatto, i due oggetti devono essere perfettamente allineati (in questo caso l’allineamento è più accurato di un millimetro su 20 km) lungo la linea di vista e, poiché si tratta del secondo caso che si osserva, o si è stati particolarmente fortunati o l’Universo lontano nello spazio e nel tempo pullula di giovani ammassi di stelle. Per saperne di più: Most distant gravitational lens helps weigh galaxies

 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dallo spazio profondo.

Osservato per la prima volta il colore di un esopianeta

Il vero colore di un esopianeta è stato osservato per la prima volta dagli astronomi con l’Hubble Space Telecope. Il pianeta so chiama HD 189733b e si presenta con una colorazione blu profonda, quasi come la Terra vista dallo spazio. Ma le analogie finiscono qui, perché il pianeta orbita vicinissimo alla sua stella, la sua atmosfera ribolle a una temperatura di oltre 1000 gradi, i suoi venti superano i 7000 km orari e le sue piogge sono di silicati, sostanzialmente di vetro fuso.

L'esopianeta blu, con, sullo sfondo, il Sole, Sirio e Alfa Centauri. Crediti: NASA, ESA, M. Kornmesser

L’esopianeta blu, con, sullo sfondo, il Sole, Sirio e Alfa Centauri. Crediti: NASA, ESA, M. Kornmesser

Alla distanza di 63 anni luce, nella costellazione della Volpetta, vicino alla nota nebulosa planetaria M27, questo turbolento mondo alieno può essere studiato quando, nel suo moto, sta per scomparire dietro la stella madre. In tempi recenti è stato anche sede di violente emissioni ben documentate dalle osservazioni. Per saperne di più: Hubble spots azure blue planet

Ma sopratutto venite al Planetario, con lo show “Infiniti mondi alieni” potrete conoscere tutte le novità sui pianeti extrasolari di recente scoperta.

Potenti getti emessi dal buco nero della galassia 4C 29.30

Si chiama 4C 29.30 ed è una lontana galassia che si trova a 850 milioni di anni luce da noi nella direzione del Cancro. L’immagine ottica non mostra alcunché di particolare, ma combinata con l’immagine ripresa ai raggi X dal satellite Chandra della NASA e con l’immagine radio ottenuta dal Very Large Array del NSF, si vede quanto di drammatico sta accadendo nel cuore della galassia. Un gigantesco buco nero nel suo centro sta generando due potenti getti di particelle che vengono scagliate a velocità di milioni di km all’ora. Grazie alla combinazione di raggi X (blu), ottici (oro), e dati radio (rosa), gli astronomi possono ottenere un quadro completo di ciò che sta accadendo. I raggi X rivelano il gas surriscaldato vorticoso attorno al buco nero, alcuni dei quali potrebbero essere consumato da esso. L’emissione radio proviene dai due getti di particelle, e le estremità dei getti mostrano grandi aree di emissione radio al di fuori della galassia.

La galassia 4C 29.30 ripresa nel visibile dal Telescopio Spaziale Hubble della NASA

La galassia 4C 29.30 ripresa nel visibile dal Telescopio Spaziale Hubble della NASA

L'immagine composita con le riprese ai raggi X di Chandra e i getti radio (in rosa)

L’immagine composita con le riprese ai raggi X di Chandra e i getti radio (in rosa)

Il buco nero al centro della 4C 29.30 è  circa 100 milioni di volte più massiccio del nostro Sole.  I dati a raggi X mostrano un aspetto diverso di questa galassia, tracciando il percorso del gas caldo. L’intensa emissione X nel centro dell’immagine dimostra che il gas attorno al buco nero ha una temperatura di milioni di gradi. Una parte di questo materiale può essere consumato dal buco nero, mentre un’altra parte forma un vortice attorno al campo magnetico e viene sparato via dai suoi poli innescando il getto radio. I punti luminosi nei raggi X e radio in prossimità delle estremità dei getti, sono causati da elettroni estremamente energetici che seguono traiettorie curve attorno alle linee del campo magnetico. Essi mostrano dove il getto generato dal buco nero investe la materia della galassia.  Per saperne di più: 4C+29.30: Black Hole Powered Jets Plow Into Galaxy

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo

Una galassia da primato nella formazione di nuove stelle

Quale sarà il mistero della straordinaria fertilità di questa galassia, che è incredibilmente efficiente nel generare nuove stelle ?  È stata scoperta col concorso di diversi osservatori, il WISE e l’Hubble Space Telescope della NASA, e l’IRAM francese e manifesta un processo di formazione stellare al più alto tasso possibile, la fase di evoluzione più estrema ed efficiente mai osservata.  Si chiama SDSSJ1506 +54 e si trova a ben sei miliardi di anni luce da noi.  Sembra che l’area più attiva di questa galassia sia limitata alla zona circostante il nucleo. Quando le stelle si formano nelle parti più dense delle grandi nubi di gas, una volta che sono attive emettono un forte vento solare che spazza via il gas circostante. Questo pone un limite alla densità delle nuove stelle e all’efficienza del processo di formazione che, nel caso di cui parliamo, è prossima al 100%.

Il campo stellare dove si trova la galassia e, nell’inserto, l’immagine della stessa ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA/JPL-Caltech/STScI/IRAM; Hubble Space Telescope

Il campo stellare dove si trova la galassia e, nell’inserto, l’immagine della stessa ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA/JPL-Caltech/STScI/IRAM; Hubble Space Telescope

I diversi strumenti utilizzati in questa scoperta hanno consentito di misurare sia il tasso di formazione stellare, sia la quantità di gas complessiva ottenendo così una misura dell’efficienza del processo di formazione. Si ritiene che questa fase della evoluzione della galassia derivi dalla collisione di due galassie e che in poche decine di milioni di anni, un batter d’occhio rispetto ai tempi astronomici, il gas disponibile si esaurirà e SDSSJ1506 +54  evolverà in una enorme galassia ellittica . Per saperne di più: Galaxy Goes Green in Burning Stellar Fuel

Ma sopratutto venite la Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità da cielo profondo.

Carambola tra asteroidi

Sembra una cometa, ma non lo è. Allora cos’è ? Si tratta delle conseguenze dell’urto tra due asteroidi, un evento piuttosto raro ma non impossibile. L’immagine è stata ripresa dal telescopio Spaziale Hubble e mostra delle strie di polvere e detriti che originano dal nucleo dell’oggetto. Il vento solare prodotto dalla nostra stella soffia via questo particolato generando  la coda analoga a quella di una cometa. L’urto tra i due asteroidi è avvenuto alle velocità relative tipiche  di questi oggetti, oltre 5 km al secondo, ben più del proiettile del più potente fucile.

L'immagine  dell'oggetto P/2010 A2 , ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

L’immagine dell’oggetto P/2010 A2 , ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA, and D. Jewitt (UCLA)

Il nucleo dell’oggetto, chiamato P/2010 A2, è stimato del diametro di 460 metri e, quando la fotografia è stata fatta, si trovava a 300 milioni di km dal Sole (140 milioni di km dalla Terra). Il fatto che si tratti di un asteroide e non di una cometa è dimostrato dalle analisi spettroscopiche della luce emessa che ha rivelato l’assenza dei gas tipici delle comete. Per saperne di più: NASA’s Hubble Captures First Images of Aftermath of Possible Asteroid Collision

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

 

Gli occhi terribili di uno space invader ripresi da telescopio Hubble

L’enorme massa dell’ammasso di galassie Abell 68, sommata a quella della materia oscura invisibile, ha prodotto un nuovo effetto lente gravitazionale generando immagini multiple,  ingrandite e distorte di ulteriori galassie molto più lontane. Abel 68 si trova alla ragguardevole distanza di due miliardi di anni luce e consente di osservare galassie lontanissime grazie a questo effetto conseguente alla Relatività Generale di Einstein. Il tutto accade come se Abel 68 fosse il titanico obiettivo di un telescopio cosmico di cui Hubble è l’oculare.  Anche se le immagini così generate di queste galassie lontane sono in genere fortemente deformate, questo processo, chiamato appunto lente gravitazionale, è uno strumento estremamente prezioso in cosmologia, il ramo dell’astronomia che si occupa delle origini e l’evoluzione dell’Universo.

L'immagine dello space invader prodotta dalla lente gravitazionale. Crediti: NASA & ESA. Acknowledgement: N. Rose

L’immagine dello space invader prodotta dalla lente gravitazionale. Crediti: NASA & ESA. Acknowledgement: N. Rose

In questo caso le immagini distorte di galassie distanti sono un esempio particolarmente fine di questo fenomeno. Al centro dell’immagine vi sono un gran numero di galassie “stirate” , allungate in strie quasi rette di luce. Curiosamente, appena sopra e accanto ad una luminosa galassia ellittica in alto a sinistra dell’immagine, si osserva  una galassia a spirale la cui apparente forma è stata sdoppiata specularmente e trasformata nell’immagine di un alieno dalle classiche forme del vecchio videogioco Invaders! Una seconda, immagine meno distorta della galassia stessa appare a sinistra della galassia ellittica. Per saperne di più: Gravitational telescope creates space invader mirage

Ma sopratutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

Spettacolari lampi stroboscopici da una giovane stella

Il telescopio spaziale Hubble (NASA/ESA) ha prodotto un filmato time-lapse di una protostella misteriosa che lampeggia. Ogni 25,34 giorni, l’oggetto, designato LRLL 54361, scatena un’esplosione di luce che si propaga attraverso la polvere e il gas circostante. Questa è solo la terza volta questo fenomeno è stato osservato, ed è il faro più potente osservato fino ad oggi. È anche associato ad un’eco luce (la luce che giunge direttamente all’osservatore arriva prima della stessa luce che, emessa in una direzione diversa, viene riflessa da una nube di materia interstellare per poi giungere all’osservatore, esattamente come l’eco del suono).

L'oggetto, localizzato nella foto del telescopio Spitzer e il modello esplicativo. Crediti:NASA, ESA, J. Muzerolle (STScI), E. Furlan (NOAO, Caltech), and R. Hurt (Caltec).

L’oggetto, localizzato nella foto del telescopio Spitzer e il modello esplicativo. Crediti:NASA, ESA, J. Muzerolle (STScI), E. Furlan (NOAO, Caltech), and R. Hurt (Caltec).

La causa dei fuochi d’artificio osservati nel video del telescopio Hubble è nascosta dietro un denso inviluppo di polvere. Ma gli astronomi ritengono che l’effetto stroboscopico sia dovuto all’interazione tra due stelle neonate orbitanti strettamente una intorno all’altra. Queste due stelle attraggono la materia circostante che, cadendo sull’una o sull’altra emettono il lampo di radiazione osservato.  Lo spettacolare moto della luce verso l’esterno è dovuto al fenomeno dell’eco di luce, che arriva tanto più in ritardo quanto più lontana è la materia che la riflette.  Potete osservare il filmato qui. Per saperne di più: Hubble captures strobe flashes from a young star.

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità dal cielo profondo.

 

Il segreto per mantenersi giovani ? Lo svelano le stelle

“Alcune persone sono in gran forma a 90 anni, mentre altri sembrano già decrepiti prima di compierne 50. Sappiamo che l’invecchiamento dipende solo in parte dall’età effettiva – e potrebbe avere molto a che fare con lo stile di vita. Un nuovo studio, che usa sia il telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio di La Silla dell’ESO che il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA, svela che questo è vero anche per un ammasso stellare.”

Così esordisce la news dell’ESO (European Southern Observatory) di questa mattina. Ed ecco cosa hanno scoperto all’ESO osservando le stelle degli ammassi globulari. Questi oggetti sono concentrazioni di stelle disposte con una geometria sferica. Sono vecchissimi, relitti delle galassie primordiali che, fondendosi l’un l’altra, hanno dato vita alla Via Lattea. L’età tipica di queste stelle è di 12-13 miliardi di anni (Il Big Bang data invece circa 13,7 anni fa), dunque sono tra le stelle più vecchie della nostra Galassia.

L’ammasso globulare NGC 6388, ringiovanito dalle “vagabonde blu”.  Crediti:
ESO, F. Ferraro (University of Bologna)

Ma gli astronomi hanno scoperto, lavorando con il telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO e con il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA, che alcuni di questi ammassi sono ancora “giovani dentro”. La scoperta è stata presentata nel numero del 20 dicembre 2012 della rivista Nature. Lo studio si proponeva di studiare eventuali differenze nell’invecchiamento degli ammassi globulari e, osservando la distribuzione di un certo tipo di stelle blu, ci si è resi conto che c’erano differenze nella velocità di evoluzione degli ammassi.  Poiché le stelle negli ammassi si formano contemporaneamente, dovrebbero avere segni di età simili. Invece accade che alcune stelle ricevano nuovo impulso vitale. La causa può soltanto essere che queste stelle possano aver strappato materia ad altre stelle vicine, ingrossandosi e divenendo più calde e brillanti. Queste stelle sono chiamate “vagabonde blu”, e il loro numero e la distribuzione negli ammassi rende conto delle differenze di invecchiamento tra gli ammassi. Insomma, una alimentazione appropriata e misurata aiuta mantenersi giovani. Per saperne di più: Le stelle svelano il segreto di come mantenersi giovani. 

Ma soprattutto venite al Planetario, vi aggiorneremo su tutte le novità sull’Universo.